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Una corona di alpeggi tra Lillianes e Fontainemore

Mappa dell’itinerario

Statistiche dell’itinerario

Lunghezza10km
Dislivello700m D+
Durata5h
Stagioniautunno, estate
Mezzoa piedi, bici
Difficoltàmedio
Scarica Itinerario GPX

Panoramica dell’itinerario

Questo itinerario, che può occupare una giornata intera, è generalmente percorribile da giugno a ottobre, in assenza di neve: l’eventuale copertura nevosa richiederebbe infatti l’utilizzo di attrezzatura specifica, e una particolare attenzione nel tratto di Fontainemore, poiché si attraversa un versante esposto al pericolo di valanghe. Il percorso si snoda attraverso una serie di alpeggi tuttora sfruttati per il pascolo estivo: partendo da Lillianes, attraversa quasi in piano sotto le pendici del Mont Portola, quindi oltrepassa il vallone di Bouro e si porta nel territorio di Fontainemore, dove si sale concatenando altri alpeggi fino alla selvaggia conca di Carisey. Di qui, con un’ultima breve salita, si raggiunge il Col Portola, che permette di scendere sul Plan Sorcières e di chiudere l’anello visitando altri alpeggi di Lillianes. 

Per raggiungere Lillianes

I comuni di Lillianes e di Fontainemore sorgono lungo la valle del Lys, che confluisce nella Dora all’altezza di Pont-Saint-Martin. La valle è servita dagli autobus della ditta V.I.T.A, ma la località di partenza per questo itinerario si trova quasi mille metri di dislivello più in alto della fermata più vicina: è dunque consigliabile avvicinarsi in automobile, chiedendo un passaggio o prenotando un taxi.

In auto Lillianes si raggiunge facilmente, uscendo dall’autostrada a Pont-Saint-Martin e seguendo le indicazioni per Gressoney. Poco prima di entrare nel centro del paese di Lillianes si svolta a destra, in direzione delle borgate alte della Val Giassit, seguendo le indicazioni per Santa Margherita / Rifugio Coda / l’Etoile du Berger. Si segue dunque la lunga e ripida strada, che con molti tornanti si inerpica lungo il versante fino a raggiungere la zona dei pascoli estivi (a circa 1400 m): ignorando una serie di rami secondari della strada, si prosegue fino in corrispondenza dell’agriturismo l’Etoile du Berger, dove è possibile trovare parcheggio lungo la strada.

Descrizione del percorso

Dal parcheggio nei pressi dell’Etoile du Berger (1) si prosegue per un centinaio di metri lungo la strada asfaltata; quindi, si imbocca il sentiero che vi si distacca sulla sinistra (segnavia n. 1, direzione Rifugio Coda / Col Portola). Dopo una brevissima salita si raggiunge la località di La Sassaz-Dessous (2), dove il sentiero si biforca: lasciate a destra le indicazioni per il Col Portola (dal quale rientreremo) si prende invece il sentiero che attraversa a sinistra (segnavia n. 3, direzione Fontainemore).

Si segue così la bella mulattiera che, passando sotto una vecchia teleferica, attraversa gli alpeggi di Crétaz, Les Bioley (i Bioulé̱), e Le Labourney (ou Labourné̱) (3).

L’alpeggio di Le Labourney è servito da una strada carrozzabile sterrata (aperta nel 1985), che salendo da Lillianes prosegue poi in direzione Fontainemore – Coumarial; d’inverno, il tracciato può essere battuto per il fondo-escursionismo. Si imbocca dunque questa strada in direzione di Fontainemore (4), dapprima quasi in piano poi in leggera discesa, fino a raggiungere il ponte sul torrente Bouro (ou Ria̱l dou Bo̱u̱ro). 

Poco oltre il ponte (detto ou Pounn di Ramé̱re a Lillianes e ou Poun di Ramo̱ire a Fontainemore), sempre seguendo il segnavia numero 3, si lasciano a sinistra due deviazioni per gli alpeggi di Court du Ry (Courdori̱) e Lasabié (Lezabie̱), salendo lungo la strada sterrata principale fino a incontrare, sulla sinistra, il sentiero 3a, che permette di raggiungere più direttamente l’alpe di Vercosa, passando nei pressi della località Chicail, dove è possibile sbirciare all’interno di una vecchia stalla. Il sentiero, fiancheggiato da un muretto a secco e trapunto di mirtilli, porta quindi a ricongiungersi con la strada principale per l’alpeggio di Vercosa (5).

In corrispondenza degli edifici dell’alpeggio, conviene riportarsi tra le case, in modo da non perdere la traccia del sentiero (non evidentissima con l’erba alta) che attraversa i pascoli quasi in piano fino a raggiungere il vallone di Gouilla̱s (percorso da ou Vallo̱i dou Gouilla̱s). Qui il sentiero prende a salire in modo più marcato, sino a raggiungere la passerella che permette di attraversare il torrente di Serrafredda (ou Vallo̱i de Serrafre̱dda) (6).

Dal Vallone di Serrafredda, il percorso sale ancora sino a raggiungere una dorsale, quindi attraversa dolcemente il versante fino a raggiungere la conca di Carisey, con i suoi due alpeggi e l’omonimo lago (7).

Dall’alpeggio di Carisey Dessus si attraversa a destra, salendo l’ultimo centinaio di metri di dislivello, in direzione del Col Portola (ou Col de Po̱rtoua): la traccia che collega l’alpeggio con il sentiero n. 1 non è particolarmente evidente, ma il terreno non è mai troppo difficile. Dal colle (1966 m) è possibile salire sul vicino Mont Portola (1985 m), dal quale si può osservare buona parte dell’itinerario percorso. Si scende dunque in direzione di Lillianes, e in breve si raggiunge il Plan-des-Sorcières (ou Pia̱n di Soursié̱re) (8).

Dal Plan-des-Sorcières si scende seguendo il sentiero indicato dal segnavia n. 1, che collega i bellissimi alpeggi di La Vallessaz (a Valle̱ssa), Le Praz-de-Bosc (9) (ou Pra de Bosc), La Gombaz, Vignon, Thieva (a Quié̱va), per poi chiudere l’anello in località Sassaz, dalla quale, in breve, si è di ritorno al parcheggio. 

Punti di interesse & Approfondimenti

1: Lillianes (In-a̠e) 

📍 Località: Lillianes
🏘️ Caratteristica principale: Borgo di fondovalle, punto di partenza e arrivo per escursioni tra alpeggi, valloni e colli alpini

I territori che oggi conosciamo come i comuni di Lillianes e Fontainemore, in epoca medievale facevano parte del mandamento di Vallaise (il nome della famiglia richiama la valle del Lys), esteso dal Gouffre de Guillemore (oggi Issime) alla Carrière du Magnin (oggi Pont-Saint-Martin), tra i cui centri principali rientrava anche Perloz, sede dei Signori feudali (Zanolli 1985).

Il comune di Lillianes verrà separato da quello di Perloz solo nel 1744 – e per trovare un accordo sui confini saranno necessari altri secoli; il nuovo comune comprende territori sui due lati del Lys, più ripidi e aridi a destra (endroit, esposti a sud-est), più dolci e verdeggianti a sinistra (envers, esposti a nord-ovest). Se all’indomani dell’Unità d’Italia il comune contava circa 1.100 abitanti, attualmente i residenti sono poco più di 400: come per il vicino comune di Fontainemore, l’emigrazione definitiva nel corso del Novecento ha contribuito in modo sostanziale allo spopolamento (Bertoni 2017); la mobilità stagionale era al contrario funzionale all’economia del territorio: alcune maestranze specializzate, soprattutto di muratori, rientravano a Lillianes per la stagione agricola, mentre durante l’inverno si spostavano a lavorare all’esterno, integrando i magri guadagni, e permettendo un risparmio delle risorse locali nei mesi più difficili (Zanolli 1986). L’economia di Lillianes si è infatti storicamente basata su un’agricoltura di sussistenza, nella quale aveva un ruolo centrale la castanicoltura (cfr. § X), cui solo a partire dal XVIII secolo si è integrata la siderurgia (con la costruzione di un altoforno, che ha portato alla produzione di grandi quantità di carbone) e con una piccola attività mineraria a Revers, dove si è sfruttata, senza rese significative, una miniera d’oro. 

2: Sassaz

📍 Località: Lillianes
🧭 Caratteristica principale: Nodo escursionistico dove si biforcano i sentieri per Col Portola e Fontainemore

La strada lungo la quale si è parcheggiato divide idealmente l’area di Sa̠ssa in Sa̠ssa Dœzu̠t (“di sotto”, dove sorge l’agriturismo) e in Sa̠ssa Dœzo̱r (“di sopra”, il primo villaggio che si raggiunge seguendo il sentiero). L’area, dove un tempo c’erano anche alcuni campi di patate, è oggi sfruttata soprattutto per il pascolo sebbene, sottolinea l’Enquête Toponymique

(Cunéaz 2008: 61), «on peut y remarquer une pénurie d’eau». La costruzione della strada per Santa Margherita e poi per i mayens del cantone di Colliour è piuttosto recente, ed è legata all’installazione, nel secondo dopoguerra, di una rete di teleferiche (visibili ancora oggi) per facilitare i trasporti dal fondovalle agli alpeggi (Zanolli 1986). 

I primi segni dello sfruttamento per il pascolo dei territori alpini al di sopra dei 2000 mslm risalgono al Neolitico (nelle Alpi soprattutto fra il 4000 e il 2000 a.C.), con l’adozione sistematica di pratiche agricole e di allevamento. Gli archeologi ricostruiscono già per l’età del ferro l’esistenza di insediamenti stabili a carattere agricolo nella fascia fra gli 800 e i 2000 mslm, in diretta relazione da un lato con quelli posti sul fondo valle, dall’altro con le pratiche di mantenimento dei terreni in altura (sopra i 2000 m), per l’agricoltura e soprattutto per il pascolo del bestiame (Curdy 2007 e Curdy et alii 1999). 

Ancora oggi l’alpicoltura valdostana si caratterizza per la presenza di diverse stazioni d’alpeggio (i tramuti, o mayens in alta Valle) che vengono sfruttate progressivamente nel corso della stagione: se nel pieno dell’estate gli armenti pascolano alla testata delle valli, in primavera e in autunno mandrie e greggi si nutrono a quote inferiori, in modo da coprire l’intero territorio che si estende tra i villaggi di insediamento invernale e gli alpeggi in quota. 

3: Ou Crest

📍 Località: Lillianes
🏞️ Caratteristica principale: Sistema di alpeggi con testimonianze rurali e paesaggi aperti su versanti e boschi

Con questo nome si indica un mayen costituito da due nuclei di costruzioni, individuati dalla cartografia come Bourney / Laburney (a valle, letteralmente “il luogo dei maggiociondoli”) e Crest (a monte); la posizione particolarmente favorevole è riassunta dagli abitanti con l’affermazione «d’ici, on aperçoit six clochers sans se déplacer» (Cunéaz 2008: 35). 

La zona di Le Crest è effettivamente favorevole al pascolo, nel contesto della “petite montagne”: Janin (1976) distingue infatti tra la “grande montagne”, gli immensi alpeggi (per lo più di Alta Valle), sfruttati in modo imprenditoriale per la produzione di fontina da latte vaccino, e la “petite montagne”, i piccoli alpeggi a conduzione familiare (per lo più di Bassa Valle), spesso più adatti a capre e a pecore che non ai bovini, nei quali viene prodotta una toma a pasta magra o semigrassa (Aime 2001).

Nella valle del Lys questa toma è stata certificata come DOP e pubblicizzata come Toma di Gressoney: il suo territorio di produzione è quello dell’intera vallata, da Pont-Saint-Martin a Gressoney-La-Trinité. Si tratta di un formaggio a latte crudo, prevalentemente vaccino (possono esserci aggiunte di latte caprino e ovino fino al 10% del totale), proveniente da una o più mungiture: al latte dell’ultima mungitura in genere si aggiunge quello scremato della mungitura precedente. Dopo aver scaldato il latte in una caldaia fino a 35-36° si aggiunge il caglio, quindi si lascia coagulare per circa un’ora. A questo punto la cagliata viene rotta fino a ottenere pezzetti della dimensione di chicchi di riso, quindi viene riscaldata a 40 gradi e agitata per altri 15 minuti fuori dal fuoco, dopodiché la si estrae e la si mette in fascera. Non sempre viene pressata, e dopo la salatura viene stagionata su assi di legno in cantine o grotte, per un periodo di almeno due mesi (Verona 2018).

4: Fontainemore (Fontramo̠ra) 

📍 Località: Fontainemore
🏡 Caratteristica principale: Comune alpino attraversato dall’itinerario, punto di riferimento per l’accesso al vallone del Bouro

L’aspetto della storia di Fontainemore che più ha attratto l’attenzione degli studiosi è la secolare tradizione del pellegrinaggio ad Oropa (Cossavella 2010): si ha notizia della processione già prima del 1557 (Bini 1995). Ancora oggi, ogni cinque anni, si parte attorno alla mezzanotte dal villaggio di Pillaz per raggiungere il Colle della Balma, e di lì scendere al Santuario dove si celebra la messa. Le donne indossano un velo, gli uomini un fazzoletto bianco. Per gli aspetti amministrativi, economici e demografici, la storia di Fontainemore è molto simile a quella di Lillianes: per secoli parte del mandamento di Vallaise, è caratterizzata da un’economia agro-silvo-pastorale e da un significativo spopolamento, che ha portato la popolazione a poco più di 400 persone, circa un terzo di quante vi risiedessero all’inizio del Novecento. 

Anche la storia di Fontainemore è puntellata dal ruolo dei muratori che, emigrando stagionalmente, riportavano presso la comunità le loro competenze (oltre ad aver partecipato alla costruzione del Santuario di Oropa, hanno costruito le molte cappelle di cui è disseminato il comune) e un po’ di liquidità: si deve proprio alla donazione di un muratore, Pierre Aguetta, la possibilità di istituire la prima scuola pubblica della Valle d’Aosta, che iniziò a funzionare nel 1681 (Zanolli 1992).

Rispetto al tema che qui più ci interessa, è utile segnalare che nel 2020 c’erano ancora una ventina di allevatori che salivano con le loro vacche prima nei diversi tramuti e poi agli alpeggi più elevati (Champurney & Cossavella 2020).

5: Vercosa

📍 Località: Fontainemore
⛰️ Caratteristica principale: Alpeggio isolato tra muretti a secco, mirtilli e stalle in pietra

Anche le costruzioni d’alpeggio di Verco̠za sono raccolte in due nuclei: in questo caso, invece di essere indicati come dœzòr “di sopra” e dœzut “di sotto”, si ricorre, per l’alpeggio superiore, al diminutivo Vercouzò̱t. 

Le belle stalle ristrutturate ospitano vacche di razza valdostana, che troviamo un po’ dappertutto nella

Regione. Le vacche valdostane, caratterizzate da una corporatura relativamente piccola, sono particolarmente adatte alla vita in quota e, proporzionalmente alla loro taglia, alle esigenze alimentari e all’ambiente in cui pascolano, sono ottime produttrici di latte (Verona 2018). Tra le vacche valdostane si distinguono la castana (11.000 capi allevati per lo più in Valle d’Aosta nel 2017), spesso protagonista delle “batailles des reines” per il temperamento bellicoso, la pezzata nera (800 capi nel 2014, oggi considerata a rischio di estinzione) e la più produttiva pezzata rossa (24.000 capi allevati tra Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria nel 2017 – Fortina et Alii 2017). 

6: A Sal

📍 Località: Fontainemore
💧 Caratteristica principale: Vallone ombroso attraversato da una passerella sul torrente, ambiente umido e rigoglioso

Poco oltre le costruzioni di Verco̱za, lungo la traccia di sentiero, si perviene ad un luogo dove si notano alcune pietre piatte: la località si chiama a Sal, letteralmente “il sale”, poiché su quelle pietre i pastori mettevano il sale per le capre.

Come le vacche, anche le capre hanno l’abitudine di battersi per stabilire la gerarchia interna al gregge

(Bétemps 2009: 153); è proprio nella Bassa Valle del Lys (a Perloz) che, nel 1981, si organizza la prima “bataille des chèvres” strutturata sul modello delle più celebri “batailles des vaches”. Anche per le capre, si tratta di scontri senza grandi conseguenze: gli animali si prendono a cornate (talvolta anche alzandosi sulle zampe posteriori), ma in genere non si feriscono; la più debole riconosce la sconfitta e si allontana spontaneamente. Negli anni le “batailles des chevrès” si sono organizzate in diverse altre località, anche di alta valle, e si è arrivati all’istituzione, nel 1997, di un comitato regionale, che organizza le finali regionali tra le capre vincitrici nelle singole località (Ronc 2007). 

In Valle d’Aosta si trovano soprattutto capre di razza, appunto, valdostana (diffuse anche in Piemonte, in Valle di Susa, Val Locana e Val Chiusella): queste hanno alcune caratteristiche comuni alla razza alpina, ma presentano dimensioni maggiori e corna possenti; le capre di razza valdostana sono allevate soprattutto per la produzione di latte, e la loro rusticità le rende adatte alla transumanza e al pascolo in alpeggio (Fortina et Alii 2017). 

7: Carisey

📍 Località: Fontainemore
🏞️ Caratteristica principale: Conca alpina con due alpeggi e un lago, collegata al Col Portola

Lo sfruttamento antropico della pietrosa conca di Cariseyè testimoniato dalla densità di toponimi che vi si rilevano, utili a indicare ogni porzione di pascolo e ogni costruzione: oltre ai due nuclei principali, ou Carize̱ Dœzò̱r (“di sopra”) e ou Carize̱ Dœzu̱t (“di sotto”) sono infatti nominate a Bara̱cca di Che̱vre (“delle capre”) e a Bara̱cca de Flèp (forse dal nome del proprietario), a Ba̱rma (“riparo naturale sotto una

roccia”), e Las Bu̱rte (letteralmente “le brutte pietre montonate”) e i Las dou Carize̱ Dœzu̱t, ou Pia̱n dou Chanto̱u̱n, dove si sostava prima di raggiungere i pascoli alti e ou Moun dou Chamo̱u̱s (letteralmente “la cima del camoscio”), dove si pascolavano le capre. 

I pascoli erano dunque un bene di primaria importanza, che nei secoli ha suscitato molti conflitti con i vicini biellesi. Risale ad esempio al 1495 un processo contro dei pastori dei Vallaise (alpeggi di Carisey e di Colliour) accusati dai pastori biellesi di sconfinamenti dei loro territori e di vere e proprie ruberie, anche violente, di bestiame (Zanolli 1992). Mentre alcuni degli accusati furono imprigionati in attesa del processo, altri non si presentarono, adducendo tra l’altro la scusa che la Valle d’Aosta era attraversata da genti tedesche (cfr. § X).

Nel 2014 l’alpe Carisey era tenuta da Mary Vacher e Ferruccio Clapasson, che avevano raccontato agli autori del volume su Fontaimore (Champurney, Cossavella 2020: 130-131) la conduzione del lavoro d’alpeggio: prima di arrivare a Carisey, gli arpian passavano in altri tre tramuti, con gli animali e l’attrezzatura per fare il burro e il formaggio. Dalle quattro alle nove del mattino il lavoro era molto, ma era già facilitato dall’uso della pila frontale (quando avevano iniziato a fare questo lavoro, decenni prima, si usava la lampada ad acetilene con il carburo).

8: Plan-des-Sorcières 

📍 Località: Lillianes
🌲 Caratteristica principale: Pianoro erboso con boschi radi, punto di snodo per il rientro verso Lillianes

Jean-Jacque Christillin (1964: 47-51) riporta una leggenda diffusa a Lillianes che riguarda questo luogo. Si narra che alcune ragazze si fossero messe d’accordo per recarsi insieme sulle alture che separano Lillianes dal Biellese, così da raccoglierne il fieno selvatico (cfr. § X): sarebbero partite l’indomani all’alba. Una di loro, quella che abitava più lontano dal luogo dell’appuntamento, decise così di passare la notte presso l’alpeggio di Le Praz-de-Bosc, in modo da aver meno strada da fare all’indomani. Nella notte, la ragazza fu svegliata da uno strano lucore, che le fece credere che l’alba si stesse avvicinando. Messasi in marcia alla ricerca delle sue amiche, fu però attratta da strani rumori nei pressi del Plan-des-Sorcières, e presto si rese conto di star assistendo a un sabba, nel quale si compivano azioni immonde. Pietrificata dalla paura, si fece scorgere dalle streghe, che la minacciarono di ogni male se avesse mai rivelato quello che aveva visto e, soprattutto, la vera natura delle persone che aveva riconosciuto. La povera ragazza svenne, e si risvegliò solo quando le amiche l’ebbero trovata a giorno fatto. Ma non rivelò loro nulla di quanto aveva visto, e solo quando i partecipanti al sabba furono morti disse di loro che erano streghe e stregoni. 

A partire dagli anni Settanta e fino a oggi (Agnesod 2018), alcune donne di Lillianes si camuffano da befane nel giorno dell’epifania, e vanno a trovare i bambini del paese portando loro dolci o segatura.

9: Praz-de-Bosc

📍 Località: Lillianes
🌼 Caratteristica principale: Alpeggio e tratto di bosco primaverile ricco di fioriture spontanee

Questo toponimo, che indica un ampio territorio d’alpeggio disseminato di case rurali ai limiti della foresta di ou Bo̠u̠ro, ricorda probabilmente il processo di disboscamento che ha portato alla formazione degli ampi pascoli che ancora oggi caratterizzano la zona. La foresta di Bouro è per lo più di proprietà del comune di Lillianes, ma anche il comune di Fontainemore ha diritto di prelevarvi della legna (legnatico, affouage). 

I nomi degli alpeggi ci aiutano a guardare a queste porzioni del paesaggio adottando il punto di vista delle molte generazioni di valdostani che si sono avvicendate su queste terre: in genere il concetto di alpeggio abbraccia tanto le costruzioni (per il ricovero di uomini e animali) quanto i pascoli che le circondano: tra questi due elementi (gli edifici e i pascoli), quello più rilevante, nella toponomastica della Bassa Valle, sembra essere il secondo — a differenza di quanto ci suggerisce la nostra “visione turistica”, che ci spinge a ricercare le malghe per trovare l’alpeggio. Difficilmente troviamo toponimi che si riferiscono ai soli edifici, mentre abbiamo diversi tipi toponimici che classificano i pascoli in base alla loro posizione, al tipo di foraggio e alla natura del terreno (che può essere favorevole per i bovini o, al contrario, adatta ai soli ovi-caprini). Abbiamo infatti, accanto a una serie di denominazioni che indicano in generale le stazioni d’alpeggio (montagna, alpe e tramuto), una nutrita serie di toponimi che si riferisce a particolari aree di pascolo: si registrano infatti alcuni tipi toponimici che possono indicare pascoli più o meno vicini agli edifici d’alpeggio (ad esempio lo tsalec è il pascolo grasso immediatamente a valle delle stalle, ben concimato e irrigato), accanto a un gruppo di denominazioni che indicano zone destinate al solo pascolo ovi-caprino, in ragione della morfologia del pendio (ad esempio la reya).

Approfondimento sul Castagno

Il castagno ha una grande importanza culturale, storica ed economica per molte regioni montane italiane, e la Bassa Valle d’Aosta, inclusa la zona di Lillianes, non fa eccezione. Questa pianta ha avuto un ruolo fondamentale nella vita rurale della Valle, offrendo risorse vitali per la sopravvivenza e la crescita delle comunità locali, soprattutto in passato. Ne è la prova il fatto che nel patois di Lillianes il castagno è chiamato “ebbro” (letteralmente tradotto albero) per rimarcare quanto è sempre stato considerato l’albero per eccellenza. 

  • Un Albero Versatile
    • Il castagno è noto per la sua versatilità. I suoi frutti, le castagne, sono stati una fonte primaria di cibo per secoli. In passato, la castagna era considerata il “pane dei poveri”, poiché costituiva una delle principali fonti di carboidrati per la popolazione rurale. Venivano consumate fresche, essiccate, oppure trasformate in farina per fare pane, polenta e dolci. Inoltre, il castagno fornisce legname di alta qualità, utilizzato per costruire strutture agricole, come stalle e fienili, ma anche per la produzione di mobili, botti e altri oggetti di legno.
  • Paesaggio e Tradizione
    • Lillianes, come altre zone della Bassa Valle d’Aosta, è caratterizzata da paesaggi alpini, dove i castagni sono spesso piantati su terrazzamenti di media montagna, dove il clima è più mite rispetto alle vette più alte. Questi alberi fanno parte del paesaggio tradizionale, con i loro tronchi maestosi e le loro foglie che colorano l’autunno di toni caldi. Le castagne hanno anche un forte legame con le tradizioni locali. A Lillianes e nei paesi vicini, in autunno, si celebrano sagre e fiere dedicate alla raccolta delle castagne, dove si organizzano degustazioni, eventi culturali e mercati. Queste occasioni non solo festeggiano il raccolto, ma ricordano quanto detto precedentemente e cioè l’importanza che il castagno ha avuto nel nutrire e sostenere le famiglie nel corso dei secoli.
  • Valore Ecologico e Agricolo
    • Oltre al suo valore storico ed economico, il castagno ha un ruolo importante nell’ecosistema montano. Questi alberi sono in grado di adattarsi bene ai terreni montuosi e, grazie alle loro radici profonde, contribuiscono a mantenere la stabilità del suolo, prevenendo l’erosione. La loro presenza in alcune zone più inaccessibili della Bassa Valle d’Aosta è quindi utile per la conservazione del territorio. Negli ultimi decenni, però, il castagno è stato progressivamente abbandonato a causa della modernizzazione dell’agricoltura e della concorrenza di altre coltivazioni più redditizie. Tuttavia, c’è un crescente interesse per il recupero delle castagne, sia per motivi ecologici che economici, e in alcune zone si stanno intraprendendo progetti di recupero delle coltivazioni tradizionali.
  • Sostenibilità e Innovazione
    • Alcuni agricoltori e produttori locali stanno cercando di rilanciare la coltivazione del castagno, promuovendo un’agricoltura sostenibile. Il castagno, infatti, è una pianta resistente che non richiede un grande uso di pesticidi o fertilizzanti chimici, rendendolo una coltura interessante anche per l’agricoltura biologica. Inoltre, i prodotti derivati dalla castagna, come la farina di castagne o la crema di marroni, stanno trovando nuove nicchie di mercato, anche al di fuori della Valle d’Aosta.
  • Turismo e Valorizzazione
    • Infine, la presenza del castagno rappresenta anche un’opportunità per il turismo sostenibile. I sentieri che attraversano boschi di castagni sono molto apprezzati dagli escursionisti, che possono godere della bellezza dei paesaggi naturali e, in autunno, raccogliere castagne. La valorizzazione della castagna potrebbe quindi contribuire a una crescita economica che rispetti l’ambiente, unendo tradizione, agricoltura e turismo.

In conclusione, il castagno è un simbolo della storia e delle tradizioni agricole della Bassa Valle d’Aosta e di Lillianes, un albero che ha nutrire intere generazioni e che continua a giocare un ruolo centrale nell’economia locale. Seppur minacciato dall’abbandono delle terre agricole, ha ancora un grande potenziale per la valorizzazione del territorio, sia dal punto di vista ecologico che culturale.

Bibliografia

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Bétemps, Alexis 2009. La vita negli alpeggi valdostani nella prima metà del Novecento. Con una appendice di magia, immaginario e superstizione negli alpeggi d’antan. Scarmagno: Priuli & Verlucca.

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Cossavella, Cesare, a c. di 2010. La processione da Fontainemore a Oropa. Quaderni di cultura alpina. Scarmagno: Priuli & Verlucca.

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Zanolli, Orphée 1985. Lillianes histoire d’une communauté de montagne de la Basse Vallée d’Aoste. Volume 1. Aosta: Musumeci.

——— 1986. Lillianes histoire d’une communauté de montagne de la Basse Vallée d’Aoste. Volume 2. Aosta: Musumeci.

——— 1988. Lillianes histoire d’une paroisse de montagne de la Basse Vallée d’Aoste. Volume 3. Aosta: Musumeci.

——— 1992. «L’instruction populaire au mandement de Vallaise depuis l’école privée jusqu’à la première institution d’une école publique en Vallée d’Aoste». Lo Flambò 143: 62–75.

——— 1994. «Les pâturages de Vallaise limitrophes au biellais». Lo Flambò 149: 16–32.

Questo sito web è realizzato nell’ambito del progetto NODES, finanziato dal MUR sui fondi M4C2 – Investimento 1.5 Avviso “Ecosistemi dell’Innovazione”, nell’ambito del PNRR finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU (Grant agreement Cod. n.ECS00000036)

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