
Mappa degli Itinerari Toponomastici Escursionistici
Panoramica degli itinerari:
I dati toponomastici sono tratti dall’Enquête toponymique en Vallée d’Aoste, portata avanti dal Bureau régional Ethnologie et Linguistique (BREL) dell’Assessorat de l’éducation, de la culture et des politiques identitaires de la Région Autonome Vallée d’Aoste.
Arnad e il suo mantello di castagni
I periodi migliori per percorrere questo itinerario sono l’autunno, quando i boschi sono più colorati, e la primavera, quando il caldo non è troppo intenso, e gli animali non sono ancora saliti agli alpeggi: l’esposizione del versante garantisce infatti un clima mite per quasi tutto l’anno.
Lo Tsœmin di Léngue tra Champdepraz e Issogne
Entrambi gli itinerari si svolgono per lo più nel bosco: tuttavia, mentre seguendo quello breve si è sempre esposti a nord, quello lungo attraversa pendii più assolati, con tratti in cui la vegetazione è meno folta. Si tratta dunque di itinerari percorribili tutto l’anno (con l’esclusione dei periodi di innevamento, che richiedono attrezzatura e conoscenze specifiche), che si apprezzano al meglio in primavera, quando i faggi mettono le foglioline nuove, e in autunno, quando i larici sono gialli.
Mentre il percorso “breve” è adatto a tutti, quello “lungo” richiede un buon allenamento: pur senza coprire una distanza eccessiva, l’itinerario presenta un importante dislivello, che solo in parte si supera per raggiungere la quota massima: una volta giunti al colle, bisogna infatti contare ancora circa 200 metri di “saliscendi” lungo il sentiero di rientro.
L’éva dell’Evançon tra Challand-Saint-Victor, Challand-Saint-Anselme ed Émarèse
L’itinerario principale si svolge per lo più a una quota prossima ai 1.000 metri; il percorso attraversa alcuni pascoli, ma in generale si tiene nel bosco: si tratta dunque di un’escursione che è possibile svolgere in tutte le stagioni, ma che richiede la giornata intera per essere compiuta. Infatti, oltre al considerevole sviluppo, bisogna tenere conto del fatto che diversi tratti dell’itinerario (anche al rientro) sono in salita.
Dal Col d’Arlaz parte la variante qui proposta, che segue lo scorrere del Ru d’Arlaz fino a raggiungere il comune di Émarèse, da dove rientra con un percorso facile e quasi pianeggiante, adatto anche alle biciclette (se si mantiene la partenza da Ville di Challand-Saint-Victor, con la bicicletta è consigliabile seguire l’asfalto fino al Lago di Ville, e quindi raggiungere il Col d’Arlaz dal versante di Montjovet, per ampie strade sterrate; dopo aver percorso l’anello proposto – meglio se in senso inverso, con la bici si rientra a Ville dalla strada asfaltata del Col d’Arlaz).
Bèriou e brenve, Rocce e larici a Champorcher
L’itinerario si svolge nel bosco, nella parte bassa, e su pendii esposti a nord-est nella parte alta: è dunque piuttosto fresco in tutte le stagioni dell’anno – va evitato in presenza di neve, perché attraversa pendii esposti alle valanghe. Si tratta di un itinerario di un certo impegno per via della sua lunghezza, ma si sale gradualmente, ed eventualmente è possibile, percorrendo l’itinerario in senso inverso, superare circa 500 metri di dislivello in funivia (da Chardonney a Laris). I sentieri e le strade sono facilmente percorribili, e laddove la traccia tende a perdersi è sufficiente cercare le indicazioni gialle.
“Un vino prodotto dal sasso e dal sole” tra Donnas e Bard
L’esposizione e la quota sono ottimali per un’escursione nei mesi compresi tra ottobre e maggio: durante l’estate il rischio di patire il caldo è piuttosto concreto. L’itinerario è percorribile in circa quattro ore: è dunque consigliabile prevedere di completare la giornata con una visita al Forte di Bard (chiuso il lunedì), o al museo della vite e del vino di Donnas (aperto di domenica o su prenotazione). Il percorso ci porta, dal borgo di Donnas, attraverso il bucolico altopiano di Albard, ad attraversare il borgo di Bard, tornando poi lungo l’antica via romana delle Gallie; Albard si raggiunge attraverso gli antichi sentieri che risalgono le pendici rocciose del Truc Chaveran: in alcuni brevi passaggi è necessario afferrare una corda di sicurezza con le mani, ma la difficoltà del percorso è ampiamente ripagata dal panorama di cui si gode durante la salita. Per chi preferisse evitare questo tratto, è possibile raggiungere Albard passando per Chénail; per chi invece apprezza gli itinerari “misti”, è possibile seguire il secondo tratto della facile via Ferrata delle Peredrette (necessari casco, imbrago e set da ferrata omologato), che da Barma Cotse porta fin sulla sommità delle Peredrette, da cui ci si riallaccia all’itinerario proposto.
Canapa e calce a Verrès e Montjovet
L’esposizione e la quota sono ottimali per un’escursione nei mesi compresi tra ottobre e maggio: durante l’estate il rischio di patire il caldo è piuttosto concreto. L’itinerario è percorribile in circa quattro ore: è dunque consigliabile prevedere di completare la giornata con una visita al Castello di Verrès (chiuso il lunedì, tranne che a luglio e agosto). L’itinerario, che collega Verrès a Montjovet attraverso il Col Nache e il Pian Salére, si svolge quasi interamente nel bosco, lungo mulattiere o facili sentieri; nel territorio di Montjovet è necessario seguire qualche tratto di strada carrozzabile, nei pressi della borgata di Barmachande.
Una corona di alpeggi tra Lillianes e Fontainemore
Questo itinerario, che può occupare una giornata intera, è generalmente percorribile da giugno a ottobre, in assenza di neve: l’eventuale copertura nevosa richiederebbe infatti l’utilizzo di attrezzatura specifica, e una particolare attenzione nel tratto di Fontainemore, poiché si attraversa un versante esposto al pericolo di valanghe. Il percorso si snoda attraverso una serie di alpeggi tuttora sfruttati per il pascolo estivo: partendo da Lillianes, attraversa quasi in piano sotto le pendici del Mont Portola, quindi oltrepassa il vallone di Bouro e si porta nel territorio di Fontainemore, dove si sale concatenando altri alpeggi fino alla selvaggia conca di Carisey. Di qui, con un’ultima breve salita, si raggiunge il Col Portola, che permette di scendere sul Plan Sorcières e di chiudere l’anello visitando altri alpeggi di Lillianes.
Perloz: tra segale e Resistenza
Questo itinerario è percorribile tutto l’anno: la quota relativamente bassa e l’esposizione a sud riducono le possibilità che l’itinerario sia molto innevato d’inverno, mentre la fitta copertura arborea garantisce un certo fresco anche nelle giornate più calde. La stagione migliore per individuare le vestigia degli impressionanti terrazzamenti è però l’inverno, quando il fogliame è caduto, e un velo di neve mette in rilievo la morfologia dei versanti. Il percorso prevede di percorrere la dorsale su cui sorgono le borgate Nantey e Chemp (celebre per ospitare una collezione di sculture lignee, cfr. § X), quindi di proseguire lungo il versante fino alla località Ruine; si torna dunque sui propri passi per scendere nel vallone di Nantey fino al ponte del Moulin de Glacières, che si può visitare prima di proseguire per Marine e, infine, tornare a Nantey.
Pont-Saint-Martin: di ponti e industrie
Questo itinerario è percorribile tutto l’anno, ma nei mesi estivi la seconda parte del percorso, che è esposta a sud e non è particolarmente ombreggiata, può essere molto calda: nei mesi da giugno a settembre è dunque preferibile affrontare la passeggiata nelle ore mattutine o serali.
Una bassa valle nella Bassa Valle: Hône e Pontboset
Questo itinerario è percorribile tutto l’anno, ma nei mesi estivi la prima parte del percorso, che è esposta a sud, può essere molto calda: da giugno a settembre è dunque preferibile affrontare la passeggiata nelle ore mattutine o serali, eventualmente approfittando delle pozze che formano il torrente Ayasse e suoi affluenti di destra per rinfrescarsi.

