Arnad e il suo mantello di castagni
Mappa dell’itinerario
Statistiche dell’itinerario
| Lunghezza | 12km |
| Dislivello | 800m D+ |
| Durata | 6h |
| Stagioni | autunno, primavera |
| Mezzo | a piedi, bicicletta |
| Difficoltà | media |
Panoramica dell’itinerario
I periodi migliori per percorrere questo itinerario sono l’autunno, quando i boschi sono più colorati, e la primavera, quando il caldo non è troppo intenso, e gli animali non sono ancora saliti agli alpeggi: l’esposizione del versante garantisce infatti un clima mite per quasi tutto l’anno.
Per raggiungere Arnad
È possibile servirsi degli autobus della ditta V.I.T.A (in collaborazione con Arriva), che collegano Pont-Saint-Martin ad Aosta passando per Arnad; la fermata più comoda per l’escursione descritta è quella denominata “Bivio Paese”, dalla quale è possibile lasciare la strada principale per addentrarsi nel suggestivo borgo. In alternativa, è possibile posteggiare l’automobile all’estremità sud-orientale della frazione Ville, dove si trova un ampio parcheggio gratuito, disposto lungo la strada che conduce al Santuario di Machaby.
Descrizione del percorso
L’itinerario prende avvio da Ville (Vœ̠lla) di Arnad (1) si seguono le indicazioni per Machaby: dapprima è necessario percorrere un tratto della strada asfaltata che, dalla Frazione Coste (le Coua̠htse), costeggia il torrente Va. In corrispondenza del primo tornante della strada, dove questa si biforca (proseguendo da un lato per Machaby, mentre dall’altro sale a Bonavesse), si imbocca sulla destra una vecchia mulattiera (2), ampia e ben tenuta, che permette di raggiungere il Mulino di Va (3) senza dover condividere il percorso con mezzi motorizzati. Il Mulino di Va si trova nei pressi dei parcheggi (Parking Lomasti): giunti all’edicola votiva (lo Tsapelé̠n de Plé̠ca) che precede il ponte, lo si raggiunge in pochi minuti, lasciando la mulattiera e portandosi a sinistra degli spiazzi predisposti per il posteggio delle auto dei visitatori del Santuario, dove si notano dei ruderi nella boscaglia.
Ritornati al Ponte sul torrente Va (lo Pòn dou Biolè̠i, “il ponte del betulleto”), si segue la bella mulattiera acciottolata (laPavia̠ dou Biolè̠i) che con un solo, ampio tornante conduce in breve al Santuario di Notre-Dame-des-Neiges (la Tsapa̠la). Dal Santuario si sale in direzione del colle che si apre tra la Corma di Machaby (4) e la dorsale che sale a la Cou, ignorando una deviazione sulla sinistra che porta in modo più diretto a Confién.
Dal colle, dopo aver visitato gli abitati di Matsa̠be (sulla destra), si prosegue contornando il forte (oggi riadattato a foresteria) e si imbocca la strada che sale alle batterie di Machaby (5). Il percorso, mai troppo ripido, si svolge con numerosi tornanti in un bel castagneto.
Dopo la visita delle fortificazioni, si abbandona la mulattiera militare che prosegue fino a La Cou e si imbocca il sentiero che scende nel vallone fino a innestarsi sul sentiero per Confién proveniente dal Santuario. Il percorso si svolge sul versante in ombra, in mezzo ai boschi: se all’inizio di questo tratto prevalgono ancora i castagni, salendo lungo il vallone si trovano soprattutto faggi, alternati a conifere. Il sentiero si fa più ripido e meno marcato in corrispondenza dell’attraversamento del torrente: in questo tratto si trova un ponte di legno, che rappresenta un buon punto di riferimento per imboccare il sentiero che porta a Confién.(6).
Superate le malghe di Confién, il sentiero attraversa un secondo torrente, quindi si inerpica, lungo un terreno più aperto (dunque più facilmente invaso dalla vegetazione), fino alle barme di Foprové (7): siamo qui sul tratto più ripido dell’intero itinerario.
Una volta raggiunto il villaggio di Foprové, lo si percorre in piano (il sentiero può essere sporco), e in breve si raggiunge un costone assolato e libero da alberi, sopra il quale sorge lo Merio̠u̠ (8).
Dopo aver visitato il villaggio, conviene ridiscendere sino al punto in cui il sentiero proveniente da Foprové raggiunge la dorsale della scuola, e imboccare la mulattiera che scende sulla destra, grazie alla quale in breve si raggiunge la strada asfaltata a valle della borgata, in corrispondenza delle case di Charvaz. Di qui è necessario seguire la strada principale, che attraversa un vallone (lo Valè̠i de Pohhœ̠n-e) e costeggia le rovine di La Revire (la Rœvi̠e). Poco dopo l’abitato si incontra un bivio; evitando di imboccare la strada che sale a Échalogne (Htsalò̠gne), si prosegue in lieve discesa, fintanto che non si incrocia un’ampia mulattiera che la attraversa: si prende allora a seguire quest’ultima in discesa, sulla sinistra. Si segue l’ampia mulattiera, che attraversa castagneti secolari, ignorando le due piste che risalgono verso Champassermaz (Tsampasè̠rma). Si incrocia quindi la carrozzabile una prima volta, per riprendere la mulattiera dopo pochi metri, e sbucare sulla stessa carrozzabile un tornate più a valle. A questo punto si segue la strada carrabile, che in breve conduce a Vacheresse (9).
In corrispondenza del tornante posto al limite sudorientale della borgata (dove sorge una vecchia costruzione adibita a magazzino) si nota l’imbocco di una vecchia mulattiera: la si segue, scendendo tra boschi di castagno, fino a incrociare la carrozzabile. Qui è possibile, attraversata la strada, proseguire lungo il vecchio tracciato per entrare nell’abitato di Bonavesse (10).
Una volta usciti dall’abitato di Bonavesse, per raggiungere il Castello Superiore di Arnad è necessario seguire la strada carrozzabile, che dapprima incontra le case di Revire (Rœvi̠e), quindi volge verso il centro del paese: a questo punto, si segue invece la strada sulla destra che, in breve, porta al Castello (11).
Il castello non è visitabile, tuttavia è possibile farvi un mezzo giro intorno grazie a una vecchia strada militare. Dal Colletto tra il Castellaccio e la borgata Castello di Sopra, si diparte infine una ripida mulattiera che in breve riporta alla Villa di Arnad, passando nei pressi del Castello dei Vallaise (lo Tsahté̠).
Punti di interesse & Approfondimenti
1: Arnad (Arna)
📍 Località: Arnad
🏘️ Caratteristica principale: Borgo storico famoso per il suo patrimonio architettonico e gastronomico
Il comune di Arnad si estende sui due versanti della bassa Valle, l’Endrè̠t e l’Envè̠rs, divisi dal corso della Dora Baltea; la maggior parte degli insediamenti è distribuita sul versante solatìo, tra il piano e i primi contrafforti del monte Chapussin (Tsampœssœ̠n), mentre sul versante destro orografico si trovano alcuni villaggi nel fondovalle, e qualche insediamento estivo più in quota.
Nel XIV secolo, Arnad contava circa 350 abitanti; alla fine del XVII, nonostante la recente ondata di peste, erano quasi il doppio, e nel Settecento si sono superate le mille persone. Il picco demografico si è toccato a inizio Novecento (oltre 1700 abitanti): con l’avanzare del secolo, anche a causa dell’emigrazione (Noro Desaymonet & Champurney Cossavella 1986), la popolazione si è progressivamente ridotta, sino ad attestarsi, nel secondo dopoguerra, tra le 1200 e le 1300 persone.
Approfondimento sulla Castanicoltura di Arnad
La castagna, ci racconta Rollande Mazollier (1998), è stata la manna della Bassa Valle: Donnas, Perloz e Arnad sono ancora coperte da un “manteau de châtaigniers”. L’itinerario proposto si svolge pressoché interamente nei castagneti, e permette di comprendere l’importanza economica della castanicoltura nella zona: si incontrano infatti castagni secolari, ma anche essiccatoi e luoghi in cui si raccoglievano le frasche di castagno.
La raccolta delle castagne richiedeva una certa perizia: la bacchiatura bacchiatura (sicore, percuotere i rami al fine di far cadere i frutti – Aa Vv 2016) poteva essere fatta da terra, con lunghe pertiche, ma per lo più era necessario arrampicarsi sul castagno, con l’aiuto della foufetta (ivi), una sorta di roncola con il becco più lungo che veniva usata come una piccozza, per issarsi lungo il tronco (a Perloz, prima della bacchiatura, si celebrava una messa propiziatoria a Notre-Dame-de-la-Garde! – Mazollier 1998). Racconta Angelo Champurney
(Noro Desaymonet & Champurney Cossavella 1986: 44):
Usavamo un falcetto e due pertiche: una più lunga per scuotere i rami e una più corta per la punta del castagno. Il falcetto con il becco lungo ci serviva per tirarci su per il tronco infilzandolo nella corteccia. Certo che in alcuni castagni non saremmo saliti se non avessimo avuto quel falcetto!
Una volta che tutti i ricci erano stati fatti cadere si raccoglievano con un rastrello alla base del castagno, quindi si estraevano le castagne con l’aiuto di un martelletto di legno (lo picahet) e di lunghe pinze (forhe), spesso ricavate da rami dell’albero stesso, e si dividevano tra le tsahtagne e i mougno (più grandi) e le poquia (piatte e piccole) – Aa Vv 2016.
Le castagne che non venivano vendute erano essiccate (cfr. § X) oppure ammucchiate in ripari sotto la roccia (barme), coperte di rami e foglie secche, per impedire che gelassero. Oltre a essere consumate bollite o arrosto, le castagne entravano nella preparazione di molti piatti, come zuppe (lo sepé[1]), pani e dolci (dopo essere state macinate e ridotte in farina); chi disponeva di una produzione abbondante, nutriva anche gli animali con le castagne.
La legna del castagno selvatico (herla) era usata nella costruzione di tetti e infissi per le case, per la produzione di diversi mobili (in particolare delle botti), e per erigere le dighe nei torrenti: si tratta infatti di un legno che non patisce l’umidità. Il legno del castagno innestato (tsahtagnì) è invece ricco di tannino, destinato alla produzione di tinture (Aa Vv 2016).
[1] La scuola elementare di Arnad ha raccolto questa ricetta: tre parti d’acqua, una parte di latte, castagne secche, un pezzetto di lardo, un pugno di riso e sale quanto basta. Nell’acqua salata si fanno cuocere le castagne e il lardo; a fine cottura si aggiungono il latte e il riso, mescolando di frequente finché il riso non è lessato (Aa Vv 2016).
2: La Po̠za diz È̠nto
📍 Località: Arnad
⚖️ Caratteristica principale: Antico muro o pietra per appoggiare dei carichi
Questo toponimo indica un luogo, lungo la vecchia mulattiera, in cui un muro a secco o una pietra piatta permettevano di appoggiare il carico che si portava a spalle, in modo da poterselo ricaricare agevolmente dopo un momento di riposo. Il toponimo significa infatti “la pausa degli innesti”, probabilmente in ragione del fatto che i castagni della zona sono domestici (dunque innestati).
L’innesto poteva avvenire in due diverse modalità: nel primo caso si prelevava la corteccia da un piccolo ramo di castagno domestico (che presentasse delle gemme, il nesto) e la si faceva combaciare con un rametto scortecciato dell’albero che si intendeva innestare (il portainnesto); nel secondo il nesto consisteva in due rametti, che venivano infilati in una fessura praticata sul portainnesto; in entrambi i casi l’operazione era svolta a primavera, e l’innesto veniva protetto in modo da non permettere l’infiltrazione dell’acqua (Mazollier 1998).
3: Mulino di Va

📍 Località: Arnad
🌾 Caratteristica principale: Antico mulino situato nei pressi del Ponte del Biolèi
Il basso vallone di Va, circa un secolo fa, era costellato di piccoli opifici che sfruttavano la forza motrice de la Ri̠va (un canale che derivava l’acqua da lo Valè̠i de Pohhœ̠n-e): poco oltre il bivio per Bonavesse, lungo l’attuale carrozzabile,
sorgeva una forgia (la Fò̠rdze); poco più a monte, ancora nei pressi della strada, si trovava una tintoria (la Tentœ̠a); infine, laddove la mulattiera incrocia la carrozzabile, vi erano una segheria (la Ré̠sa) e un frantoio per l’orzo, il mais e la canapa (la Pi̠hta), che ha funzionato fino al 1945.
Nei pressi del parcheggio per i visitatori del Santuario, si distinguono ancora i ruderi del Mulino di Va (lo Molé̠n de Va): con attenzione, è possibile avvicinarsi per osservare le due pietre da macina e la ruota verticale, in ferro, in prossimità dell’apertura da cui entrava l’acqua de la Ri̠va. Il mulino fu costruito nella posizione attuale in seguito alla distruzione di un mulino precedente, travolto da una valanga nel 1888, e rimase attivo fin verso gli anni Cinquanta; in una stanza vicina si trovava il forno per cuocere il pane. All’imbocco del vallone era probabilmente già presente un mulino in epoca medievale: sappiamo che fu distrutto da un’alluvione nel 1620 (Bertolin 2009).
4: Machaby


📍 Località: Machaby, Arnad
⛪ Caratteristica principale: Antico santuario immerso nella natura
Il primo edificio che si nota, all’ingresso nel territorio di Matsa̠be, è il Santuario di Notre-Dame-des-Neiges (localmente chiamato la Tsapa̠la, “la cappella”): la struttura attuale risale al 1689, sebbene la presenza del Santuario fosse già documentata all’inizio del XVI secolo. Già meta dei pellegrini provenienti da tutta l’area circostante (Aosta, Torino e Vercelli), ancora oggi si celebra una messa nel Santuario in occasione del pellegrinaggio del 5 di agosto. Negli altri giorni dell’anno, la struttura è visitabile esclusivamente su prenotazione, contattando la parrocchia (+39 0125 804843).
Proseguendo oltre il complesso religioso (fontana), si raggiunge in breve un’ampia radura con castagni secolari (Pradoué̠gne), sulla quale si affacciano il Forte Lucini (le Carté̠, “i quartieri”) e alcune costruzioni rurali. La presenza di estesi castagneti si riflette anche nella toponomastica del luogo: poco lontano da Machaby ci sono un terreno chiamato l’Ohtè̠n, da ohtè̠ntse “qualità precoce di castagna” e un appezzamento noto come lo Risa̠n “varietà di castagno che porta castagne rossastre”.
Proseguendo verso il villaggio di Matsa̠be si incontra una pietra liscia, segnata dalle molte scivolate: si chiama localmente la Guïa̠ta, ma è anche nota come “scivolo della fertilità” (Gremmo 2009 sostiene che le donne propiziassero la gravidanza scivolando ritualmente sulla pietra).
5: Batteria Machaby

📍 Località: Machaby, Arnad
🏰 Caratteristica principale: Luogo in cui si sovrappongono infrastrutture militari
L’area de lo Fòr, posta lungo la strada militare che collegava il Forte Lucini a la Cou, ospitava numerose strutture militari, costruite a fine Ottocento a protezione del Forte di Bard e distrutte nel 1932.
Negli estesi castagneti che circondano l’area si preparavano le quio̠u̠ve: una volta finita la raccolta
delle castagne, i rami non fruttiferi venivano tagliati con le foglie ancora attaccate. Le frasche venivano poi raccolte in fascine e disposte circolarmente attorno a un palo o ad un albero, disponendo i vari strati alternativamente con le foglie verso l’interno o verso l’esterno, fino a formare una sorta di cono (una bica): ogni quio̠u̠va raccoglieva centinaia di fascine, e poteva servire per nutrire una capra durante l’inverno. Inoltre, tra l’inverno e la primavera si raccoglievano le foglie del castagno, una volta seccate e cadute, che servivano per preparare la lettiera nella stalla (lo dzah).Durante la Seconda Guerra Mondiale il vallone di Va ha offerto rifugio ai Partigiani, che tramite il Col Fenêtre (lo Còl Fan-i̠htra) potevano mantenersi in contatto con le bande operanti nella valle del Lys (cfr. § X); per rappresaglia furono incendiate le abitazioni di Machaby. Racconta Luigia Bonel (Noro Desaymonet & Champurney Cossavella 1986:116):
Durante l’ultima guerra mi hanno bruciato la casa a Matsabé e portato via tutte le mucche: ne avevo due nostre ed una […] a ënvernì (per l’inverno). Hanno incendiato mentre io non c’ero, c’erano solo le due bambine Ersilia e Angela, io ero andata in paese perché Elsa doveva fare la confirmasion (cresima) e vedevamo fumare da tutte le parti, quando siamo arrivate davanti alla chiesa abbiamo visto passare sul gran-tseumin (strada statale) le mucche che se ne stavano andando.
6: Confién

📍 Località: Arnad
🏡 Caratteristica principale: Alpeggio alpino immerso nei boschi di castagni e faggi
Il villaggio di Confié̠n è stato sfruttato come alpeggio in autunno e in primavera fino ad alcuni anni orsono, ma nel secolo scorso quattro o cinque famiglie vi soggiornavano per buona parte dell’anno. L’approvvigionamento idrico era assicurato da un canale, scavato in parte nella roccia, che convogliava qui l’acqua de lo Valè̠i dou Menquio̠u̠. Uscendo dalla borgata, a monte del sentiero, si nota una cella per il formaggio.
Confién è circondato da castagneti, con alberi molto vecchi, che portano castagne della varietà goyè̠tte. I ripidi prati sotto la borgata si chiamano la Frïó̠la, che letteralmente significa “castagna bollita con la pelle”.
7: Foprové

📍 Località: Foprové, Arnad
⛰️ Caratteristica principale: Insediamento panoramico con vista aperta sulla valle
L’insediamento di Foprové̠ è oggi un insieme di case rurali, per lo più abbandonate, e di ricoveri ricavati sotto la roccia: un incendio ha distrutto gran parte dell’abitato negli anni Ottanta. Poco prima di raggiungere l’abitato, si nota una sorta di caverna parzialmente chiusa da un muro a secco: il luogo si chiama la Ba̠rma de l’Òrs, “il riparo dell’orso”;
qui un tempo si stipavano fieno e strame. I terreni soprastanti al sentiero, in corrispondenza del villaggio, che sino a pochi anni orsono erano prati, prendono il nome di lo Tsen-evé̠, “il terreno coltivato a canapa”. La coltivazione della canapa (cfr. § X) era un tempo piuttosto diffusa ad Arnad (Bonel 2022/23), e si registrano diversi toponimi che rimandano a questa attività.
8: Merioù

📍 Località: Arnad
🏡 Caratteristica principale: Borgata alpina immersa in un ambiente rurale autentico
Lungo la mulattiera che porta a lo Merio̠u̠, laddove il paesaggio si apre, si trova un’altra poza (“luogo di pausa”), una pietra piatta che permette di posare il proprio carico per riposare. Attenzione però: la località è nota come la Po̠za de l’Ehcœ̠r, “la pausa della vipera rossastra”!
Nella tassonomia popolare delle Alpi Occidentali, è piuttosto frequente distinguere con nomi diversi le vipere di una stessa specie (vipera aspis), sulla base della livrea e del comportamento (Pons 2014).
Se si sale fino in cima al villaggio si incontra l’edificio della scuola, dedicata a Giuseppe Champurney, il primo caduto di Arnad nella Grande Guerra.Poco oltre il Mériou vi è una località chiamata lo Quiovâ̠h, “il luogo in cui si preparano le quio̠u̠ve”, dove si ergono ancora dei castagni secolari di diverse varietà (rissa̠n-e, goyè̠tte, gouè̠tte): qui si raccoglievano anche quindici o sedici biche di frasche.
Una curiosità: Lucianaz (2020/21), nella sua tesi sulla panificazione ad Arnad, riporta una testimonianza secondo la quale al Mériou si sarebbe tentato di costruire un mulino a vento… con poco successo!
9: Vacheresse

📍 Località: Arnad
🏡 Caratteristica principale: Antica borgata montana immersa nei castagneti
Vatseè̠h è un’ampia borgata che si sviluppa perpendicolarmente al pendio, a partire da una dorsale; nel centro del villaggio, nei pressi della fontana (datata 1894), si trova un essiccatoio per le castagne. La grihe era una costruzione in muratura composta da due piani, separati da un graticcio che permetteva il passaggio del fumo.
Al piano inferiore veniva acceso un fuoco, prontamente soffocato (con sterpi o con la buccia delle castagne dell’anno prima), mentre al piano di sopra veniva deposto un buono spessore di castagne, che di tanto in tanto veniva rimescolato. Il procedimento durava giorno e notte per circa un mese, e il fuoco andava sorvegliato costantemente, per scongiurare il pericolo di incendi. Una volta terminato il processo di essicazione, le castagne venivano raccolte in sacchi di iuta (lo satsón), che venivano poi energicamente battuti su un ceppo (la tsapiye), al fine di facilitare il distacco della buccia dalla polpa. Dopo la battitura, le castagne venivano vagliate con il ventilabro (lo van), in genere dalle donne (Aa Vv 2016).
10: Bonnevesse

📍 Località: Arnad
🏡 Caratteristica principale: Ultimo villaggio attraversato prima del ritorno ad Arnad
Bouanvè̠hhe era un tempo una frazione popolata tutto l’anno, e dal 1815 al 1973 ha ospitato una scuola rurale; al centro della borgata si trova una cappella (eretta nel 1672), dedicata a San Lorenzo e alla Natività, recentemente restaurata.
Il villaggio è circondato da castagni secolari: un terreno dissodato (rón) nei pressi delle abitazioni si chiama lo Rón Dona̠h, in riferimento alla varietà di
castagne dona̠htse, ideale per fare le mendaye, le castagne arrosto. Questo luogo si trova una zona denominata le Ba̠rme Vallé̠ze, “le barme dei Vallaise”: si tratta di castagneti cresciuti in una zona rocciosa, con numerosi anfratti naturali, dove un tempo si pascolavano le capre e si facevano le quio̠u̠ve. Quest’ultimo toponimo, che rimanda alla dominazione dei Valleise sulla comunità di Arnad, ci introduce all’ultima tappa dell’itinerario, che costeggerà i castelli del paese.
11: Castello Superiore di Arnad

📍 Località: Arnad
🏰 Caratteristica principale: Antica fortificazione medievale, con vista panoramica sulla valle
Lo Tsahtelâ̠h (“il castellaccio”) risale al XII-XIII secolo, ed è uno dei castelli più antichi della Valle d’Aosta: posto su un’altura sopra la Ville di Arnad, controllava sia l’antica via delle Gallie, che percorreva l’asse principale della valle, sia la strada che, lungo il Vallone di Va, univa Arnad alla Valle del Lys.
Il castello è appartenuto prima ai Signori di Bard, poi ai Signori di Arnad e infine ai Vallaise, che controllarono la comunità per oltre cinque secoli, a partire dalla fine del Duecento. Tra le strutture tutt’ora conservate, è possibile distinguere due blocchi: un grande torrione nella porzione più elevata, forse risalente alla prima fase insediativa, e un volume rettangolare a più piani nella parte inferiore, d’uso residenziale (Barberi & Cortelazzo 2020).
Bibliografia
Aa Vv 2016: École primaire d’Arnad, ed. Le Châtaigner: une ressource d’hier et d’aujourd’hui. Collection Patois et Identité. Aosta: Musumeci.
Barberi, Sandra e Mauro Cortelazzo 2020. Valle d’Aosta. La Valle dei castelli. Saint-Vincent: PdT.
Bertolin, Roberto 2009. Aperçu historique. In Cunéaz, Ivana, a c. di. Arnad: Toponymie. Aoste: Réegion Autonome de la Vallée d’Aoste.
Bonel, Nicole 2022/23. La canapa in Valle d’Aosta: patois e cultura materiale. Università degli Studi di Torino: tesi di laurea inedita.
Cunéaz, Ivana, a c. di 2009. Arnad: Toponymie. Aoste: Région Autonome de la Vallée d’Aoste.
Favre, Saverio e Daniela Vicquéry, a c. di 1998. La terra degli Challant: genti e paesi della Comunità montana dell’Evançon. Quart (Aosta): Musumeci.
Gremmo, Roberto. Le grandi pietre magiche. Residui di paganesimo nella religiosità popolare alpina. Biella: Storia Ribelle, 2009.
Lucianaz, Fabien 2020/21. Il pane in una comunità alpina. Lingua e cultura materiale nelle inchieste dell’APV-Atlas des Patois Valdôtaines di Arnad. Università della Valle d’Aosta: tesi di laurea inedita.
Mazollier, Rollande 1998. «L’art cu castagnou à Donnas (2)», Lo Flambò 167: 5–23.
Noro Désaymonet, Elida e Augusta Champurney Cossavella 1986. Arnad in Valle D’Aosta: quasi un secolo di memoria. Scarmagno: Priuli & Verlucca..
Pons, Aline 2014. «Vippra, lazërnala e d’aoutra béstia. I serpenti della val Germanasca». La Beidana 79: 63–70.

