Canapa e calce a Verrès e Montjovet
Mappa dell’itinerario
Statistiche dell’itinerario
| Lunghezza | 8km |
| Dislivello | 500m D+ |
| Durata | 4h |
| Stagioni | autunno, inverno, primavera |
| Mezzo | a piedi |
| Difficoltà | facile |
Panoramica dell’itinerario
L’esposizione e la quota sono ottimali per un’escursione nei mesi compresi tra ottobre e maggio: durante l’estate il rischio di patire il caldo è piuttosto concreto. L’itinerario è percorribile in circa quattro ore: è dunque consigliabile prevedere di completare la giornata con una visita al Castello di Verrès (chiuso il lunedì, tranne che a luglio e agosto). L’itinerario, che collega Verrès a Montjovet attraverso il colle di Nâche e il Pia̠n Salé̠re, si svolge quasi interamente nel bosco, lungo mulattiere o facili sentieri; nel territorio di Montjovet è necessario seguire qualche tratto di strada carrozzabile, nei pressi della borgata di Barmachande.
Per raggiungere Verrès
Verrès dispone di una stazione ferroviaria in cui fermano tutti i treni che percorrono la Valle. Il paese è inoltre attraversato dagli autobus della ditta V.I.T.A, provenienti sia da Aosta sia da Pont-Saint-Martin: a Torille è prevista una fermata, perfetta per raggiungere questo itinerario.
In auto Torille si raggiunge facilmente con l’autostrada, imboccando l’uscita di Verrès (sia che si arrivi da Aosta, sia che si arrivi dal Piemonte) e seguendo le indicazioni per Montjovet/Aosta: poco a monte dell’abitato principale di Verrès, in corrispondenza di un semaforo, si trova la frazione di Torille, che dispone, all’altezza del semaforo stesso, di un ampio parcheggio in prossimità di un bar/ristorante (e della fermata dell’autobus).
Descrizione del percorso
Dal parcheggio di Torille (2) a Verrès (1), si imbocca la strada che si addentra nella frazione, passando a fianco a una fontana costruita in prossimità dell’incrocio dove in precedenza sorgeva lo Fór (il forno della borgata) e in breve si raggiunge la Cappella dedicata a Santa Barbara (1877); proseguendo approssimativamente nella stessa direzione, si perviene a un ampio lavatoio quindi, saliti alcuni gradini, si imbocca un sentiero che sale tra i muri a secco. Si raggiunge così la strada, dapprima carrozzabile, che dalla frazione sale all’alpeggio di Seremò̠n.
Si segue la strada per Seremò̠n compiendo un ampio tornante sulla destra, quindi, al tornante successivo (in corrispondenza di alcune reti di contenimento) è possibile imboccare un sentiero (bolli rossi) che taglia le successive svolte della strada e, passando per una piccola Barma, si ricongiunge con questa all’altezza dei resti di una fornace per la calce (3).
Poco oltre la fornace, seguendo la strada si raggiunge località Seremò̠n: di qui l’itinerario prosegue a destra, in direzione di La Nâche e del lago di Ville; al ritorno si giungerà invece a Seremò̠n da sinistra, proveniendo da Vianad. Si sale dunque alla nostra destra, seguendo la ripida mulattiera che costeggia i pascoli e le costruzioni di Seremò̠n: è consigliabile evitare i sentieri che se ne distaccano sulla destra (indicazioni per il “lago”) perché costringono a una lunga deviazione. In questo tratto la mulattiera è piuttosto ripida e sconnessa, ma in breve porta a raggiungere la località di la Na̠htse (4).
Attraversati i pascoli lungo una mulattiera lastricata, si costeggia una fontana e si riprende a salire seguendo un bel sentiero sino al colle.
A questo punto è necessario ignorare il sentiero che prosegue la salita lungo la dorsale, in direzione del Lago di Villa, e attraversare invece il pianoro del colle per scendere in direzione di Montjovet (5). Qui il sentiero si addentra in una bellissima pineta, e in breve si raggiungono i resti di una seconda fornace per la calce (6).
Dalla fornace si prosegue lungo il sentiero, finché questo non incontra una strada sterrata: si prosegue ora a destra (in lieve salita), fino a raggiungere la località Chambis (Tchambi̠s Damo̠u̠n e Dèzo̠t), dove sorge un bed&breakfast. Costeggiando l’ampio giardino della grande casa ristrutturata, si prosegue ora su asfalto in direzione della frazione di Barmachande (7), ignorando le varie deviazioni verso destra che conducono al Col d’Arlaz. Giunti alla frazione, la si attraversa, quindi si scende un tratto di strada asfaltata per poi rientrare (svoltando a sinistra) nella sezione inferiore dell’abitato, dove sorge una cappella dedicata a San Giovanni Battista.
Si attraversa quindi il prato antistante alla cappella, fino a reperire un’originale palizzata costruita con vecchi sci da fondo. La palizzata delimita il sentiero che scende a Reclou(8), che a seconda delle stagioni può essere caratterizzato da una vegetazione piuttosto rigogliosa, ma che si riesce a seguire, lungo alcuni tornati, finché non raggiunge la carrozzabile nei pressi della borgata.
Dopo essere discesi lungo le viuzze lastricate della borgata, si ritrovano le indicazioni per Verrès (sentieri 3 e 103), che ci fanno attraversare alcune aree pascolive, dapprima lungo ampie strade sterrate, quindi seguendo sentieri ben segnalati che dolcemente ci portano a scendere fino a Vianad (9).
Qui la larghezza della strada progressivamente si riduce, e in breve ridiventa un sentiero, che si percorre il leggera salita, seguendo l’andamento del versante. In questo tratto, ci troviamo esattamente sopra il corso della Dora e, in assenza di fogliame, è possibile distinguere bene tutte le infrastrutture che caratterizzano il fondovalle (ferrovia, autostrada, capannoni di varie industrie) (10).
Sempre proseguendo lungo il sentiero, si giunge quindi a un ampio balcone su Verrès e su Torille, dal quale in breve si ritorna a Seremò̠n. Di qui, è possibile rientrare a Torille ritornando sui propri passi, oppure più comodamente seguiendo la strada sterrata, che con tre ampi tornanti ci riporta alla frazione, e quindi al parcheggio.
canapa.
Punti di interesse & Approfondimenti
1: Verrès
📍 Località: Verrès
🏘️ Caratteristica principale: Borgo storico di fondovalle, punto di partenza dell’itinerario e crocevia di percorsi rurali e industriali
Il comune di Verrès, da quando disponiamo dei dati dei censimenti ufficiali dello Stato italiano, non ha mai raggiunto i tremila abitanti; ciò nonostante, già al semplice passaggio saltano agli occhi le testimonianze architettoniche di almeno due periodi storici in cui il centro era investito di una notevole importanza. Sebbene il borgo di Verrès dovesse esistere già in epoca romana (la via delle Gallie doveva attraversare l’Evançon nei pressi del paese, e qualcuno sostiene di averne riconosciuti i resti archeologici nei pressi di Villa Agosti – Quey 2010: 12), poiché compariva sulla Tabula Peutingeriana (una sorta di carta stradale romana) come tappa intermedia tra Ivrea e Aosta, le principali costruzioni del borgo, il castello e la Collegiata di Saint-Gilles, risalgono all’epoca medievale; in particolare il castello deve il suo aspetto attuale alla famiglia Challant (cfr. § X). Il secondo periodo che ha fortemente segnato il paesaggio di Verrès è quello industriale: già tra il Sette e l’Ottocento il paese fu sede di un’importante industria metallurgica (Baudin 2010), che lavorava il minerale estratto nei comuni limitrofi (cfr. § X) e quello proveniente da Traversella, in Piemonte, causando il malcontento della popolazione locale per l’afflusso di manodopera specializzata da fuori regione, per l’impatto dei fumi sui coltivi e per il sovrasfruttamento dei boschi per la produzione di carbone. Chiusa quella prima esperienza, sarà poi all’inizio del Novecento che la comunità di Verrès vedrà sorgere numerosi insediamenti industriali, che sfruttavano le acque della Dora e dell’Evançon per azionare i macchinari: tra le molte industrie (Bovo, Alliod 2010) va ricordato il cotonificio Brambilla, che con l’annesso stabilimento di produzione di fertilizzanti azotati (“la chimica”) ha dato lavoro a molte persone, per lo più immigrate da altre regioni d’Italia.
2: Torrille

📍 Località: Verrès
🚶 Caratteristica principale: Frazione di accesso all’itinerario, con fontane, cappelle e lavatoi legati alla vita quotidiana rurale
Il villaggio di Torœ̠ye fu sede, nel XIII sec, della minuscola signoria feudale retta dai Signori de Turrillia, che comprendeva, oltre all’abitato, alcune insulae nella piana della Dora (Liviero, Tognan 2010: 44 e segg). Nei pressi del villaggio passava l’importante strada che collegava Ivrea con Aosta, che qui si incrociava con una strada che dal villaggio
portava alla Dora. A Torille esisteva una casaforte, presumibilmente controllata dai De Turrillia, della quale non rimangono tracce. Il villaggio era rifornito di acqua per l’irrigazione da una branca del Ru d’Arlaz (cfr. § X); per alcuni secoli, la piana di Torille, in Grangeta (oggi le Grandzè̠tte, tra l’attuale pedaggio autostradale e Torille) ha ospitato un lago: le ultime tracce documentarie risalgono all’inizio XVI sec., quando verosimilmente delle attività di bonifica lo hanno portato al prosciugamento (Liviero, Tognan 2010: 42-43). L’attuale cappella, dedicata a Santa Barbara, è del 1877: la cappella precedente, dedicata a San Giacomo, è stata distrutta per far posto alla ferrovia.
3: La fornace di Pian Cornèt

📍 Località: tra Torrille e Seremòn
🔥 Caratteristica principale: Resti di antica fornace per la calce lungo un tratto di sentiero con barma
In località Pia̠n Cornè̠t si distinguono ancora i resti in muratura di una fornace per la calce: un muro circolare racchiude un vano, nel quale oggi si sono accumulati strame e rovi. Per quello che ne sappiamo, le ultime infornate di calce in valle d’Aosta si sono tenute attorno alla Seconda guerra mondiale (Remacle 2015: 108).
Semplificando, il ciclo della calce si compie in quattro momenti: la selezione del calcare, la cottura, lo spegnimento e la carbonatazione (AFIC 2015: 31). Dapprima è necessario individuare e raccogliere il calcare, bilanciando la ricerca della qualità con la vicinanza del sito di estrazione alla fornace prima, e ai luoghi d’utilizzo della calce poi. Il calcare viene dunque stipato nelle apposite fornaci, nelle quali, tramite combustione di legna o di altri materiali, viene portato a 900gradi, temperatura alla quale il carbonato di calcio si decompone in ossido di calcio (calce viva) e anidride carbonica. La calce viva viene quindi “spenta” mettendola a contatto con l’acqua, che provoca una reazione chimica che sprigiona calore e la trasforma in idrossido di calcio (una polvere bianca). L’ultima trasformazione, in carbonato di calcio, è piuttosto lenta e avviene quando la calce viene messa in opera, grazie all’acqua e all’anidride carbonica. Nei vecchi forni della Valle d’Aosta il tempo necessario per la produzione della calce era di circa 3-4 giorni (Castello 2015: 55).
Quelli che si possono notare a Pia̠n Cornè̠t sono i resti di una fornace di tipo periodico (a funzionamento intermittente), il cui impianto è pressoché lo stesso sin dall’epoca romana: un cilindro, la cui altezza è in genere il doppio della base, leggermente rastremato verso l’alto, formato da murature molto spesse (oltre un metro) in pietra dura. Per facilitare le operazioni di carico, le fornaci erano in genere addossate al pendio a monte, come in questo caso.
4: La Nâche

📍 Località: sopra Seremòn
⛰️ Caratteristica principale: Alpeggio su pendio con fontana, pascoli e mulattiera lastricata
Il villaggio di La Na̠htse, che comprende due piccoli nuclei abitativi, era un tempo abitato tutto l’anno: i campi terrazzati erano coltivati a segale e a patate, e l’area era irrigata grazie a una derivazione del Ru d’Arlaz (cfr. § X). Ancora oggi la mulattiera passa a fianco a una bella fontana, e i prati sono falciati per la raccolta del fieno. Si distinguono anche alcuni castagneti.
5: Montjovet (Mondjovèt)
📍 Località: Montjovet
🌲 Caratteristica principale: Accesso da colle boscoso, immerso in una pineta attraversata da sentieri e antiche vie di comunicazione
Il comune di Montjovet, da quando disponiamo dei censimenti dello Stato, non ha mai raggiunto i duemila abitanti; inoltre, la popolazione è distribuita in oltre cinquanta villaggi e frazioni (nessun altro comune valdostano ne ha così tante!) disposti lungo i due versanti della Dora. Sul territorio è possibile rinvenire resti di una frequentazione preistorica (Cout 2018: 35), così come permangono tracce archeologiche del passaggio della via delle Gallie d’epoca romana. Se per i secoli altomedievali non disponiamo, né qui né altrove, di documentazione, risalgono probabilmente al basso medioevo i castelli di Chenal e di Saint-Germain, per come li conosciamo oggi; la fondazione di quest’ultimo, che sovrasta la forra che la Dora ha scavato, nei secoli, tra l’alta e la bassa Valle d’Aosta, è fatta risalire dalla tradizione al V secolo (Aa Vv 1988). Proprio per facilitare il transito di persone e merci in questo tratto della Valle, i Savoia fecero scavare, nella seconda metà del Settecento, la cosiddetta “Mongiovetta”, una nuova strada che collegava Courmayeur, Pré-Saint-Didiet e Saint-Vincent (e le loro terme) a Ivrea e alla pianura piemontese.

6: Fornace di Montjovet

📍 Località: Montjovet
🏗️ Caratteristica principale: Resti di un secondo impianto di produzione della calce in ambiente forestale
Anche questa fornace, come quella di Pia̠n Cornè̠t, è attualmente circondata dal bosco: quando erano in funzione, le fornaci dovevano però sorgere in ampie radure: un editto del 1757 fissava l’ampiezza minima del diametro della radura in 75 metri, per evitare il rischio d’incendio (Remacle 2015: 87).
Se l’eccessiva vicinanza al bosco era da evitare, d’altro canto il volume di legname necessario per la cottura della calce era notevole, e le fornaci venivano costruite nelle vicinanze dei boschi da cui questo veniva tagliato (la qualità o la stagionatura della legna non erano particolarmente rilevanti: le alte temperature assicuravano comunque la combustione).
Anche questa fornace presenta una sola apertura, in basso verso valle, dalla quale si introduceva il legname e si estraeva la calce. Le pietre calcaree venivano disposte nella fornace sapientemente, in modo da formare una volta sovrastante la camera di combustione, e da lasciare aperto qualche camino per l’aereazione. Le pietre venivano quindi accatastate sopra la volta in modo che le più piccole fossero più lontane dal fuoco, per favorire la cottura omogenea di tutto il calcare disposto nella fornace. Le pietre erano poi ricoperte di zolle di terra, per mantenere il calore, non senza lasciare alcuni sfiatatoi.
Il segno dell’avvenuta cottura era dato dalla diminuzione del volume, in percentuale anche molto diversa in base alla qualità del materiale di partenza. Si chiudeva quindi la bocca del forno, per permettere alla calce di raffreddarsi senza entrare in contatto con l’aria, quindi si estraevano le pietre cotte, per passare alla fase di spegnimento.
Le fornaci erano in genere costruite a valle delle cave di calcare: è possibile che le due fornaci incontrate sul percorso si rifornissero a una stessa cava (cfr. § X).
7: Barmachande

📍 Località: Montjovet
🏡 Caratteristica principale: Frazione rurale con architettura tradizionale e cappella dedicata a San Giovanni Battista
Barmatcha̠nde è un grande villaggio, composto da due nuclei, con alcuni edifici risalenti al XVI e al XVII secolo. Notevoli il forno, ricavato sotto una sporgenza rocciosa poco a monte del villaggio, e la cappella, edificata nei pressi della porzione inferiore del villaggio e benedetta nel 1878, da cui si gode di una bella vista sulla Valle.
Nei pressi del villaggio vi è una località denominata Pra Pœchœ̠nna, (etimologicamente “prato piscina”): si tratta ancora oggi di un luogo umido, che un tempo veniva utilizzato per la macerazione della canapa.
La coltivazione e la trasformazione in filati della canapa era molto diffusa in Valle d’Aosta fino alla prima metà del secolo scorso (Dini 2009).
La canapa veniva seminata, in primavera, su terreni ricchi, lavorati in profondità e ben esposti al sole. Essendo una pianta dioica, presenta esemplari maschi (che arrivano prima a maturazione) ed esemplari femmine (che arrivano dopo a maturazione, e portano i semi che saranno utilizzati l’anno successivo): popolarmente vengono considerate maschili le piante biologicamente femminili e viceversa. Dopo il raccolto, le piante sono messe a essiccare, in modo che, con la battitura, le foglie si stacchino dallo stelo; quindi, gli steli vengono raccolti in covoni della stessa lunghezza e vengono portati nell’area di macerazione. Nei bacini, dove l’acqua deve scorrere, i covoni sono mantenuti sotto il pelo dell’acqua da grosse pietre per alcune settimane, sorvegliando che non si avvii il processo di decomposizione. Spesso lo stesso maceratoio serviva a diverse famiglie contemporaneamente: allora la canapa degli uni era divisa da quella degli altri mediante dei bastoni piantati nel fondo del bacino (Martinet 1979: 64).
8: Reclou

📍 Località: Montjovet
🌿 Caratteristica principale: Sentiero tra vegetazione rigogliosa e borgata con viuzze lastricate
Requio̠ è un ampio villaggio raccolto dietro lo Crœtchó̠n dou Cre, una piccola dorsale che protegge l’abitato verso nord-ovest. La frazione conserva ancora un antico torchio, in una struttura un po’ appartata e recentemente risanata, un forno, all’interno del villaggio, anch’esso restaurato e una scuola, chiusa tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento.
Tra Reclou e Barmachande si possono ancora intravedere i resti dei macchinari che testimoniano l’estrazione di calcescisto nella zona, attività che ha rivestito una notevole importanza nell’economia locale (Cout 2018: 81, 93): è probabile che nelle fornaci che abbiamo incontrato lungo il percorso venisse cotto il minerale estratto qui.
Tra i due villaggi, in località Quia̠ d’A̠rba, si trovano alcuni ruderi che, secondo la tradizione, sarebbero appartenuti a un ricco nobiluomo, Monsieur Lo Dru. Si narra che, la notte di Natale, uno straniero fosse giunto in zona chiedendo indicazioni per la casa di Lo Dru, dove il nobile avrebbe nascosto un tesoro. A partire da quel giorno, anche i bambini dei villaggi vicini avrebbero pregato lo spirito del Nobile di indicare loro il nascondiglio del tesoro, apparentemente senza successo.
9: Vianad

📍 Località: Montjovet
🚜 Caratteristica principale: Area agricola e di transito con tratti boschivi fioriti e collegamenti verso i Nes
Si tratta di una piccola borgata, al confine con Verrès, circondata da prati, campi e orti. La zona è irrigata dal Ru d’Arlaz.
10: I Nes nella piana di Torrille

📍 Località: Verrès
🪵 Caratteristica principale: Resti di tradizionali maceratoi per la canapa, immersi in un contesto agricolo e panoramico
Da qui si gode di un ampio panorama sul fondovalle della Dora, che oggi è occupato dalla ferrovia, dall’autostrada e da numerosi complessi agricoli e industriali, ma che un tempo possiamo immaginare come una distesa di acque e campi: il corso della Dora, non irreggimentato, doveva diramarsi in molti corsi d’acqua minori, che ritagliavano delle isole di
terreno alluvionale. Il ricordo di questa conformazione si è cristallizzato nel toponimo Li̠lla, l’“isola”, che indica un’ampia zona della piana sotto Torille: in quest’area era coltivata la canapa, e già nel medioevo abbiamo fonti documentarie che testimoniano la presenza di neys (Cout 2010: 43), i maceratoi per la canapa (ancora oggi, una zona porta il nome di le Nés).
Dopo la macerazione, i covoni venivano disposti verticalmente lungo un muro, al sole, fino all’essicazione completa. Per strappare le fibre dal fusto era infatti necessario che questo fosse abbastanza secco da rompersi agevolmente: si procedeva quindi, con le mani, a strappare, con movimenti energici, le fibre dal legno che le conteneva: queste venivano poi raccolte in trecce durante le veglie autunnali. Queste fibre grezze erano quindi portate al frantoio (una sorta di mulino con una ruota verticale che gira su un basamento in pietra orizzontale incavata) per essere stigliate, in modo da liberarle dalle parti legnose residue (il canapulo). La fibra lavorata al frantoio veniva quindi cardata, con pettini progressivamente più fitti, a seconda della qualità di filato che si voleva ottenere. Alla fine della cardatura, sui pettini rimaneva la stoppa, che veniva utilizzata per confezionare dei cordami. A questo punto, la canapa era pronta per essere avvolta su una conocchia e filata con lo stesso filatoio che si usava per la lana; si ottenevano così delle matasse che venivano lavate con la cenere, per liberarle degli ultimi frammenti di cellulosa. Una volta asciugate, le matasse venivano quindi dipanate su un arcolaio e raccolte in gomitoli, che sarebbero poi serviti per tessere la tela di canapa.
Mentre la coltivazione e la macerazione della canapa erano portate avanti familiarmente, per la cardatura e per la tessitura si ricorreva spesso a professionisti – a Champorcher, per esempio, vi erano delle esperte tessitrici (Martinet 1979: 69).
Bibliografia
Aa Vv 1988. Montjovet. [Aoste]: Région autonome Vallée d’Aoste. Assessorat de l’instruction publique.
AFIC 2015 = Associazione Forum Italiano Calce 2015. «La calce in architettura: storia, tecnologia, utilizzi». In Savoir Faire Savoir. Gli usi tradizionali della calce in Valle d’Aosta, 13–53. Aosta: Regione Autonoma Valle d’Aosta.
Baudin, Fausta 2010. «La metallurgia del ferro tra XVIII e inizio XIX secolo». In Verrès una storia lunga più di 2000 anni, 155–67. Verrès: Comune di Verrès.
Bovo, Ezia e Ezio Alliod 2010. «La seconda industrializzazione». In Verrès una storia lunga più di 2000 anni, 231–52. Verrès: Comune di Verrès.
Castello, Paolo 2015. «Le rocce utilizzabili per la produzione della calce in Valle d’Aosta e i forni da calce nel vallone del torrente Fornolles, a Brusson». In Savoir Faire Savoir. Gli usi tradizionali della calce in Valle d’Aosta, 53–72. Aosta: Regione Autonoma Valle d’Aosta.
Cout, Orfeo 2018. Montjovet storia di un paese e della sua gente. 2. ed. Aosta: Le château.
Dini, Simona 2009. «Le chanvre en Vallée d’Aoste: mémoires et témoignages d’un travail d’autrefois». Nouvelles du Centre d’études francoprovençales René Willien 59:16–30.
Favre, Saverio, Laura Saudin, Ivana Cunéaz e Raffaella Lucianaz, a c. di 2015. Savoir Faire savoir. Gli usi tradizionali della calce in Valle d’Aosta. Aosta: Regione Autonoma Valle d’Aosta.
Liviero, Alessandro e Enrico Tognan 2010. «Il medioevo». In Verrès una storia lunga più di 2000 anni, 17–50. Verrès: Comune di Verrès.
Martinet, C 1979. «Le chanvre. De la graine à la toile». Lo Flambò 4:59–70.
Perron, Marco 1994. «La culture du chanvre d’après les données de L’APV». Nouvelles du Centre d’études francoprovençales René Willien30:36–47.
Quey, Daniel, a c. di 2010. Verrès una storia lunga più di 2000 anni. Verrès: Comune di Verrès.
Quey, Daniel 2010. «Le epoche remote». In Verrès una storia lunga più di 2000 anni, 11–14. Verrès: Comune di Verrès.
Remacle, Claudine 2015. «Les fours à chaux périodiques». In Savoir Faire Savoir. Gli usi tradizionali della calce in Valle d’Aosta, 85–110. Aosta: Regione Autonoma Valle d’Aosta.

