Sulla collina di Montjovet
Mappa dell’itinerario
Statistiche dell’itinerario
| Lunghezza | 18km |
| Dislivello | 480m D+ |
| Durata | 2h 30m |
| Stagioni | autunno, inverno, primavera |
| Mezzo | e-bike, gravel, mtb, city bike |
| Difficoltà | media |
Panoramica dell’itinerario
Il percorso ad anello si svolge interamente nel comune di Montjovet, dalla storia molto antica. Questa porzione di territorio fu abitata sin dal Neolitico, come testimoniano i ritrovamenti archeologici e le iscrizioni rupestri in località Chenal. Nel Medioevo divenne un centro importante grazie alla riscossione delle gabelle. La posizione geografica di Montjovet, situato tra la Valle Centrale e la Bassa Valle d’Aosta, lo ha reso un punto di passaggio obbligato verso la Francia, la Svizzera e la pianura piemontese.
L’itinerario si snoda lungo strade secondarie, brevi tratti di facile sterrato e un brevissimo tratto di strada statale. Presenta alcune salite medio-impegnative ed è adatto a ciclisti di livello intermedio; l’utilizzo di una e-bike ne facilita notevolmente la percorrenza.
Il percorso attraversa versanti a solatìo e a bacìo, offrendo splendidi scorci sulla Bassa Valle, Saint-Vincent e la Valle Centrale. Durante la pedalata si attraversano alcune delle oltre 50 frazioni che compongono il comune di Montjovet, molte delle quali ancora abitate.
L’itinerario è percorribile tutto l’anno, ma le stagioni migliori per la gradevolezza delle temperature e la bellezza dei paesaggi sono la primavera e l’autunno. Il tempo medio di percorrenza è di circa due ore e trenta minuti senza pause, ma si consiglia di organizzare la pedalata prevedendo soste e deviazioni per visitare i villaggi di Montjovet, in particolare Bourg, antico borgo medievale.
Per raggiungere Montjovet
Il comune di Montjovet è raggiungibile tramite autobus delle linee “Pont-Saint-Martin-Aosta” e “Circolare Carema – Montjovet”, gestite dalla compagnia V.I.T.A., con corse effettuate ogni ora circa. È possibile consultare gli orari sul sito VITA Group. La fermata Nigra è la più comoda per questo itinerario.
In auto, arrivando sia da Torino sia da Aosta, dal casello autostradale di Verrès si segue sulla S.S. 26 fino al comune di Montjovet. È possibile parcheggiare presso il campo sportivo di Montjovet.
Descrizione del percorso
L’itinerario prende il via dal parcheggio del campo sportivo di Montjovet, in località Berriaz. Alla rotonda, appena usciti dal parcheggio, si imbocca la seconda uscita, prendendo la strada che, con alcuni tornanti, sale in frazione Muret. Si continua fino a raggiungere Vignola, dove si può ammirare una meridiana risalente al 1815, dipinta sulla facciata di una vecchia casa accanto alla fontana (1). Da Vignola si ignora l’indicazione per Toffo e si continua a salire in direzione di Leche fino a raggiungere il bivio per frazione Gaspard. Qui è possibile effettuare una breve deviazione per visitare un uliveto, accessibile previo contatto con il proprietario per una visita guidata. Il panorama sul fondovalle e le montagne circostanti è particolarmente suggestivo in primavera e autunno, quando le piante di olivo contrastano con le cime innevate (2).
Si ritorna sulla strada principale e si continua in salita verso Petit Hoel. Qui le pendenze si fanno più dolci e il paesaggio alterna giardini, prati, vigneti e boschi di castagno. Si prosegue fino a Tron, deviando verso Ciséran. Dopo gli ultimi metri di salita, si scende fino a Ciséran, dove si può ammirare un antico forno restaurato nei primi anni 2000 (3).
Proseguendo in discesa verso Saint-Germain, si oltrepassano sulla destra i resti del castello di Chenal (XIII-XV secolo) (4). È possibile fare una deviazione per vedere incisioni rupestri e coppelle preistoriche, mentre il castello non è visitabile poiché in rovina. Arrivati a Saint-Germain, una sosta è d’obbligo per ammirare il borgo, arroccato sulla gola della Dora Baltea, con la sua chiesa (5) e il castello medievale (6), strategico nella storia valdostana ma oggi in stato di abbandono.
Si scende poi verso Le Balmas e si imbocca la suggestiva Via delle Gallie fino a Toffo, dove sono visibili segni dei carri e tagli nella roccia dell’epoca romana (7). Qui il percorso diventa pianeggiante, offrendo una vista panoramica tra vigneti e oliveti. Giunti a Toffo, si scende verso Broccard, attraversando la S.S. 26, e si prosegue verso la frazione Le Bourg, pedalando sotto il cavalcavia dell’autostrada. Bourg merita una visita per le sue finestre ad arco carenato, affreschi e insegne storiche, oltre alla chiesa di San Rocco, situata su uno sperone roccioso (8).
Terminata la visita, si segue la via lungo la Dora Baltea, senza rientrare sulla S.S. 26. Sotto il cavalcavia, si svolta a destra, attraversando il ponte per l’altra sponda. Si continua su una strada secondaria passando per le frazioni di Meran e Oley. Giunti a Oley, si attraversa nuovamente la Dora e si segue un breve tratto di strada statale fino a tornare al campo sportivo.
L’itinerario è percorribile tutto l’anno, ma le stagioni migliori per la gradevolezza delle temperature e la bellezza dei paesaggi sono la primavera e l’autunno. Il tempo medio di percorrenza è di circa due ore e trenta minuti senza pause, ma si consiglia di prevedere soste per visitare i villaggi lungo il percorso, in particolare Bourg, antico borgo medievale.
Punti di interesse & Approfondimenti
1: La meridiana del 1815 a Vignola
📍 Località: Vignola, Montjovet
⏳ Caratteristica principale: Meridiana storica del 1815 dipinta sulla facciata di un edificio
L’itinerario inizia dal parcheggio del campo sportivo di Montjovet, in località Berriaz, e attraversa una serie di tornanti in salita che portano alla frazione Muret. Proseguendo lungo la strada, si arriva a Vignola, un piccolo borgo che custodisce un’interessante testimonianza del passato: una meridiana dipinta risalente al 1815, situata sulla facciata di una vecchia casa accanto alla fontana del paese.
Questa meridiana, realizzata con tecniche tradizionali, rappresentava un metodo pratico ed efficace per misurare il tempo solare prima dell’avvento degli orologi meccanici.
2: Oliveto in frazione Gaspard

📍 Località: Frazione Gaspard, Montjovet
🌿 Caratteristica principale: Uliveto privato con vista panoramica sul fondovalle e sulle montagne
Proseguendo da Vignola, si continua a salire in direzione di Leche, ignorando l’indicazione per Toffo, fino a raggiungere il bivio per la frazione Gaspard. Qui è possibile effettuare una breve deviazione per visitare un uliveto privato, accessibile solo previo contatto con il proprietario per una visita guidata.
Questo uliveto rappresenta una rarità nella Valle d’Aosta, dove la coltivazione dell’olivo è limitata a poche zone selezionate grazie a condizioni climatiche favorevoli. Il contrasto tra le piante di olivo e il paesaggio alpino circostante rende il panorama particolarmente suggestivo, soprattutto in primavera e autunno, quando le cime innevate fanno da sfondo al verde argentato delle foglie.
Approfondimento “La coltivazione dell’olivo a Monjovet”
L’olivicoltura nel comune di Montjovet sta vivendo una fase di crescita, sostenuta dall’interesse crescente della popolazione locale. Gli uliveti presenti in Regione dimostrano come queste piante possano adattarsi anche ai territori montani.
Nel territorio di Montjovet si possono osservare alcuni uliveti, come in frazione Gaspard o lungo la strada romana delle Gallie. Sono presenti principalmente cultivar storiche come il Leccino, noto per la sua resistenza al freddo, il Pendolino, che si adatta bene alle basse temperature, e la cultivar Frantoio, tipica della Toscana, robusta e adatta alle condizioni pedoclimatiche valdostane.
Alcuni di questi uliveti si estendono su antichi terrazzamenti del 1700, un tempo dedicati alla vite e abbandonati negli ultimi decenni. Grazie a significativi lavori di disboscamento, manutenzione e recupero, è stato possibile ripristinare alcuni appezzamenti in disuso e valorizzare un patrimonio agricolo di grande importanza.
Il terreno, di origine morenica e ricco di sostanza organica, è ideale per la coltivazione degli ulivi. L’esposizione sud-sud-ovest favorisce la crescita delle piante, mentre un sistema di irrigazione, che sfrutta le acque provenienti dai “ru” della zona Baltea, garantisce un adeguato approvvigionamento idrico.
La raccolta delle olive avviene manualmente, impiegando tecniche tradizionali come la brucatura e l’abbacchiatura, contribuendo così a preservare la qualità del prodotto.
3: Il borgo di Ciséran


📍 Località: Ciséran, Montjovet
🏘️ Caratteristica principale: Forno comunitario storico
Dopo aver attraversato la frazione di Petit Hoel, dove il paesaggio si apre tra giardini, prati, vigneti e boschi di castagno, il percorso continua fino a Tron, per poi deviare verso Ciséran. Dopo un ultimo tratto in salita, la strada scende dolcemente fino al borgo, dove si trova un antico forno comunitario, restaurato nei primi anni 2000.
Questi forni rappresentavano un elemento fondamentale della vita nei villaggi alpini, utilizzati per la cottura collettiva del pane, che veniva preparato solo poche volte all’anno e conservato per lunghi periodi. Il forno di Ciséran è stato ripristinato per preservare la tradizione e viene occasionalmente utilizzato per eventi locali e dimostrazioni sulla panificazione tradizionale.
4: Il sito archeologico e il castello di Chenal
📍 Località: Saint-Germain, Montjovet
🏰 Caratteristica principale: Rovine di un castello medievale e incisioni rupestri preistoriche
Scendendo verso Saint-Germain, si oltrepassano sulla destra i resti del Castello di Chenal, una struttura risalente al XIII-XV secolo. Questo castello, oggi in rovina e non visitabile, era un’importante fortificazione medievale appartenuta alla famiglia Chenal, una delle casate locali più influenti.
Il sito offre la possibilità di effettuare una breve deviazione per osservare incisioni rupestri e coppelle preistoriche, testimonianza della presenza umana in questa zona fin dall’antichità. Questi segni incisi sulla pietra sono tipici di molte aree alpine e vengono interpretati come simboli legati a riti propiziatori o astronomici.
Approfondimento “Il castello e il sito archeologico di Chenal”
Edificato nel XIII secolo per volere della famiglia dei Signori di Chenal, il castello si erge in posizione strategica su una grande roccia montonata e in contatto visivo con il vicino castello di Saint-Germain. Durante il periodo medievale, fungeva principalmente da posto di blocco militare.
Inizialmente sotto il dominio dei signori di Montjovet, il castello passò sotto il controllo della famiglia Challant in seguito al matrimonio di Ebalo I di Challant con Alexie di Chenal, unica figlia dell’ultimo signore di Chenal. Questo ampliò il già vasto territorio signorile dei Challant, rafforzando il loro dominio sui passaggi strategici della Valle d’Aosta. Per garantire una dote adeguata alle quattro figlie, nel 1438 il conte François de Challant vendette il castello ad Amedeo VII di Savoia, rinunciando alla signoria.
Attualmente il castello è in stato di rovina e non è visitabile. Si trova lungo il percorso del Cammino Balteo e della Via Francigena.
Il castello è costruito in pietra, con pianta quadrangolare, e sorge su una grande roccia montonata. È realizzato con rocce di serpentinite, reperibili localmente ma soggette a rottura e sfaldatura sotto carico, e granito del Monte Bianco, ricavato dai massi erratici trasportati dal Ghiacciaio Balteo.
La parte più significativa dell’edificio sono i resti di una torre quadrata, i cui lati misurano ciascuno sei metri, che fungeva da torre di avvistamento e di controllo sulla principale via di transito.
Nelle vicinanze del castello si trova un sito archeologico con incisioni rupestri e tombe risalenti al Neolitico. Nel 1994 venne individuato il riparo inciso di Chenal, risalente a 6.000 anni fa e situato poco più a valle della già conosciuta roccia del Castello di Chenal. Gli studi archeologici hanno riconosciuto e analizzato nel dettaglio le incisioni rinvenute: tra le oltre trecento figure incise si possono osservare semicerchi concentrici, rettangoli con coppella al centro, quadrilateri irregolari, figure antropomorfe e zoomorfe. Tali studi hanno messo in luce la peculiarità di queste incisioni, nonché le assonanze iconografiche con le pitture rupestri dell’arco mediterraneo iberico e con l’iconografia dell’arte megalitica bretone.
5: La chiesa di Saint-Germain
📍 Località: Saint-Germain, Montjovet
⛪ Caratteristica principale: Chiesa medievale situata in un borgo panoramico sulla gola della Dora Baltea
Arrivati a Saint-Germain, una sosta è d’obbligo per ammirare il borgo, arroccato sulla gola della Dora Baltea e caratterizzato da edifici storici. Il centro del villaggio è dominato dalla Chiesa di Saint-Germain, un edificio medievale che conserva un’atmosfera autentica e raccolta.
La chiesa presenta elementi architettonici tipici dell’epoca, con una struttura sobria e un campanile che si affaccia sulla vallata sottostante. Il borgo circostante, con le sue case in pietra e le strette vie acciottolate, offre un viaggio nel tempo tra storia e tradizione alpina.
6: Il castello di Saint-Germain

📍 Località: Saint-Germain, Montjovet
🏰 Caratteristica principale: Antico castello medievale strategico, oggi in stato di abbandono
A poca distanza dalla chiesa si trovano i resti del Castello di Saint-Germain, una fortificazione che in passato ebbe un ruolo strategico nella storia valdostana. Costruito in posizione dominante sulla gola della Dora Baltea, il castello permetteva di controllare le principali vie di comunicazione della valle.
Oggi il castello è in stato di abbandono, ma le sue rovine raccontano ancora la storia delle lotte e delle alleanze che hanno caratterizzato questa regione nel corso dei secoli. Passeggiando nei dintorni, è possibile immaginare la sua grandezza originale e la vita all’interno delle sue mura fortificate.
Approfondimento “Il castello di Saint-Germain”
Il castello di Saint-Germain svetta imponente sulla gola scolpita dalla Dora Baltea. In passato, il castello è stato uno dei più strategici della Valle d’Aosta, insieme al Forte di Bard e al Châtel-Argent a Villeneuve. La sua posizione elevata, a metà strada tra i comuni di Verrès e Saint-Vincent, permetteva il controllo e la difesa sia della valle centrale sia del borgo situato alla base del promontorio roccioso.
Il castello fu edificato tra l’XI e XII secolo. La sua architettura rivela il tipico schema delle fortificazioni medievali primitive valdostane, con una torre centrale alta 19 metri circondata da una robusta cinta muraria. Interventi nel corso delle diverse epoche aggiunsero nuovi corpi di fabbrica e altre mura, che si estendono per un perimetro di circa 200 metri. Durante il periodo rinascimentale vennero aggiunte modanature in pietra e decorazioni per arricchire il profilo del castello, oltre a un bastione che spicca sul lato nord delle mura e a sistemi difensivi per l’uso di armi da fuoco.
L’accesso al castello avveniva (e avviene tutt’oggi) dal lato nord del promontorio di Montjovet, che permetteva di controllare facilmente l’ingresso, ed è in contatto visivo con il vicino casello di Chenal.
Il castello fu costruito per volere della nobile famiglia dei De Mongioveto, con lo scopo di controllare la strada sottostante e riscuotere pedaggi. Nella seconda metà del 1200, l’edificio passò ai Savoia; pochi anni dopo, nel 1295, divenne proprietà della famiglia Challant, che lo ricevette in cambio della cessione del viscontato di Aosta.
Il castello ritornò alla ribalta nel 1377, quando Ibleto di Challant vi tenne prigioniero il vescovo di Vercelli per costringerlo a cedere Biella al Conte di Savoia.
Nel 1438, Francesco di Challant lo restituì ai Savoia, cedendo la castellania. A partire da questo periodo, l’edificio fu ampliato e migliorato, con l’aggiornamento delle difese alle nuove tecniche militari. Nel 1661, Carlo Emanuele II di Savoia ordinò l’abbandono e la distruzione ad arte del castello per evitare che venisse occupato da forze nemiche. All’inizio del XVIII secolo, il castello era ormai in completo stato di rovina.
Attualmente, il castello è ancora in stato di rovina e non è possibile accedervi per pericolo crolli.
7: La strada romana delle Gallie

📍 Località: Toffo, Montjovet
🏛️ Caratteristica principale: Antico tracciato romano con segni visibili dei carri incisi nella roccia
Scendendo verso Le Balmas, il percorso si snoda lungo un tratto della storica Via delle Gallie, l’antica strada romana che attraversava la Valle d’Aosta, collegando la Pianura Padana con le Alpi. Questo itinerario, utilizzato per secoli da eserciti, mercanti e viandanti, conserva ancora oggi tracce evidenti del suo passato.
A Toffo, si possono osservare segni incisi nella roccia, lasciati dai carri romani che percorrevano questa via oltre duemila anni fa. Inoltre, si notano tagli nella roccia, realizzati per agevolare il passaggio lungo i tratti più impervi del percorso.
8: Le Bourg

📍 Località: Le Bourg, Montjovet
🏘️ Caratteristica principale: Borgo storico con architettura medievale e chiesa panoramica su uno sperone roccioso
Dopo aver attraversato la S.S. 26 e il cavalcavia dell’autostrada, il percorso conduce nella frazione di Le Bourg, un piccolo borgo dal fascino antico che merita una visita per i suoi dettagli architettonici unici.
Passeggiando tra le sue vie, si possono ammirare finestre ad arco carenato, decorazioni affrescate e insegne storiche che raccontano la lunga tradizione del villaggio. L’atmosfera autentica e la presenza di elementi architettonici ben conservati fanno di Le Bourg un interessante esempio di borgo valdostano.
Dominando il paese dall’alto, la Chiesa di San Rocco sorge su uno sperone roccioso, creando un effetto scenografico spettacolare. Questo edificio sacro, caratterizzato da una struttura semplice e austera, è dedicato a San Rocco, il santo protettore contro la peste, molto venerato nelle comunità alpine.
Approfondimento “Le Bourg”
La frazione Bourg è il nucleo abitativo più antico del comune di Montjovet e sorge a lato della Dora Baltea, dominato dal promontorio roccioso su cui si erge il castello di Saint-Germain. In epoca feudale, il borgo conobbe un periodo di forte sviluppo grazie al ruolo di controllo della viabilità e alla riscossione di pedaggi. L’abitato si sviluppa lungo un’unica via centrale (l’attuale via Roma), dall’ingresso del borgo alla chiesa di Santa Maria situata al termine della strada. La maggior parte delle case del borgo presenta un’architettura semplice e austera, ma si possono ammirare particolari architettonici e artistici di pregio, tra cui finestre a crociera, archi carenati, affreschi e un portale datato 1585.
Il borgo era tappa obbligata dei tanti viaggiatori e pellegrini che percorrevano la Valle d’Aosta e per questo motivo nel 1309 sorse un ospizio in prossimità della chiesa di Santa Maria, fondato dal curato di Saint-Germain. L’ospizio era posizionato vicino al bivio tra la strada principale del borgo e il sentiero che portava al ponte per l’attraversamento della Dora Baltea.
La cappella di Santa Maria, al termine della via centrale, svolse la funzione di chiesa parrocchiale fino al 1843. Costruita tra l’XI e il XII secolo, è l’edificio religioso più antico di Montjovet. Nel corso del tempo venne rimaneggiato più volte; fu demolito, poi ricostruito e riconsacrato nel 1700, quando venne dedicato a San Rocco. Dell’antica chiesa resta solo il campanile, che presenta aperture a bifora e cuspide esagonale.
Nel 1771 l’antica via che passava per il borgo venne soppiantata dalla costruzione della “Mongiovetta”, la strada ancora oggi in uso (l’attuale S.S. 26) che corre a mezzacosta sopra il borgo. La “Mongiovetta” fu voluta da Re Carlo Emanuele III per raggiungere più agevolmente le mete di villeggiatura turistica ed escluse il borgo dal tracciato, causando un progressivo decadimento di quest’ultimo. Nel corso delle epoche successive, il borgo venne gradualmente “separato” dal resto del comune di Montjovet con la costruzione della ferrovia alla fine dell’Ottocento, e dell’autostrada negli anni Sessanta del Novecento.


Approfondimento su Montjovet
Il comune di Montjovet si estende per circa 18,7 km² sui due versanti della Dora, caratterizzandosi per un ambiente naturale variegato e una grande ricchezza geomorfologica. Il versante destro orografico, con forme aspre e dirupate, si eleva dai 370 metri della piana fino ai 2.172 metri del Mont Lyan. In contrasto, il versante sinistro offre pendii moderati e terrazzi prativi, culminanti a poco oltre i 1.000 metri con la panoramica balconata del Croux d’Arlaz, spartiacque tra la Valle della Dora e la Valle dell’Evançon. Tra le attrazioni naturali spiccano la forra della Mongiovetta, una profonda incisione nella roccia di oltre due chilometri scavata dalla Dora Baltea e situata a nord della frazione Le Bourg, numerose rocce montonate e massi erratici. Vi si trovano inoltre castagneti secolari a Ciseran e Gettaz e foreste di larice e abete bianco sul Mont Lyan.
Grazie alla sua posizione geografica, all’incrocio tra l’alta e la bassa valle, Montjovet ha sempre avuto un ruolo strategico per il controllo della Valle della Dora, la valle centrale della Valle d’Aosta. Nel Medioevo, tale caratteristica attirò l’interesse dei signori valdostani che vi costruirono due castelli: Saint-Germain nel X secolo e Chenal nel XII secolo. Tuttavia, Montjovet fu abitato ben prima del Medioevo. Le prime tracce di insediamenti umani risalgono al Neolitico, come testimoniano il sito funebre in località Fiusey, portato alla luce dagli scavi di Ernesto Schiaparelli nel 1909, e le incisioni rupestri a Chenal. All’età del Ferro e dei Salassi risalgono invece i resti di un insediamento con murature a secco e una piccola necropoli a Ciseran, che include la sepoltura del “Salasso di Mongiovet”.
Oggi il comune conta 56 frazioni, molte delle quali ancora abitate. L’antico Borgo conserva abitazioni del XVI e XVII secolo lungo la sua via principale.
Bibliografia
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Comune di Montjovet, https://www.comune.montjovet.ao.it/

