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L’éva dell’Evançon tra Challand-Saint-Victor, Challand-Saint-Anselme ed Émarèse

Mappa dell’itinerario

Statistiche dell’itinerario

Lunghezza15/18 km
Dislivello500/700 m D+
Durata5/7 h
Stagioniautunno, inverno, primavera, estate
Mezzoa piedi
Difficoltàimpegnativo
Scarica Itinerario Émarèse
Scarica Itinerario principale

Panoramica dell’itinerario

L’itinerario principale si svolge per lo più a una quota prossima ai 1.000 metri; il percorso attraversa alcuni pascoli, ma in generale si tiene nel bosco: si tratta dunque di un’escursione che è possibile svolgere in tutte le stagioni, ma che richiede la giornata intera per essere compiuta. Infatti, oltre al considerevole sviluppo, bisogna tenere conto del fatto che diversi tratti dell’itinerario (anche al rientro) sono in salita. 

Dal Col d’Arlaz parte la variante qui proposta, che segue lo scorrere del Ru d’Arlaz fino a raggiungere il comune di Émarèse, da dove rientra con un percorso facile e quasi pianeggiante, adatto anche alle biciclette (se si mantiene la partenza da Ville di Challand-Saint-Victor, con la bicicletta è consigliabile seguire l’asfalto fino al Lago di Ville, e quindi raggiungere il Col d’Arlaz dal versante di Montjovet, per ampie strade sterrate; dopo aver percorso l’anello proposto – meglio se in senso inverso, con la bici si rientra a Ville dalla strada asfaltata del Col d’Arlaz).

Per raggiungere Challand-Saint-Victor

I comuni della Val d’Ayas sono collegati a Verrès (dove è possibile arrivare in treno o in autobus da Torino, da Ivrea o da Aosta) dagli autobus della compagnia V.I.T.A, che prevedono una corsa ogni due ore circa. La fermata di Challand-Saint-Victor viene effettuata nella frazione Ville, da cui inizia l’itinerario.

In auto il capoluogo di Challand-Saint-Victor si raggiunge svoltando in direzione della Valle d’Ayas a Verrès (dove c’è un’uscita dall’autostrada A5), e proseguendo sino alla frazione Ville; qui, sulla destra della SR45, si trova un ampio parcheggio gratuito.

Descrizione del percorso

Una volta giunti alla frazione Ville (Vœ̠́lla), capoluogo di Challand-Saint-Victor, si segue la strada principale che attraversa l’abitato, fino a giungere in corrispondenza della sede comunale. Si seguono quindi le indicazioni per i sentieri 1 e 2, che accompagnano i visitatori nell’attraversamento della frazione (fontana) fino a raggiungere la latteria di Ville, all’estremità sud-occidentale del paese. Di qui si imbocca un sentiero che sale (a seconda delle stagioni può essere parzialmente nascosto dall’erba), seguendo un tracciato piuttosto diretto, dapprima in mezzo ai prati e poi in un rado boschetto, fino al Castello di Ville (1).

Dopo aver visitato i ruderi del castello (l’interno non è accessibile per ragioni di sicurezza), si prosegue in direzione sud-ovest, dapprima lungo la panoramica cresta (la Cré̠hta), quindi scendendo verso il colletto percorso dalla carrozzabile che unisce il borgo di Ville con la Riserva Naturale e il lago omonimo. Giunti in prossimità del colle (pannelli informativi sulla riserva), con una breve deviazione – lungo i tracciati indicati – è possibile raggiungere il lago.  (2).

Ritornati al colletto, si imbocca quindi l’itinerario indicato come percorso di “ChallandArt”: lungo questo tratto di sentiero è infatti possibile ammirare delle opere d’arte inserite nel contesto naturale, e assemblate con legno, ferro e pietra. Il percorso, dapprima piuttosto ripido, si abbatte in corrispondenza di un punto panoramico (si è attorniati dai fiori di legno dell’opera intitolata “26 settembre 1944”) dal quale si gode di una bella vista sul Castello di Ville. Da questo punto, l’itinerario prosegue infatti lungo la Rivè̠tta fino alla fine del percorso “ChallandArt”. Ci si trova quindi su una pista sterrata (da imboccare in salita, verso destra) che porta al Col d’Arlaz (lo Còl d’A̠rla) (3): dopo un centinaio di metri la strada si biforca, ma le due diramazioni si reincontrano più avanti; dovendo scegliere, è consigliabile imboccare quella di destra (che passa dalla località di Molignó̠n), poiché è leggermente più breve. 

[variante itinerario Émarèse]

Per raggiungere Émarèse (4.1), dal colle si imbocca la strada asfaltata che scende in direzione di Montjovet, quindi la si abbandona dopo poche decine di metri per raggiungere il Moulin d’Arlaz (lo Moli̠n d’A̠rla) con un comodo sentiero. Dopo la visita al mulino, si scende nuovamente a incrociare la strada, per poi proseguire oltre lungo una sterrata (nota come la Tcharé̠ira de Mondjoè̠t), a fianco della quale presto compare il Ru d’Arlaz: le sue acque, talvolta racchiuse in una conduttura ma più spesso a pelo libero, ci accompagneranno per alcuni chilometri. Dopo aver incontrato una centralina idroelettrica (in località Moulin de Valdonaz – lo Moli̠n de Vado̠u̠nne), e attraversato due valloncelli, si imbocca sulla destra il sentiero n. 1, che con una salita di un centinaio di metri di dislivello conduce alla frazione di Émarèse. Lungo questo tratto di sentiero, che attraversa lo Bó̠ou de Fri̠che, si incontra un piccolo oratorio (lo Tchapeli̠n de Fri̠che).

Dopo aver visitato il paese, sovrastato dalla parrocchiale di San Pantaleone, si ritorna laddove il sentiero di salita si immetteva sulla strada asfaltata e si imbocca la pista che, attraverso Champeille de Pianaz (Tchampé̠i da Pia̠na), riporta con tracciato quasi pianeggiante al Col d’Arlaz. Anche in questo caso, il tracciato della pista (chiamata la Tcharé̠ira de Tcha̠llan Dezò̠t, “la mulattiera di Challand di sotto”) è contiguo a quello di un ru (qui interrato), noto come la Rœvè̠tta. Di qui è possibile scendere verso Challand-Saint-Victor imboccando il sentiero n. 4, che dopo aver attraversato la frazione di Abaz raggiunge in breve la strada regionale, appena a monte dell’abitato di Ville. 

[itinerario principale]

Dal colle si risale il Ru d’Arlaz, fiancheggiato da una comoda strada sterrata, fino a giungere alla Cascata di Arlaz, il cui fragore, a seconda della stagione, si intuisce già a una certa distanza. Poco oltre la cascata, si imbocca quindi il sentiero n. 7, scendendo per qualche metro, fino a incontrare, sulla sinistra, una traccia che prosegue in piano, fiancheggiando un piccolo canale, a tratti scavato nel terreno, a tratti incanalato in una conduttura metallica, o in una tubazione interrata. Il sentiero, che prosegue all’incirca in piano, attraversa le condotte della centrale idroelettrica di Isollaz, visibile in lontananza. Si giunge quindi a una strada sterrata, costeggiata dal ramo principale del Ru Herbal (4.2), che in breve porta alle case di Vieri̠n e, quindi, a Pesan (Peja̠n).

Nei pressi dell’abitato di Pesan, il ru è stato coperto, e scorre sotto la strada: lasciandolo al suo corso, si imbocca quindi la strada asfaltata che, attraversando una zona residenziale, porta a Quincod (Quiensó̠n), capoluogo di Challand-Saint-Anselme. Dopo aver percorso le stradine pedonali del villaggio, che si diramano attorno alla chiesa parrocchiale, si scende quindi in direzione di Ruvère (Ruvé̠re): è possibile imboccare un sentiero che permette di evitare un tratto di strada asfaltata nei pressi dei padiglioni comunali in fondo al paese. Il sentiero, che doveva essere la vecchia strada di collegamento tra Ruvère e il capoluogo, sbocca nell’attuale carrozzabile a qualche centinaio di metri dalla frazione. Qui, nei mesi estivi, è possibile visitare il vecchio mulino (appena a valle del ponte, sul lato destro orografico dell’Évançon) (5).

Dal mulino di Ruvère si attraversa il ponte, si sale per un centinaio di metri lungo la carrozzabile, fino a incontrare, sulla destra, un secondo ponte sul torrente di Chasten; di qui parte una strada sterrata che collega gli alpeggi di Pian Tseuc, Corvé̠ra, Bi̠ra, Bruge, lo Né̠i, Cré̠hte e lo Nits, con un percorso dettato dalla morfologia del terreno, che non risparmia alcune brevi ma ripide salite in corrispondenza dei valloncelli scavati dagli affluenti dell’Évançon.

Dopo l’alpeggio di Nits, un ultimo strappo riporta nel comune di Challand-Saint-Victor, presso l’alpeggio del Vélo̠u̠. Qui è necessario prestare un po’ di attenzione per individuare l’imbocco del sentiero n. 6 (indicazioni “MRR – Monte Rosa Randò”) in corrispondenza di alcuni ruderi a valle della strada asfaltata, pochi metri a valle del tornante a cui si è arrivati da Nits. Il sentiero, che a seconda della stagione può essere invaso dall’erba nel primo tratto, in breve si fa più evidente, e serpeggia tra pascoli e boschi radi fino a scendere sulla riva dell’Évançon, in corrispondenza dei cosiddetti “Ponti Romani” (6).

Dopo aver ammirato i “Ponti Romani”, rimanendo sulla sinistra orografica dell’Évançon, si imbocca una comoda strada sterrata che in breve, costeggiando una serie di vasche di decantazione dell’acqua, porta in ampi prati; di qui è possibile ammirare, dal lato opposto del torrente, la centrale idroelettrica di Isollaz (7).

Si prosegue dunque lungo la strada sterrata, fiancheggiando un bacino noto localmente come la Vachca de Djacót, raggiungendo in breve il borgo di Isollaz (8). All’ingresso dell’abitato, si distinguono due vecchi rascard (localmente rahcar), sostenuti da travi di legno, su cui spiccano le caratteristiche pietre che formano un “fungo”, per impedire ai roditori di raggiungere il piano superiore, nel quale erano conservati i cereali.

Dopo aver visitato l’abitato di Isollaz (i più allenati potrebbero valutare una visita alla cascata, per la quale bisogna, tuttavia, considerare un altro paio d’ore di marcia), si prosegue sull’asfalto in direzione di Sizan; poco prima dell’abitato, sulla sinistra, si individua un sentiero che, con una breve ma ripida salita, riporta nei pressi del comune di Challand-Saint-Victor, nella frazione di Villa.

Punti di interesse & Approfondimenti

1: Il castello di Ville e Caterina di Challant

📍 Località: Challand-Saint-Victor
🏰 Caratteristica principale: Antico centro nobiliare dominato dal Castello di Ville, legato alla figura storica di Caterina di Challant

Quando, il 13 aprile 1200, Bosone II venne investito del luogo (dal quale la famiglia assumerà la denominazione “di Challant”), qui esisteva già un castello (Torra 1963: 26).

La struttura del castello di Ville (lo Tchahti̠) ricorda

quella del castello di Arnad (cfr § X): una torre centrale a pianta quadrata, più antica, è circondata da alte mura di cinta, che racchiudevano diversi ambienti (Barberi e Cortelazzo 2020: 68); questa struttura, risalente ai primi secoli del secondo millennio, è poi stata ampliata da Ebalo Magno all’inizio del XVI secolo e, a metà del secolo successivo, dalla tris-nipote Caterina di Challant. La storia di quest’ultima ha segnato profondamente le tradizioni e la letteratura valdostana (cfr. ad esempio Jans 1996 o Sarteur 2005): figlia primogenita di François, primo conte di Challant, avrebbe ereditato dal padre i domini feudali e la dignità di contessa, non avendo fratelli maschi. Appellandosi ai costumi valdostani, che non prevedevano per le donne la possibilità di ereditare i beni della famiglia, zii e cugini di Caterina si armarono contro di lei e il suo secondo marito, Pierre d’Introd, per strapparle la contea, aiutati dalle brame dei Duchi di Savoia sui ricchi possedimenti della famiglia. L’episodio è entrato a far parte della memoria collettiva della valle, e ogni anno viene rimesso in scena in occasione del carnevale di Verrès (Bovo 2009).

2: Il lago di Villa

📍 Località: Challand-Saint-Victor
🌳 Caratteristica principale: Panorama sulla cresta e Riserva Naturale con lago glaciale alimentato da sorgenti e canali derivati

Il lago (lo La̠i) è di origine glaciale, e ha una profondità massima di sette metri e mezzo. Il bacino è alimentato da sorgenti sotterranee, oltre che dalle acque de la Rivè̠tta (una derivazione dalla Rive de Molignan).

Nel 1982 è stata istituita la Riserva Naturale del Lago di Villa, al fine di preservare le peculiarità ambientali del luogo: se attorno all’acqua vegetano piante tipiche degli ambienti umidi e lacustri, come la ninfea bianca, le basse pendici che circondano il lago sono invece caratterizzate dalla presenza di alberi, come il pino silvestre o il rovere, tipici degli ambienti secchi (Mazollier 2021).

Il luogo è molto attraente dal punto di vista naturalistico (è possibile fare un “tour” virtuale alla scoperta delle sue particolarità sul sito del BIM della Valle d’Aosta: https://www.bimvda.it/virtualtour/VR360_Villa/index.htm), ma anche i toponimi possono aiutarci a conoscerlo meglio: è per esempio interessante che una zona leggermente a monte del lago (presso la quale passa la strada), oggi caratterizzata da praterie da sfalcio, si chiami lo Ló̠i “il lago”, così come il bacino vero e proprio, ma con chiusura della vocale; l’area di canneto che si distingue di fronte alla pedana affacciata sull’acqua è invece nota come lo Tchan dé la Gò̠ya dou La̠i, “il campo della pozzanghera del Lago”, un’efficace giustapposizione tra “campo” e “pozza” che ben ne descrive l’ambiente.

3: Il Ru d’Arlaz

📍 Località: Challand-Saint-Victor
🛤️ Caratteristica principale: Antico canale irriguo immerso in un paesaggio naturale e artistico

Lo Ru d’A̠rla capta l’acqua dell’Évançon nel comune di Brusson e la trasporta per 14 km, arrivando a irrigare i terreni di Montjovet, Émarèse e Saint-Vincent. La ripartizione delle acque tra le diverse comunità, e tra i diversi proprietari all’interno di ogni comunità, è regolata dalle égances (dal latino aequare, “rendere uguale, livellare”, Favre 2014: 426), regolamenti dapprima

tramandati per consuetudine, poi registrati in forma scritta (Vauterin 2003: 15). L’acqua era divisa percentualmente (ricorrendo ai “quarti” o ai “denari”) tra le comunità, e quindi veniva distribuita tra i proprietari (il diritto all’acqua era inscindibile dal possesso dei terreni) per un determinato lasso di tempo (la pouza). Le acque del Ru d’Arlaz, all’inizio del nuovo millennio, erano divise in cinque pause quotidiane, quattro da quattro ore (4.00-8.00, 8.00-12.00, 12.00-16.00, 16.00-20.00) e una da otto ore (20.00-4.00 – cfr. Champrétavy 2000: 175-176).

Abbiamo notizia della presenza di questo ru in documenti risalenti alla fine del Cinquecento, e possiamo dunque immaginare che la sua costruzione risalga al periodo d’oro della canalizzazione delle acque in Valle d’Aosta (tra il XIII e il XV secolo): la creazione di un ru richiede sia delle notevoli capacità di progettazione, sia il concorso di gran parte della popolazione, prima nella richiesta al Signore del luogo dei diritti sull’acqua, quindi nella partecipazione ai lavori di scavo e, una volta che il canale è in funzione, nel suo rafforzamento e nelle riparazioni stagionali. La gestione collettiva, se da un lato favorisce il consolidamento della comunità, dall’altro porta inevitabilmente a dispute e ad abusi, solo in parte arginati da regole precise (come quelle redatte nel 1723 per il ru d’Arlaz, cfr. Champrétavy 2000: 177-179): anche per questa ragione, veniva spesso nominato un custode del ru, che aveva il compito di vigilare sull’equa ripartizione delle acque e sullo stato del canale.

Poco a monte del Col d’Arlaz, il ru forma lo Pijó̠n, “la cascata”: attorno a questo impressionante salto d’acqua sono nate diverse leggende, che hanno in comune la presenza di un tesoro, nascosto sotto la cascata, cui sarebbe possibile accedere solo per un breve lasso di tempo ogni anno, nella notte della Vigilia di Natale. 

4.1: Émarèse

📍 Località: Émarèse
🛤️ Caratteristica principale: Territorio di antichissime origini, modellato dall’agricoltura sostenuta dai ru e segnato da secoli di attività mineraria, dall’oro all’amianto.

Émarèse ha origini antiche, con tracce di insediamenti già nell’età del ferro; in epoca romana, la zona era già sfruttata per l’agricoltura e le miniere, così come nei secoli successivi.

L’agricoltura, basata soprattutto sui cereali, è stata sostenuta dalla rete dei ru che ha convogliato parte delle acque dell’Evançon fino a questo territorio. Le miniere sono state sfruttante anche in epoca moderna: nel 1741 un contadino del luogo, Jean-Antoine Paschettaz, rinvenne un campione d’oro del peso di 180 grammi (Castello e Cesti 1979-80).

Al seguito di questa scoperta, lo stesso riuscì a collezionare circa 10 kg d’oro, che vendette poi a un prezzo molto inferiore a quello di mercato. Nel decennio seguente sul territorio ci furono scavi e ricerche, ma non si poté trovare oro a sufficienza per motivare il prosieguo dei lavori. Tra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento fu invece sfruttato un giacimento di amianto: durante la Seconda guerra mondiale, i minatori furono esentati dal servizio militare, essendo l’amianto un materiale strategico per l’industria bellica (Grivon 2019). Attualmente, il comune conta poco più di duecento abitanti, distribuiti prevalentemente nelle frazioni maggiori – Émarèse, Érésaz e Sommarèse.

4.2: Il Ru Herbal

📍 Località: Challand-Saint-Anselme
🛤️ Caratteristica principale: Antico canale irriguo affiancato da una strada sterrata, immerso in un paesaggio naturale e artistico

Il piccolo canale che si è costeggiato fino a Viérin è detto la Rive̠tta (avevamo già incontrato parte delle sue acque sulla dorsale sovrastante il Lago di Ville), e rappresenta un ramo secondario del Ru Erbal, che scorre più in basso. Questi canali secondari si dividono poi nei canalini che solcano i prati, i dousson (Favre 2014: 422). 

Il Ru Herbal scorre da Brusson a Verrès per circa 12 km, irrigando i territori dei due Challand. Il primo documento nel quale abbiamo notizia dell’esistenza di un Ru che da Ville scorre verso Verrès è del 1393: a quell’epoca Yblet de Challant dona alla prevostura di Saint-Gilles un quarto dell’intera portata del canale di tutti i lunedì, giornata nella quale l’acqua è a lui riservata. La storia successiva del Ru Herbal è stata ricostruita da Voulaz (1985), che ha preso in esame diversi documenti di epoca moderna; il primo di questi risale al 1637, ed è di pochi anni successivo all’ondata di peste che determinò la morte dei due terzi della popolazione della Valle d’Aosta (Janin 1976: 133-134), e che ebbe tra le sue conseguenze l’abbandono della manutenzione di diversi Ru (e, a quanto dice la tradizione, l’inizio della partecipazione delle donne a tale manutenzione).

Forse anche a causa della drastica diminuzione degli abitanti, gli accordi tra la parte superiore e quella inferiore di Challand vengono completamente ridefiniti: se prima gli abitanti di Villa (l’attuale Challand-Saint-Victor) potevano attingere l’acqua del Ru Herbal soltanto dal tramonto all’alba (essendo le ore diurne riservate agli abitanti dell’odierno Challand-Saint-Anselme), in seguito al nuovo accordo le due parti della comunità avrebbero goduto dell’acqua a settimane alterne, fermi restando i diritti dei Signori di Challant sul lunedì.

Lo studio di Voulaz prosegue esaminando documenti dei secoli successivi, per lo più testimoni delle liti per la suddivisione dell’acqua all’interno di ogni singola comunità; attualmente la diminuzione dei terreni coltivati (e degli agricoltori), la cementificazione di alcuni tratti del canale e l’irrigazione più efficiente hanno fatto venir meno molte delle cause del contendere; rimane invece, tra fine aprile e inizio maggio, la necessità di svolgere le corvées, liberando il canale dai sedimenti, e verificandone la tenuta stagna: queste giornate, oggi come un tempo, servono a consolidare anche le comunità. 

5: Il mulino di Ruvere

📍 Località: Challand-Saint-Anselme
🏡 Caratteristica principale: Antico mulino visitabile nei mesi estivi, lungo l’Evançon, testimonianza del passato rurale

Ruvère è l’unica frazione di Challand-Saint-Anselme che sorge lungo le rive dell’Évançon: qui l’acqua del torrente ha dato vita, nei secoli, a un’importante serie di opifici a energia idraulica: forge per i metalli, frantoi per la canapa e l’olio di noci, feltrifici per la lana, e, naturalmente, mulini per i cereali.

Ancora oggi, nei pressi del ponte, è possibile visitare (contattando il Comune) un antico mulino completamente ristrutturato, che è stato attivo fino al 1929, quando la costruzione di una diga a monte (cfr. § X) ne ha impedito il mantenimento. L’attestazione documentaria più antica risale al 1721 (Voulaz 1980: 42), ma è probabile che la presenza di un mulino in questa località sia più remota; l’affitto corrisposto dal mugnaio, ancora nel XVIII secolo, era pagato (in natura) in parte alla comunità e in parte ai Signori di Challant.

6: I Ponti Romani

📍 Località: Challand-Saint-Victor
🌉  Caratteristica principale: Storici ponti in pietra immersi in un paesaggio alpino di pascoli e boschi

A dispetto del nome, questi due ponti non presentano caratteristiche che permettano di ricondurli all’epoca romana; sembrano piuttosto completare un cammino mulattiero di epoca basso-medievale, se non addirittura del XVI-XVII secolo, che collegava i due versanti dell’Évançon, permettendo tra l’altro la transumanza stagionale.

I due ponti in pietra presentano un unico arco “a schiena d’asino”, di stile tardomedievale, che tuttavia è possibile confrontare con altri ponti della bassa valle (e in particolare della Valle del Lys), costruiti a partire dalla fine del XVII secolo; un restauro recente ha uniformato le strutture compromettendone la lettura (VdA).

Il ponte orientale, più alto, supera tutt’ora il torrente Évançon, mentre quello occidentale, sotto cui non scorre più acqua, ci testimonia dell’antico corso di un secondo ramo del torrente.

7: La centrale di Isollaz

📍 Località: Challand-Saint-Victor
⚡ Caratteristica principale: Impianto idroelettrico visibile lungo il percorso, testimonianza dell’uso moderno delle risorse naturali

La diga di Brusson che, sul finire degli anni Venti del Novecento, segnò la fine degli opifici di Ruvère, è anche il bacino di presa della centrale di Isollaz, costruita nel 1928 su un progetto dell’Architetto Giovanni Muzio (iniziatore del movimento artistico Novecento).

Ancora oggi la centrale ha una potenza complessiva di 32 MW, grazie a due turbine di tipo “Pelton”, utilizzate per grandi salti con piccola portata, molto adatte all’idroelettrico alpino. Dalla presa, l’acqua viene convogliata, tramite un canale “a pelo libero” (ovvero non in pressione) lungo circa 7 km e quasi interamente scavato nella roccia, al bacino di Plan Abellies, di pochi metri più basso di quello di Brusson (1269 vs 1283 mslm); durante il percorso, all’acqua attinta dall’Évançon si aggiunge parte dell’acqua del torrente Graines, convogliata nel canale principale tramite una tubatura a pressione, con un sistema a sifone. L’intera portata del canale compie quindi un dislivello di circa 600 m, in due condotte forzate (con tre m3/s di portata – la terza è una condotta di scarico), per raggiungere la centrale in località Isollaz (CVA).

8: Isollaz (Izo̠lla)

📍 Località: Challand-Saint-Victor
🏘️ Caratteristica principale: Borgo rurale con antichi rascard in legno e pietra, testimonianza dell’architettura tradizionale valdostana

Nomi del tipo “isola”, la cui origine etimologica è trasparente, nonostante le correlazioni marittime, sono piuttosto frequenti per indicare delle località site lungo l’alveo di un torrente, laddove due o più rami del corso d’acqua ritagliano dei lembi di terra asciutta. Così come a Ruvère, anche a Izòlla c’era un importante mulino (ancora funzionante nel 1963, cfr. Torra 1963: 45), che attualmente è stato restaurato, ed è visitabile (per conoscere gli orari occorre chiedere al comune di Challand-Saint-Victor).

La frazione è celebre soprattutto per la cascata che si forma poco a valle dell’abitato, presso la quale è stata a lungo coltivata la miniera di pirite di la Sache. Già sfruttata prima del 1752, i lavori proseguirono a singhiozzo fino al 1929. Il numero delle persone impiegate è variato molto a seconda delle epoche, ma anche da un anno all’altro: nel 1925 c’erano 56 lavoratori, mentre due anni prima erano soltanto 9. All’interno la miniera è piuttosto articolata, con gallerie a diversi livelli collegate da pozzi e rimonte; se si visita la cascata di Isollaz, è possibile apprezzare i ruderi di alcune costruzioni esterne: scendendo lungo il sentiero si incontra dapprima una cabina di trasformazione della corrente elettrica, quindi, ormai al livello del torrente, i piazzali di Simon (dove vi era la laveria per la cernita del materiale) e Fabbri, quindi il locale dei compressori e, nei pressi della cascata, l’imbocco del Ribasso Rizzotti. Tutte queste strutture erano collegate tra loro da una decauville, che proseguiva poi fino a Chavascon, località situata sull’attuale strada regionale della Valle d’Ayas, dove il materiale estratto veniva caricato, tramite apposite tramogge, sui camion che lo portavano alla stazione di Verrès (Castello e Cesti 2005).

Approfondimenti
L’acqua dell’Evançon

Sebbene la media delle precipitazioni in Valle d’Aosta sia vicina a quella attestata in Piemonte negli ultimi 50 anni (attorno ai 1000 mm annui), la loro distribuzione è molto diseguale: mentre le vette più alte delle Alpi raccolgono gran parte della pioggia e della neve, il fondovalle è caratterizzato da xericità intralpina; in altre parole, è tendenzialmente siccitoso, con apporti pluviometrici pari alla metà della media regionale (attorno ai 500 mm annui) – Contri e Torlai 2008.

Le popolazioni che hanno abitato la Valle nei secoli e nei millenni passati disponevano dunque di terreni potenzialmente coltivabili caratterizzati da una penuria d’acqua, a fronte dell’esistenza, alle quote più elevate, di enormi riserve idriche, conservate nei nevai e nei ghiacciai. Per sfruttare al meglio questa situazione, già in epoca antica, e poi in modo via via più capillare nel corso del basso medioevo (soprattutto tra il XIII e il XV secolo: cfr. Grimod, Lexert e Voulaz 1985: 122), i valdostani hanno costruito un’impressionante rete di canali (i ru, ruc o ri, dal latino rivus, Favre 2014: 420), che captano l’acqua dei ghiacciai e la distribuiscono lungo i versanti della media e della bassa valle. 

La Valle dell’Évançon (da éva “acqua”, Favre 1998: 134), anche detto Eau Blanche (Varale e Badini Confalonieri 1902: XVII; Bonin 1928: 22) è il luogo perfetto per scoprire la rete dei ru, che trasportano le acque di fusione provenienti dai ghiacciai di Ventinaz e di Verraz oltre i confini della valle stessa, per irrigare anche i comuni di Montjovet, Émarèse e Saint-Vincent: lungo gli itinerari proposti si costeggeranno diversi ru, di diversa fattura e portata, e si potranno apprezzare alcune opere di captazione, i resti di alcuni opifici, nonché le più moderne centrali idroelettriche e le vasche di decantazione dell’acqua.

I due Challand (Tchala̠n Dézòt e Tchala̠ Sent Anse̠lme)

Villa Challant ha dato il nome alla famiglia nobile più celebre della Valle d’Aosta: a partire dal XIII secolo, la storia di quest’area è strettamente legata a quella della casata. La separazione dell’odierno comune di Challand-Saint-Anselme da quello dell’odierno Challand-Saint-Victor risale al 1746, quando gli abitanti della parte superiore di Villa Challant ottennero la formazione di una nuova parrocchia (e, nel 1754, di un nuovo consiglio di comunità). Anche se i malumori tra le due parti di Challand duravano da tempo (e spesso erano legati proprio alla gestione delle acque), la separazione non fu indolore: inizialmente la Prevostura di Saint-Gilles di Verrès e il parroco di Saint-Victor non accolsero positivamente la creazione della nuova parrocchia intitolata a Sant’Anselmo, e si rivolsero alla Santa Sede per recuperare il controllo dell’intero territorio della bassa valle d’Ayas (Torra 1963: 62 e segg.), ma con il passare degli anni dovettero rassegnarsi al fatto compiuto. Nel periodo fascista i due comuni furono nuovamente accorpati, dapprima con il nome di Challant e poi, nel contesto dell’italianizzazione della toponomastica, come Villa Sant’Anselmo. Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, si tornò in breve alla separazione precedente.

Se nei secoli scorsi l’economia dell’area era basata sull’agricoltura e sull’allevamento, in entrambi i comuni sono state attive diverse miniere, d’oro a Béchaz e di pirite a La Sache (Castello e Cesti 2005); nel corso del Novecento, alle attività tradizionali si sono aggiunte la produzione di energia elettrica e un precoce sviluppo del turismo – abbiamo diverse guide della valle d’Ayas risalenti agli inizi del XX secolo.

Attualmente, il comune di Challand-Saint-Victor conta circa 500 abitanti, mentre quello di Challand-Saint-Anselme ne conta circa 700: all’inizio del Novecento, ciascun comune aveva una popolazione maggiore alla somma degli attuali residenti. 

Bibliografia

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