Pont-Saint-Martin: di ponti e industrie
Mappa dell’itinerario
Statistiche dell’itinerario
| Lunghezza | 9km |
| Dislivello | 650m D+ |
| Durata | 3h |
| Stagioni | autunno, inverno, primavera, estate |
| Mezzo | a piedi |
| Difficoltà | facile |
Panoramica dell’itinerario
Questo itinerario è percorribile tutto l’anno, ma nei mesi estivi la seconda parte del percorso, che è esposta a sud e non è particolarmente ombreggiata, può essere molto calda: nei mesi da giugno a settembre è dunque preferibile affrontare la passeggiata nelle ore mattutine o serali.
Per raggiungere il Pont-Saint-Martin
Pont-Saint-Martin è il primo comune che si incontra entrando in Valle d’Aosta dalla pianura piemontese: è servito sia da una stazione ferroviaria, sia dagli autobus dei gruppi V.I.T.A. e Arriva. L’itinerario proposto è facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione, oppure dalle fermate di Piazza IV Novembre.
In automobile Pont-Saint-Martin si raggiunge comodamente imboccando l’omonima uscita dell’autostrada, e scegliendo uno dei numerosi parcheggi del centro cittadino.
Descrizione del percorso
L’itinerario prende le mosse dal Ponte Romano (al Pount Vé̱i) (1) (2), facilmente raggiungibile sia dalla stazione ferroviaria che dai vari parcheggi del centro. Dal ponte ci si porta sulla sponda sinistra orografica del Lys, in località al Marquè̱t; quindi, dopo pochi metri si imbocca una mulattiera che risale il versante (ou Tchumi̱n dou Crèht), in direzione della Riserva Naturale di Holay (segnavia azzurro con l’immagine di un cervo e un QR code, che rimanda al percorso turistico n. 3).
La mulattiera serpeggia tra le case, innalzandosi progressivamente sul borgo, fino a raggiungere il trasformatore della centrale elettrica (3).
Oltre il trasformatore, si attraversa la SR 44 per Gressoney (con prudenza), e si riprende il sentiero oltre il tornante, nei pressi di una costruzione. In breve si raggiunge la strada asfaltata per Ivéry, che si segue per un centinaio di metri (fino alla località a Pourta̱sa), prima di abbandonarla nuovamente per seguire la mulattiera (a Tcharé̱ra di Arianè̱i) che si inerpica in un bel bosco di castagni, nel quale spiccano ancora i pergolati che, fino a un passato recente, sostenevano dei vigneti. La mulattiera prosegue nel bosco fino a raggiungere una piccola edicola votiva (la Capli̱na) e quindi, di lì a poco, la frazione di Ivéry (Ivé̱ri) (4).
Dopo aver visitato la frazione, si ignorano le indicazioni del percorso rosso, che piegano a destra, e si imbocca invece un sentiero che attraversa a sinistra (segnavia azzurro), dopo un tornante tra le case, nei pressi di una fontana e un lavatoio (ou Go̱u̱i). Il sentiero (la Stra di Go̱rdje) sale in mezzo a boschi di quercia e rocce montonate, con alcuni scorci eccezionali sul fondovalle, fino al piccolo stagno presso cui è stata istituita la Riserva Naturale di Holay (Oulè̱i) (5).
Lasciato lo stagno, si prosegue senza indicazioni lungo una strada sterrata che in breve conduce alla carrozzabile di Susey. Questa attraversa un verde pianoro, chiuso a valle dal Castello di Susey (ou Cahté̱l de Suzè̱i) (6) e a monte dall’omonima borgata (Suzè̱i).
Raggiunta in breve la frazione La Valeille (la Vallœilla), si prosegue in leggera salita lungo la strada asfaltata, finché si arriva in vista delle condotte della centrale idroelettrica, che escono dalla vasca di carico. Poco prima di queste, si imbocca la strada che sale a destra, e la si segue fino alla località Praz-Seigneur (7) (Presgnou): nel tornante che precede immediatamente la borgata è possibile notare un abbozzo di miniera.
Da Praz-Seigneur si seguono le indicazioni per Carema (8), scendendo lungo un sentiero dapprima non evidentissimo, che poi diventa un’ampia e ripida mulattiera, caratterizzata da tre edicole votive e circondata dapprima da boschi e rocce montonate, quindi da vigneti a pergolato. Il percorso è piuttosto intuitivo, ed è indicato con segni bianchi e rossi e con il segnavia D2, anche laddove la mulattiera è stata interrotta dalla strada carrozzabile per Ivéry (si riprende il sentiero a valle del tornante). Da questo punto in poi, oltre alle indicazioni del sentiero D2, si ritrovano anche i segnavia con il cervo su sfondo rosso (percorso turistico dei vigneti).
Dopo essere scesi sino alla località Mazonì, ci si dirige nuovamente verso Pont-Saint-Martin, dapprima attraversando dei vigneti lungo il percorso di una piccola cremagliera, quindi seguendo a ritroso l’itinerario della via Francigena (9), che porta a costeggiare la cappella di San Rocco (10).
Dalla cappella si seguono le numerose indicazioni della via Francigena fino a tornare tra le case di Pont-Saint-Martin: a questo punto, ci si può dirigere direttamente alla stazione ferroviaria, oppure riguadagnare il centro lungo il percorso indicato dai segnavia, che permettono di evitare la strada principale, piuttosto trafficata.
Punti di interesse & Approfondimenti
1: Pont-Saint-Martin (Sa Marti̠n)
📍 Località: Pont-Saint_Martin
🌉 Caratteristica principale: Nodo storico di transito attorno al ponte romano sul Lys, divenuto nei secoli un importante centro industriale grazie alla forza dell’acqua e allo sviluppo siderurgico tra XIX e XX secolo.
Pont-Saint-Martin deve parte del suo nome e il suo sviluppo al ponte romano che permetteva all’antica strada consolare di superare il corso del Lys (cfr. § X): con la caduta dell’Impero, la strada fu percorsa da popolazioni “barbariche” e rimase un asse di transito vitale. Tra il VII e il XIII secolo, la valle si ripopolò e nacque il toponimo Pont-Saint-Martin, legato al passaggio, secondo la tradizione, di san Martino di Tours.
Le acque del Lys sono state sfruttate fin dall’antichità per azionare mulini e opifici; con il XVIII secolo i piccoli opifici artigianali lasciano il posto alle industrie (Nicco 1983: 106), in rapida evoluzione in Valle d’Aosta, grazie alla presenza di vari giacimenti di ferro e all’estensione dei boschi da cui ricavare carbone (cfr. § X). Sin dall’inizio del XIX secolo, grazie soprattutto a François-Balthazar Mongenet, Pont-Saint-Martin si attesta come un centro industriale di primaria importanza, che riesce a sopravvivere alla crisi della siderurgia italiana di fine secolo, e ad affermarsi, all’inizio del Novecento, come il territorio che, insieme a Donnas, dà lavoro a quasi la metà degli operai del settore metallurgico-minerario (Nicco 1984: 121). Tale settore entrerà nuovamente in crisi nel primo dopoguerra, ma la vocazione industriale di Pont-Saint-Martin sarà rilanciata dall’ILSSA Viola, una fabbrica di lastre di ferro e delle sue leghe, che determinerà un marcato incremento demografico del paese negli anni Trenta. La Seconda Guerra mondiale colpirà duramente il comune, che vedrà distrutto il 42% del suo patrimonio edilizio (industriale e residenziale), e soprattutto conterà la morte di 182 persone (e il ferimento di altre 400) durante il bombardamento alleato del 23 agosto del 1944. Incredibilmente, il vecchio ponte romano scampò alla distruzione, ed è ancora saldo a testimoniare la ricostruzione del paese e i nuovi cambiamenti della sua economia.

2: Il Ponte Romano

📍 Località: Pont-Saint-Martin
🌉 Caratteristica principale: Antico ponte romano sul Lys, autentica opera d’età repubblicana, fulcro per secoli del transito verso la Valle d’Aosta e legato a leggende medievali, consolidamenti storici e alla nascita del borgo sul lato destro del Lys.
Il vecchio ponte di Pont-Saint-Martin risale davvero all’epoca romana (secondo alcuni alla tarda epoca repubblicana), a differenza di quanto si possa dire per altri ponti popolarmente noti come “romani”,
costruiti in epoca medievale (cfr. § X). Soltanto il nome è successivo, e rimanda a San Martino di Tours, che si vuole abbia attraversato il ponte in due occasioni (Pramotton 2015: 4) – la leggenda attribuisce a lui l’inganno ai danni del diavolo che avrebbe portato alla costruzione del ponte. Il Ponte sul Lys era infatti un tratto essenziale della strada romana delle Gallie (cfr. § X) che collegava il nord Italia con l’Oltralpe passando per Ivrea, Aosta e i colli del Piccolo e del Grande San Bernardo (Framarin 2015). Soltanto nel 1836 viene costruito, dapprima in legno e poi in muratura (nel 1876) il moderno ponte sottostante: fino al XIX secolo persone, animali, veicoli ed eserciti sono entrati o usciti dalla Valle d’Aosta attraverso il ponte romano (Miniotti 2002: 16). Il piccolo oratorio che ora sorge al centro del ponte risale al 1801, ed è stato costruito in esecuzione del testamento di Jean-Jacques Neyvoz, di Pont-Saint-Martin, fucilato nella prigione di Ivrea perché accusato di essere ostile alla Rivoluzione Francese (Pramatton 1998).
Il primitivo abitato di Pont-Saint-Martin, del quale abbiamo notizia a partire dal XIV secolo, si è sviluppato sul lato destro orografico del Lys; il borgo, a partire dal XIX secolo, è anche conosciuto come al Guè̱t, “il ghetto”, inteso spregiativamente come «quartiere buio, squallido e povero» (Miniotti 2002: 18). Il ponte subì molti interventi di consolidamento nel corso dei secoli; abbiamo notizia in particolare di quelli risalenti alla fine del XIX secolo, quando le prime fotografie ritraggono il ponte in cattivo stato (Fazari 2015).
3: Centrale di Pont-Saint-Martin

📍 Località: Pont-Saint-Martin
⚡ Caratteristica principale: Storica centrale idroelettrica dei primi del Novecento, alimentata da un imponente salto d’acqua del Lys convogliato in tre condotte forzate, oggi visitabile anche tramite tour virtuale.
Il trasformatore presso cui si passa è legato alla centrale che sorge, sin dai primi anni del Novecento, sulla sponda destra del Lys, poco a monte del Ponte Romano: i due edifici non hanno potuto essere costruiti l’uno accanto all’altro per evidenti “limiti
topografici” – la sola costruzione della centrale ha comportato l’asportazione di oltre 130.000 metri cubi di roccia (Lucat e Brocherel 1921: 210, 217). La centrale idroelettrica, costruita dalla società idroelettrica piemontese-lombarda “E. Breda” (Nicco 1983: 126), è oggi visitabile sia dal vivo (bisogna prenotare), sia attraverso un tour virtuale messo a disposizione sul sito della CVA – Compagnia Valdostana delle Acque (https://www.cvaspa.it/centrale-di-pont-saint-martin), attuale gestrice dell’impianto. L’acqua viene prelevata dal Lys a Issime, e viene immessa in un canale artificiale, a tratti in galleria, che la convoglia in tre condotte forzate (si distinguono sul versante dove si trova il trasformatore) che alimentano le turbine e i gruppi di alternatori. Le condotte portano l’acqua del Lys a compiere un salto di oltre cinquecento metri: con questa escursione, ci si porta circa alla quota della vasca di carico (890 m slm).
4: Ivéry
📍 Località: Ivéry (Pont-Saint-Martin)
🏞️ Caratteristica principale: Antica frazione di confine, segnata da passaggi amministrativi, scuola cantonale storica, piccolo cimitero del XIX secolo e una viabilità un tempo affidata a mulattiere, funicolare e forni comunitari.
La storia della frazione rispecchia la sua posizione di confine: a lungo parte del comune di Perloz, nel 1925 viene attribuita, per quattro anni, al comune di Carema, per poi essere annessa a Pont-Saint-Martin nel 1929 – non senza qualche protesta da parte degli iveresi, che temevano il passaggio alla Valle d’Aosta, affermando di non volere altre lingue, oltre all’italiano (Miniotti 2002: 110).
La borgata ha potuto contare, dal 1763 fino al 1976, su una scuola cantonale – l’edificio che si scorge all’ingresso della frazione, a valle della strada, risale agli anni Dieci del Novecento, ed è identico alla scuola di Marine di Perloz (cfr. § X), costruita nella stessa occasione. A monte di Ivéry è stato costruito un piccolo cimitero nel 1867, all’epoca di una grave epidemia di colera che colpì la Valle d’Aosta, che negli anni successivi ha evitato alla popolazione il penoso trasferimento delle salme fino al cimitero di Perloz. La frazione dispone di un forno comunitario, ma non di un mulino: per macinare i cereali era necessario recarsi a Carema, a Perloz o a Pont-Saint-Martin. L’attuale strada carrozzabile è stata costruita a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento: prima di allora si percorreva a Tcharé̱ra di Arianè̱i, e dal 1912 una funicolare (con contrappesi ad acqua) collegava la borgata alla località di ou Crèht per il trasporto dei carichi pesanti. La cappella del villaggio, oggi dedicata alla Madonna delle Grazie, fu fondata alla fine del Seicento, e ricostruita nel 1769 (Miniotti 2002: 109-112).
5: Riserva Naturale di Holay

📍 Località: Holay (Pont-Saint-Martin)
🌿 Caratteristica principale: Piccolo stagno alimentato dalle piogge, habitat raro che ospita specie vegetali uniche in Valle d’Aosta e popolazioni di tritoni sopravvissute grazie alla tutela della Riserva Naturale di Holay.
Il toponimo Oulè̱i è il risultato dell’agglutinazione dell’articolo ou alla parola lè̱i “lago”. Vi si trova infatti un piccolo stagno, alimentato dalle sole acque piovane – in periodi di siccità arriva a prosciugarsi
quasi completamente – presso il quale hanno trovato un habitat favorevole specie animali e vegetali di pregio, rare o assenti nel resto del territorio regionale. Per quanto riguarda la vegetazione, lo stagno è circondato da un canneto, dove spiccano la cannuccia di palude e la lisca maggiore, ed è l’unica stazione valdostana nota di Isolepis setacea e Lythrum portula. Per quanto riguarda la fauna, lo stagno ospita, unico in Valle d’Aosta, due piccole popolazioni di tritone punteggiato (in patois péyana o lèisarda piana – Mazollier 2001: 69) e di tritone crestato, miracolosamente sopravvissute all’introduzione di pesci nel corso del secolo scorso – probabilmente anche grazie all’istituzione, nel 1994, della Riserva Naturale di Holay, che copre appena un ettaro e mezzo (Miniotti 2022: 114).
6: Castello di Susey

📍 Località: Castello di Susey (Pont-Saint-Martin)
🏰 Caratteristica principale: Antico castello dei signori di Vallaise (XIII secolo), un tempo base strategica e segnaletica, oggi suggestivo rudere in pietra al centro dell’antico “Canton de Suzey”.
Il castello di Susey veniva descritto sul secondo numero di Augusta Praetoria del 1952 come «il meno conosciuto dei castelli valdostani». Il castello fu costruito all’inizio del Duecento dai signori di Vallaise, stando a un atto di riconoscimento del 1211 (Torra 1952, nota 2); tracce documentarie del castello riemergono
poi nel 1310 e nel 1430, quando viene elencato tra i castelli valdostani occupati militarmente (ivi, 114). Ancora nel 1693 vi erano due uomini armati (Miniotti 2002: 113). Rimase in buono stato di conservazione fino alla seconda metà del Settecento: la costruzione, tutta in pietra, constava del pianterreno, di un primo piano e del sottotetto – il tetto era crollato già nell’Ottocento. Usato dai Vallaise per le loro scorrerie e come base segnaletica verso la pianura, si trova al centro di un ampio territorio denominato “Canton de Suzey”, che comprendeva tutti i villaggi dell’area fino al torrente Rechantez, a lungo appartenuto alla comunità di Perloz.
7: Praz-Seigneur e le miniere d’oro

📍 Località: Praz-Seigneur (Pont-Saint-Martin)
⛏️ Caratteristica principale: Area legata ai tentativi storici di estrazione dell’oro, ricordata dai toponimi la Ba̱rma dl Ór e ou Boura̱s, dove sono ancora visibili abbozzi di galleria, segni di barramina e tracce di pirite alterata.
Nei pressi del villaggio di Praz-Seigneur due toponimi ricordano i tentativi di estrazione dell’oro: si tratta di la Ba̱rma dl Ór, letteralmente “la grotta dell’oro”, un riparo sotto la roccia costruito nel periodo
dell’estrazione e di ou Boura̱s, letteralmente “il grosso buco”, in corrispondenza degli scavi di una antica miniera. Questo toponimo indica forse l’abbozzo di miniera che si incontra qualche metro sopra la strada, in corrispondenza della curva che precede l’abitato: qui si notano i segni delle barramine e tracce di pirite alterata, spesso associata all’oro (talvolta si trovano negli stessi giacimenti, e spesso la prima viene confusa con il secondo).
8: Carema (Caréma)

📍 Località: Mazonì (Carema)
🗳️ Caratteristica principale: Borgata di confine legata culturalmente alla bassa Valle d’Aosta, nota per il referendum del 2007 sull’annessione e per la piccola casaforte medievale dei Vallaise, oggi in rovina lungo la strada verso Pont-Saint-Martin.
Nel comune di Carema, che ha gravitato spesso più sulla bassa valle d’Aosta che non sul Canavese, è stato organizzato (per il 18 e 19 marzo 2007) un referendum volto all’annessione del comune alla Regione Autonoma. Si sono recati alle urne il 76,18% degli
aventi diritto (483 su 634), e oltre il 90% di loro si è espresso a favore dell’annessione. A questo “plebiscito” (AostaSera, 20 marzo 2007) non è però corrisposto l’accordo tra le due regioni interessate, e il referendum non ha portato ad alcun cambiamento dei confini regionali. Ad avvicinare Carema alla Valle d’Aosta restano tuttavia la lingua locale, molto simile al patois di Pont-Saint-Martin, e la modalità di coltivazione della vite con pergole sorrette da piccole colonne di pietra (cfr. § X). La toponomastica del comune di Carema è raccolta dall’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano (ATPM – cfr. Cusan 2023): la località che si attraversa, Mazounì, indica una “piccola casaforte” (già di proprietà dei signori di Vallaise, la costruzione è oggi in rovina, ricoperta dall’edera), probabilmente a paragone con l’altra casaforte attestata a Carema, Gran Mazoun, più importante – sebbene Mazounì sia situata strategicamente lungo la strada che collega Carema a Pont-Saint-Martin.
9: La via Francigena
📍 Località: Tratto della Via Francigena (Carema – Pont-Saint-Martin)
🥾 Caratteristica principale: Segmento dell’antico percorso di pellegrinaggio medievale seguito da Sigerico nel 990, oggi valorizzato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene e segnato dalla Cappella di San Rocco, eretta contro la peste.
Con il nome di “via Francigena” ci si riferisce genericamente a un percorso di pellegrinaggio, che ha avuto il suo massimo sviluppo in epoca medievale, che collegava la Francia (e le isole britanniche) con Roma e con i porti pugliesi che permettevano ai pellegrini di proseguire il loro percorso verso Gerusalemme. In direzione inversa, questa rotta permetteva ai pellegrini italiani di attraversare le Alpi per proseguire verso Santiago de Compostela. Dall’inizio del nuovo millennio esiste un’Associazione Europea delle Vie Francigene, con il compito di coordinare le iniziative di valorizzazione dei percorsi portate avanti degli anni da molti enti locali. La Valle d’Aosta è stata percorsa da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, lungo il percorso di rientro da Roma: l’itinerario di Sigerico, annotato nel suo diario nel 990 d.C., è la più antica relazione di viaggio lungo la via Francigena che ci sia pervenuta. L’arcivescovo, nel tratto che ci interessa, fece tappa a Ivrea, a Montjovet, ad Aosta e a Saint-Rhémy-en-Bosses, prima di valicare il Passo del Gran San Bernardo. Il tratto di percorso tra Carema e Pont-Saint-Martin passa oggi nei pressi della Cappella di San Rocco, edificata nel XVII secolo per invocare la protezione del santo contro le epidemie di peste (AEVF 2022).
10: Cappella Ferrata

📍 Località: Tratto della Via Francigena (Carema – Pont-Saint-Martin)
🥾 Caratteristica principale: Segmento dell’antico percorso di pellegrinaggio medievale seguito da Sigerico nel 990, oggi valorizzato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene e segnato dalla Cappella di San Rocco, eretta contro la peste.
La frazione, parte del territorio di Carema fino al 1929, è nota anche come Tchapè̱lla F(e)rà̱, e deve forse il suo nome a dei frati, piuttosto che a una ferriera. Le case che sorgono attorno alla cappella di
Sant’Erasmo sono infatti note oralmente come “convento” (Miniotti 2002: 101). In ogni caso, sin dal Settecento attorno alla cappella sono sorti vari opifici (vari mulini, una pista per canapa e olio, una fucina per il ferro), alimentati dalle acque della roggia di Carema (al Rouzo̱u̱n). La frazione rappresentava un importante snodo tra la strada che entrava in Valle d’Aosta e l’antico Chemin de Vallaise, che portava a Gressoney: vi si trovava infatti una stazione di tappa con cambio dei cavalli e servizio di maniscalco (trasformatosi a fine Ottocento nella celebre “Cantina delle Alpi”). Nella seconda metà dell’Ottocento Joseph-Balthazard Mongenet acquista una fucina della frazione, e nel volgere di qualche anno la trasforma in una grande fabbrica. Dopo vari passaggi di proprietà tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la fabbrica viene rilevata da Giovanni Martina; risale a quest’epoca la denominazione dialettale dell’edificio: la Fabri̱ca di Li̱me. La fabbrica verrà smantellata definitivamente nel 1958 (ibidem). Non è questa l’unica fabbrica che sorgeva a Cappella Ferrata: all’ingresso della frazione si incontra la Fabri̱ca di Marte̱i: attiva per gran parte del Novecento, poteva contare su alcune decine di operai (Miniotti 2002: 102).
Bibliografia
AEVF 2022 = Associazione Europea Vie Francigene 2022. Via Francigena, tappe e percorso. Ivrea e Canavese. Pont-Saint-Martin: Edizioni Petrini.
Cusan, Federica 2023. «L’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano: stato dell’arte». Estudis Romànics no 45, p. 295‑303.
Fazari, Maria Cristina 2016. «Il ponte romano di Pont-Saint-Martin e l’operato della regia delegazione per i monumenti del Piemonte e della Liguria». Bollettino della Soprintendenza beni culturali, Regione autonoma Valle d’Aosta 13:50–56.
Lucat, Désiré, e Jules Brocherel 1921. «Aménagement des forces hydrauliques du Lys, Vallée de Gressoney». Augusta Praetoria 9/10:202–46.
Mazollier, Rollande 2001. «Entre histoire et nature à la découverte des réserves naturelles l’étang d’Holay». Lo Flambò 179:63–70.
Miniotti, Silvana 2002. Borgo e frazioni di Pont-Saint-Martin. Aosta: Le château.
Nicco, Roberto 1983. Pont-Saint-Martin. Trasformazioni economiche e sociali di una comunità della bassa valle d’Aosta. Aosta: Musumeci.
——— 1987. L’industrializzazione in bassa Valle d’Aosta. Studi e documenti. Quaderni dell’Istituto storico della Resistenza in Valle d’Aosta, I. Aosta: Istituto Storico della Resistenza della Valle d’Aosta.
——— 1988. L’industrializzazione in Valle d’Aosta. Studi e documenti. Quaderni dell’Istituto storico della Resistenza in Valle d’Aosta, II. Aosta: Istituto Storico della Resistenza della Valle d’Aosta.
Pramotton, Luciana, Cinzia Joris e Silvia Stroppa 2010. Borgo di Pont-Saint-Martin. Dalle origini alla ricostruzione. Quart: Musumeci.
Pramotton, Luciana, Patrizia Framarin e Lorenzo Appolonia 2015. Ponte romano di Pont-Saint-Martin. Quart: Musumeci.
Pramotton, Luciana 1998. «La construction de l’oratoire sur le pont romain de Pont-Saint-Martin». Lo Flambò 46 (2): 12–15.
Torra, Ugo 1952. «Il castello di Suzey». Augusta Praetoria V/2:111–15.
Framarin, Patrizia 2015. «La rete stradale romana in Valle d’Aosta». In Ponte romano di Pont-Saint-Martin. Aosta: Musumeci, pp. 22-33.
Pramotton, Luciana 2015. «Il ponte romano di Pont-Saint-Martin identifica un territorio». In Ponte romano di Pont-Saint-Martin, Aosta: Musumeci, pp. 4–21.

