Detours

DE-TOURS

  • home
  • about us
  • La Bassa Valle
  • Itinerari
    • Itinerari
    • Trova Itinerario
    • Categorie
      • Toponomastici escursionistici
      • Olivicoltura Ciclistica
      • Archeologia industriale
    • COMUNI
      • Arnad
      • Bard
      • challand-saint-anselme
      • Challand-SAInt-victor
      • Champdepraz
      • Champorcher
      • Donnas
      • Émarèse
      • Fontainemore
      • Hône
      • Issogne
      • Lillianes
      • MonTjovet
      • Perloz
      • pontboset
      • Pont-Saint-Martin
      • Verrès
  • Sostenibilità
  • Eventi

Una bassa valle nella Bassa Valle: Hône e Pontboset

Mappa dell’itinerario

Statistiche dell’itinerario

Lunghezza13km
Dislivello800m D+
Durata6h
Stagioniautunno, inverno, primavera, estate
Mezzoa piedi
Difficoltàmedio
Scarica Itinerario GPX

Panoramica dell’itinerario

Questo itinerario è percorribile tutto l’anno, ma nei mesi estivi la prima parte del percorso, che è esposta a sud, può essere molto calda: da giugno a settembre è dunque preferibile affrontare la passeggiata nelle ore mattutine o serali, eventualmente approfittando delle pozze che formano il torrente Ayasse e suoi affluenti di destra per rinfrescarsi.

Per raggiungere il Hône

Hône è servito sia da una stazione ferroviaria (Hône-Bard), sia dagli autobus dei gruppi V.I.T.A. e Arriva: la linea principale Aosta/Pont-Saint-Martin ferma a Bard (in prossimità del ponte che permette di arrivare a Hône in pochi minuti), mentre la linea per Champorcher e la circolare Carema-Montjovet fermano in centro al paese. L’itinerario proposto parte dal parcheggio gratuito di Via Chanoux (in prossimità del ponte autostradale), ma è facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione, oppure da una delle fermate degli autobus.

In automobile Hône si raggiunge con l’autostrada, imboccando l’uscita di Pont-Saint-Martin se si arriva dal Piemonte, oppure quella di Verrès se si arriva da Aosta. Una volta entrati nel paese, si segue la strada principale (SR2, in direzione Champorcher): laddove questa passa sotto ad un punte autostradale, si trova un parcheggio gratuito.

Descrizione del percorso

L’itinerario attraversa il vecchio borgo di Hône, e in particolare le località di lou Quio̠u̠ Marca̠t, Courtalé̠s (cfr. Aa Vv 2020), la Crouza̠tta e de la Vœ̠lla, imboccando la lastricata via Mario Colliard (martire della Resistenza, originario del luogo) fino alla chiesa Parrocchiale di San Giorgio: lungo questo tratto di strada è possibile rifornirsi di acqua presso diverse fontane. Raggiunta la chiesa, le cui origini risalgono al XII secolo, la si fiancheggia sul lato est; quindi, si imbocca un sentiero che si inerpica sopra il paese lungo un bel bosco (Sèn Dzo̠u̠i), e in breve conduce alla Cappella di San Rocco (seguire le indicazioni del sentiero n. 3 per Pontboset).

Si prosegue quindi lungo il sentiero n. 3, attraversando la SR2 per Champorcher in un paio di punti, fino a raggiungere la Cappella di Santa Lucia (1) (Tsapa̠la Ma̠na). 

Di qui ci sono diverse possibilità: quella che consigliamo è di seguire lou Tsoumi̠n dou Rè̠i (2), l’antica mulattiera che collegava Hône a Champorcher, voluta dal re Vittorio Emanuele II (segnavia 3a/4). La strada reale, di cui si nota ancora la pavimentazione, sale con dolci tornanti fino a Bren Dessous. 

Si risale la borgata di Bren Dessous (Bran Dézò̠t), fino a raggiungere la strada regionale, che si attraversa per proseguire, su una ripida strada asfaltata, fino all’abitato di Bren Dessus (3)(Bran Dama̠n). La strada, ora sterrata, ci porta a passare di fronte a una fontana dall’abbondante portata anche nelle stagioni normalmente più siccitose.

Dalla fontana si lascia la strada e si imbocca il sentiero che attraversa a sinistra, che in breve conduce all’abitato di Barge (Ba̠rdzi). All’uscita da questo, si imbocca sulla destra una vecchia mulattiera, nota come “pista delle slitte” (lou Tsoumi̠n de la Iœ̠ddzi): trattandosi di una strada di servizio per una cava, questa procede con una pendenza costante e con pochi tornanti; la si segue per un lungo tratto, fino a incrociare nuovamente una strada lastricata, che con ampi e morbidi tornanti conduce alla carrozzabile per Courtil, attorno ai mille metri di quota. Si prende dunque a scendere lungo la strada carrozzabile (in genere poco interessata dal traffico veicolare) fino a raggiungere il capoluogo di Pontboset: lungo il tragitto si possono notare, sul versante opposto, le cascate che solcano i valloni rocciosi e gli orridi di Pontboset. 

Raggiunto il capoluogo di Pontboset, si fiancheggia la chiesa della Madonna della Neve e in breve si raggiunge il Municipio (fontana). Di qui, ci si inoltra nelle suggestive viuzze, guidati dai cartelli blu che indicano il “sentiero dei ponti e degli orridi”. Questo porta a valle del paese, lungo le sponde del torrente Ayasse, che qui è attraversato da un ponte a doppia arcata (4).

Dopo la visita al ponte, si ri-guardagna l’itinerario “dei ponti e degli orridi”, che rimane sul versante di la Ville: in breve esce dall’abitato e segue un sentiero ombroso, che segue il corso dell’Ayasse fino a un bel ponte di legno. Lo si attraversa, e in breve si raggiunge località Frontière (5) (fontana). 

Dalla borgata di Frontière si prosegue verso valle, sempre seguendo l’itinerario “dei ponti e degli orridi”: dapprima si fiancheggia il torrente principale, ammirando le limpide pozze, quindi ci si innalza lungo il versante fino a raggiungere il ponte di legno che permette di superare l’orrido basso del Ratus (6), sul torrente Brenve. 

Qui il percorso blu finisce, e si prosegue seguendo le indicazioni gialle: dapprima si sale lungo il versante, sempre nel bosco fitto, quindi si supera un secondo vallone solcato da una bella cascata; oltre questa, il sentiero (lou Tsoumi̠n di Rón) comincia a scendere, seppur dolcemente, verso Hône. Lungo la strada si attraversano due nuclei di case, Ronc Dessus (7) (le Délè̠i Rón, letteralmente “il Ron di là”) e de Dessot (le Premé̠c Rón, letteralmente “il primo Ron – arrivando da Hône”). 

Oltrepassati i nuclei dei Roncs, la strada prende a scendere con più decisione, fino a raggiungere una carrozzabile che in breve conduce all’abitato di Hône, nei pressi di un’area camper. Poco oltre, è possibile notare una centrale idroelettrica (8) (lou Raffò̠r). 

Visitata la centrale, è consigliabile raggiungere la riva destra dell’Ayasse, dove è stata costruita una passerella che consente il passaggio pedonale: la si segue fino a raggiungere il ponte che permette di rientrare al parcheggio, oppure di raggiungere la stazione del treno o le fermate dei pullman. 

Punti di interesse & Approfondimenti

1: San Rocco e Santa Lucia

📍 Località: Plan-Priod (Pia̠n Preô̠t) – Hône
⚒️ Caratteristica principale: Area storicamente legata alla metallurgia, con i resti dell’antica fabbrica alimentata da ru e torrenti sin dal XVII secolo, affiancata dalle cappelle di Santa Lucia e San Rocco, ricostruite e restaurate tra XVII e XX secolo.

La presenza della cappella di Santa Lucia è attestata fin dal 1745 (Aa Vv 2011), ma fu restaurata nel secolo scorso (1932); quella di San Rocco, a pianta ottagonale, sorge su una precedente costruzione del 1665 ed è stata ultimata a inizio Novecento su progetto del Canonico Vescoz (Torra 1961: 37-38.) 

La cappella di San Rocco sorge a Plan-Priod (Pia̠n Preô̠t), laddove, a partire almeno dal XVII secolo, sorgeva una fabbrica metallurgica: i suoi ruderi sono ancora visibili all’altezza della chiesetta, dall’altro lato della strada. Questa fabbrica era alimentata dalle acque de la Lézœ̠n-ya e da un ru che aveva origine a Charvaz, la cui costruzione fu conclusa nel 1695 (Cassol, Martinet e Simonotti 1987: 18). Nei primi decenni del ‘700 la fabbrica sarà rilevata da Bernardo Mutta; alla morte del figlio Carlo, l’attività passerà nelle mani di Giacomo Filippo Nicola, il quale farà fronte al progressivo esaurimento del minerale locale acquisendo il materiale dapprima presso le miniere di Cogne (attraverso il Col Fenêtre), quindi presso le miniere di Traversella (Nicco 1988: 46). Il Nicola, durante la guerra di successione austriaca (1740-1748) divenne infatti fornitore di ferro e ghisa per l’arsenale di Torino – e ciò gli valse il titolo di conte di Bard (Charles e Martinet 1995: 55). Nel 1833 lo stabilimento di Plan-Priod fu acquisito, insieme agli altri stabilimenti metallurgici di Hône, dai fratelli Cantara, che introdussero alcuni ammodernamenti, tuttavia non sufficienti a contrastare la crisi del settore, che porterà al fallimento delle società che a loro subentreranno nella seconda metà del secolo. 

2: La Strada Reale

📍 Località: Lou Tsoumi̠n dou Rè̠i ( Hône / Pontboset)
🛤️ Caratteristica principale: Strada reale voluta da Vittorio Emanuele II e costruita nel 1862, tracciata per permettere il passaggio sicuro verso la Conca di Dondeina; migliorò per decenni i collegamenti con Champorcher, grazie anche alla cantina-ricovero di Tsa̠rva, fino all’apertura della carrozzabile moderna nel 1954.

Lou Tsoumi̠n dou Rè̠i, detto anche lou Tsoumi̠n di Mu̠lè, per distinguerlo dai percorsi precedenti che non permettevano il passaggio sicuro delle cavalcature e del bestiame (Baudin 2005: 221 e segg),

è stato costruito nel 1862 per volere del re Vittorio Emanuele II, nel tempo record di un paio d’anni: la casa reale pagò i materiali, mentre i tre comuni interessati misero a disposizione il legname e buona parte della manodopera, che lavorò spesso a corvées gratuite (Baudin 2005: 230). La strada reale serviva infatti a collegare il fondovalle con la Conca di Dondeina a Champorcher, e oltre a permettere al Re di raggiungere più comodamente i suoi territori di caccia ha sensibilmente migliorato il collegamento tra Hône, Pontboset e Champorcher, nonostante il permanere del pericolo di frane e valanghe. Per il conforto dei viaggiatori, in borgata Tsa̠rva si trovava la Canti̠n-a de la Val, che offriva ricovero e ristoro. 

Nei primi decenni del Novecento, si sollecita la creazione di una nuova strada carrozzabile: esemplare in tal senso è l’opuscolo (che si può leggere online su Cordela: https://cordela.regione.vda.it/index.html) redatto dall’allora podestà Giovanni Battista Bordet, che argomenta la richiesta della costruzione di una carrozzabile Bard-Champorcher-Cogne adducendo motivazioni economiche, sociali e belliche (Bordet 1930). La SR Hône – Champorcher verrà aperta solo nel 1954, facendo della valle di Champorcher l’ultima valle della regione a essere servita da una strada carrozzabile (Nicco 1987: 56). 

3: La fontana di Bren

📍 Località: Fontana di Bran (Hône)
💧 Caratteristica principale: Antica sorgente sempre attiva, fondamentale per gli abitanti delle borgate circostanti; legata a un toponimo di probabile origine germanica (brunnen), che testimonia l’antica presenza walser nell’area.

La founta̠n-a de Bran «era la più importante fonte d’acqua di tutta la zona. Anche in pieno inverno non gelava mai e anche le donne di Charvaz e Folliasse venivano a lavare i loro indumenti. […] Con l’acqua di scarico si irrigavano i vigneti e i castagneti

sottostanti»; «mia mamma (classe 1928) è cresciuta a Charvaz e ci raccontava spesso della penuria di acqua. Per uso casalingo saliva alla fontana di Bran»; anche da Tsangrouséc, nei periodi di penuria d’acqua, si andava fino alla fontana di Bran, caricando sul mulo due mézébrente da 25 litri ciascuna (Aa Vv 2019: npa). 

Il toponimo (per il quale cfr. Bolonbre̠no § X) discende probabilmente dalla voce germanica per ‘fontana’, brunnen, attestata anche tra le parlate walser della Valle del Lys; questo nome conforta le osservazioni di Charles e Martinet (1995: 35) sulla presenza walser nell’area, nel Basso medioevo: «Notiamo innanzi tutto, sin dalla fine del 1200, un’intensa valorizzazione del terreno collinare e montano, in particolare delle zone di Courtil e di Biel. Quest’ultimo villaggio, anzi, si presume sia stato originariamente un vero e proprio insediamento walser, e questo vuoi per il suo nome, ma soprattutto per la definizione che ne offrono i documenti del XIV e XV secolo, ove si parla a più riprese di ‘Byel Allamannorum’, cioè di Biel degli Allemanni».

4: I ponti di Pontboset 

📍 Località: Pontboset
🌉 Caratteristica principale: Sistema storico di ponti in un territorio impervio, spesso danneggiati da alluvioni; tra essi spicca il ponte del Goillet, ricostruito in pietra nel 1825 e più volte restaurato dopo i gravi eventi del 1845–46.

In un territorio impervio come quello di Pontboset, i ponti hanno avuto vita travagliata: «di solito avviene che, dopo parecchie ricostruzioni di ponti in legno, si prenda infine la decisione di costruirli in pietra» (Baudin 2005b: 232). 

Abbiamo notizia di grandi alluvioni negli anni 1645-55 attraverso una dettagliata relazione stilata dalle comunità locali per chiedere al Conseil des Commis una riduzione delle imposte (Baudin 2005c: 258): si registrano edifici d’abitazione e opifici idraulici distrutti, prati e campi ridotti a pietraie; ancora al volgere del secolo, i beni rovinati dall’alluvione sono stati recuperati soltanto in minima parte.

Il ponte del Goillet, che collega il capoluogo di Pontboset con le frazioni dell’envers, è stato ricostruito in pietra nel 1825 (Baudin 2005b: 232): lungo 30 metri, e largo un metro e mezzo, si trova poco a valle dell’attuale ponte carrozzabile. Appena vent’anni dopo la ricostruzione, questo ponte verrà parzialmente distrutto da un’alluvione nell’ottobre del 1845, quando la prima arcata cade e la seconda risulta gravemente danneggiata; i lavori di restauro vengono avviati in tutta fretta, per preservare l’arcata rimasta, ma già l’anno successivo è necessario un nuovo intervento (ivi, 234).

5: Frontière

📍 Località: Frontière / Fróntquié̠rè (Pontboset)
⚙️ Caratteristica principale: Antica borgata segnata da alluvioni seicentesche, storicamente sede di mulini, forgie e frantoi, con ancora visibili le grentse, gli essicatoi per castagne raggruppati lungo il villaggio.

Indicata come “foronoclaires” nel documento del 1655 che censiva i danni subiti lungo la valle di Champorcher a seguito delle grandi alluvioni del periodo 1645-1655, la borgata di Fróntquié̠rè risulta

aver subito in quell’occasione la distruzione di 14 “petits domiciles” e di un mulino (Baudin 2005b: 258).

Un mulino esiste qui almeno dal 1602, quando viene registrato tra le eredità dei figli di Antoine Danna, insieme a un parieu; nel catasto del 1764 il mulino era abbinato a un impianto di forgia o fonderia, verosimilmente costruito dai Mutta (cfr. § X); nel catasto del 1859, la stessa parcella contiene un mulino a una ruota, una forgia e un frantoio per la canapa – e in una parcella vicina è registrato un altro mulino (Baudin 2005c). Nel villaggio si possono notare alcune grentse, essiccatoi per le castagne, raggruppate in appoggio l’una all’altra (Remacle 2005: 195). 

6: Orridi di Pontboset

📍 Località: Pontboset
🌄 Caratteristica principale: Profonde gole modellate dall’antico ghiacciaio della Brenve e dall’erosione del torrente, oggi scenari naturali spettacolari e frequentati dagli appassionati di canyoning.

L’alto vallone di Brenve ospitava verosimilmente un piccolo ghiacciaio, che confluiva nel ghiacciaio che dalla Rosa dei Banchi occupava l’attuale valle di Champorcher, per poi confluire a sua volta nel ghiacciaio Balteo (che all’altezza di Hône doveva

essere spesso circa 600 metri). Nelle epoche interglaciali il torrente Brenve ha modificato e cancellato in parte la morfologia glaciale aprendo delle lunghe e tortuose gole, molto profonde (Pitet 2005). Localmente, il torrente Brenve (letteralmente “larice”) è noto come l’Èyâ̠tsi de la Gó̠mba, letteralmente “il torrente del vallone”. Oggi il torrente è frequentato dagli appassionati di canyoning, che praticano la discesa della gola aiutandosi con alcune calate di corda. 

7: Les Roncs 

📍 Località: Les Roncs (Hône)
🌿 Caratteristica principale: Antico territorio dissodato per pascoli, coltivi e produzione di carbone vegetale tra XVII e XIX secolo, poi intensamente sfruttato da mayens e attività pastorali fino al dopoguerra, prima del progressivo ritorno del bosco.

Il toponimo “ronc” deriva dalla voce latina runcare, “sarchiare, dissodare”, e indica generalmente dei territori strappati al bosco per farne coltivi o pascoli. Non sappiamo a quando risalga il dissodamento di

questo specifico territorio, ma le prime notizie di famiglie che abitavano durante l’intero corso dell’anno ai Roncs risalgono agli anni attorno al 1650, poco dopo la peste del 1630 (Cassol, Martinet e Simonotti 1987: 16). Lo sfruttamento sistematico di questo versante risale probabilmente alla fine del Seicento, con l’installazione a Hône e nei paesi limitrofi di industrie metallurgiche alimentate a carbone vegetale: a quell’epoca iniziano a sorgere gli eoou, le piazzole dove veniva prodotto il carbone (ivi: 17). Il minerale ferroso proveniva in parte anche da una miniera situata a valle dei Roncs, lungo le rive dell’Ayasse (ivi: 18). Diverse famiglie si risolsero quindi a sfruttare in modo razionale i terreni disboscati, attraverso l’allevamento di ovicaprini e la coltivazione di qualche appezzamento, oltre alla fabbricazione del carbone. Con la crisi della metallurgia e l’aumento della popolazione, a partire dagli anni 1850-1860 e per una cinquantina d’anni, lungo questo versante furono costruiti molti nuovi mayens (cfr. § X), anche in luoghi molto ripidi (ivi: 23), sia per permettere il pascolo nelle località in cui questo era possibile, sia per la coltivazione del castagno e per la raccolta del fogliame per l’alimentazione invernale degli animali. Nel 1860 la situazione dei boschi era gravemente compromessa, e il comune di Hône vietò il pascolo delle capre, che impediva il rinnovamento del bosco, ma questa misura fu applicata solo parzialmente e solo per alcuni anni. La produzione del carbone si arrestò sul finire dell’Ottocento. 

La prima metà del Novecento fu un periodo di sfruttamento intensivo del territorio dell’inverso, fino al secondo dopoguerra, quando le condizioni economiche migliorarono gradualmente. Se fino agli anni ’60 e ’70 del secolo scorso si continuò lo sfruttamento pastorale di questi luoghi, in seguito l’abbandono permise al bosco di riguadagnare i terreni che aveva perduto. 

8: Centrale di Hône

📍 Località: Centrale di Hône (Raffor)
⚡ Caratteristica principale: Impianto idroelettrico inaugurato nel 1920 e alimentato da un canale di derivazione lungo 12 km dall’Ayasse, con due condotte forzate e turbine Pelton che sfruttano un salto di 745 metri, simbolo della grande trasformazione del versante durante la Prima guerra mondiale.

La centrale idroelettrica del Raffor fu costruita durante la Prima guerra mondiale dalla Società Idroelettrica di Villeneuve-Borgofranco, successivamente divenuta Società dell’Alluminio

Italiano di Ivrea, poi passata all’Alcan, all’ENEL e infine alla CVA.

Inaugurata nel 1920, la centrale è alimentata dalle acque dell’Ayasse, captate nel comune di Champorcher e convogliate fino al bacino di carico attraverso un canale a pelo libero lungo 12 km, che attraversa l’intero versante destro della valle. La sua costruzione, avvenuta tra il 1917 e il 1919, alterò profondamente il paesaggio dell’inverso. Ai cantieri parteciparono circa 1500 operai, e i lavori, eseguiti in fretta per esigenze belliche, resero necessario un parziale rifacimento del canale negli anni immediatamente successivi alla sua entrata in funzione (Cassol, Martinet e Simonotti 1987: 87).

Durante la stagione invernale, la portata del canale è garantita dal rilascio graduale delle acque dalle dighe dei laghi Miserin e Vercoche (cfr. § X).

Dal bacino di carico, situato a 1100 metri di quota, l’acqua viene incanalata in due condotte forzate — la seconda installata nel 1924 e attivata l’anno successivo (Aa Vv 2018) — con un salto di 745 metri. Le condotte alimentano tre turbine Pelton, con una portata di due metri cubi al secondo, producendo una potenza di circa 11 MW/h. 

Approfondimento: Hône e Pontboset (Ô̠na, Pombozé) 

A Hône e a Pontboset, che occupano la bassa valle di Champorcher, possiamo ritrovare quasi tutti gli elementi messi in luce nelle altre escursioni in bassa valle; se qui il passato feudale non ha lasciato vestigia di castelli, troviamo però i segni dell’industria metallurgica, sia nel tessuto urbano sia nel sottobosco. A Hône si attraversa infatti la località Plan-Priod, dove sorgeva una piccola fabbrica, mentre a valle del capoluogo di Pontboset si ricorda ancora la presenza di due altiforni (in località la Frabé̠cca, cfr. Martinet 2006); infine, il bosco dell’envers mostra i segni dell’intenso sfruttamento sette-ottocentesco, con alberi relativamente giovani che crescono sulle piazzole preposte alla preparazione del carbone vegetale. 

In un territorio dalla morfologia aspra, frane, valanghe e alluvioni hanno colpito ripetutamente le comunità, che hanno cercato di difendersi “ora collocando gli abitati permanenti lontano dai corsi d’acqua e dai corridoi di valanga ora soprattutto cercando di mantenere a monte degli abitati una sufficiente copertura boschiva” (Baudin 2005: 251). 

Risalendo invece il versante dell’adret lungo la strada reale ottocentesca, si susseguono ancora oggi le vigne e i castagni, mentre la memoria della coltura della segale è mantenuta nelle vestigia di numerosi mulini e nella tradizione della micóoula. Già alla fine del Duecento, dai conti della Castellania di Bard, si evince che la segale è il cereale prevalente in assoluto nel territorio di Hône, seguito da frumento, orzo e avena. La panificazione avveniva nel mese di dicembre, e dopo le infornate di pane di segale e frumento si cuoceva la micóoula: all’impasto erano aggiunte le castagne, ma anche fichi, noci, uva. Era un pane “ricco”, frequentemente offerto come dono e consumato nel periodo natalizio (Aa Vv 2015).

All’agricoltura si affiancava l’allevamento, soprattutto di ovicaprini: per sfruttare al meglio le scarse risorse offerte dall’aspro territorio, gli insediamenti erano scaglionati in altitudine durante la stagione produttiva, e le famiglie disponevano di più edifici (tra i quali i mayens) in località poste a diverse quote (Remacle 2005: 187).

Anche qui è infine possibile apprezzare l’importanza della gestione dell’acqua, a partire dalle fontane per arrivare ai ru e infine alle centrali idroelettriche. La fontana di Bren, peraltro, ci offre l’occasione per citare la presenza walser, che in epoca bassomedievale interessava anche questo versante della valle della Dora. 

Bibliografia

Aa Vv (2005). Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente. Pontboset: Comune di Pontboset.

Aa Vv (2011). Le 49° concours scolaire de patois Abbé Jean-Baptiste Cerlogne. Hône, 16-17-18 mai 2011. Aosta: Région autonome de la Vallée d’Aoste, Assessorat de l’éducation et de la culture.

Aa Vv (2015). Dou bióou a la micóoula. Hône: Comune di Hône (Commission pour le développement des traditions linguistiques et historiques de notre pays).

Aa Vv (2018). Hône centrale del Raffor. 100 anni di energia. Hône: Comune di Hône (Commission pour le développement des traditions linguistiques et historiques de notre pays).

Aa Vv (2019). L’oua dé l’éivi. Hône: Comune di Hône (Commission pour le développement des traditions linguistiques et historiques de notre pays).

Aa Vv (2020). Le profonde radici dei nostri toponimi. Hône: Comune di Hône (Commission pour le développement des traditions linguistiques et historiques de notre pays).

Baudin, Fausta (2005a). «Le macchine idrauliche». In Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente. Pontboset: Comune di Pontboset, pp. 207–220.

Baudin, Fausta (2005b). «Le strade e i ponti». In Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente. Pontboset: Comune di Pontboset, pp. 221–238.

Baudin, Fausta (2005c). «I momenti difficili». In Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente. Pontboset: Comune di Pontboset, pp. 251–264.

Bordet, Giovanni Battista (1930). Problema della viabilità nella vallata di Champorcher. Giglio Tos.

Cassol, Renzo, Raimondo Martinet e Mauro Simonotti (1987). L’envers d’Hône et ses mayens: histoire, souvenirs, légendes. Hône: Bibliothèque communale d’Hône.

Charles, Teresa e Raimondo Martinet (1995). Hône e il suo passato. Cronologia, leggende e testimonianze di vita comunitaria locale. Aosta: Tipografia valdostana.

Martinet, Raimondo (2006). «La metallurgia del ferro a Pontboset». In Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente. Pontboset: Comune di Pontboset, pp. 129-142.

Martinet, Raimondo e Enrica Mosca (2006). Il comune di Hône dalla sua ricostituzione ai tempi attuali, 1946–2006. Aosta: Le Château.

Nicco, Roberto (1987). La valle di Champorcher e i suoi dintorni. Quart: Musumeci.

Nicco, Roberto (1988). L’industrializzazione in Valle d’Aosta. Studi e documenti. Quaderni dell’Istituto storico della Resistenza in Valle d’Aosta, II. Aosta: Istituto Storico della Resistenza della Valle d’Aosta.

Pitet, Luca (2005). «Geografia e geologia». In Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente. Pontboset: Comune di Pontboset, pp. 9–20.

Remacle, Claudine (2005). «Il vissuto delle case». In Pontboset. Il territorio, la sua storia, la sua gente. Pontboset: Comune di Pontboset, pp. 185–206.

Torra, Ugo (1961). La Valle di Champorcher. Le sue antichità. Ivrea: Tipografia Paolo Bardessono.

Questo sito web è realizzato nell’ambito del progetto NODES, finanziato dal MUR sui fondi M4C2 – Investimento 1.5 Avviso “Ecosistemi dell’Innovazione”, nell’ambito del PNRR finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU (Grant agreement Cod. n.ECS00000036)

Contatti Univda

Università della Valle d’Aosta

Email: info@univda.it

Contatti nodes

Nodes

Email: info@ecs-nodes.eu

Copyright © 2026 ·

Detours

· All rights reserved

Powered by
...
►
Necessary cookies enable essential site features like secure log-ins and consent preference adjustments. They do not store personal data.
None
►
Functional cookies support features like content sharing on social media, collecting feedback, and enabling third-party tools.
None
►
Analytical cookies track visitor interactions, providing insights on metrics like visitor count, bounce rate, and traffic sources.
None
►
Advertisement cookies deliver personalized ads based on your previous visits and analyze the effectiveness of ad campaigns.
None
►
Unclassified cookies are cookies that we are in the process of classifying, together with the providers of individual cookies.
None
Powered by