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Perloz: tra segale e Resistenza

Mappa dell’itinerario

Statistiche dell’itinerario

Lunghezza9km
Dislivello800m D+
Durata5h
Stagioniautunno, inverno, primavera, estate
Mezzoa piedi
Difficoltàmedio
Scarica Itinerario GPX

Panoramica dell’itinerario

Questo itinerario è percorribile tutto l’anno: la quota relativamente bassa e l’esposizione a sud riducono le possibilità che l’itinerario sia molto innevato d’inverno, mentre la fitta copertura arborea garantisce un certo fresco anche nelle giornate più calde. La stagione migliore per individuare le vestigia degli impressionanti terrazzamenti è però l’inverno, quando il fogliame è caduto, e un velo di neve mette in rilievo la morfologia dei versanti. Il percorso prevede di percorrere la dorsale su cui sorgono le borgate Nantey e Chemp (celebre per ospitare una collezione di sculture lignee, cfr. § X), quindi di proseguire lungo il versante fino alla località Ruine; si torna dunque sui propri passi per scendere nel vallone di Nantey fino al ponte del Moulin de Glacières, che si può visitare prima di proseguire per Marine e, infine, tornare a Nantey.

Per raggiungere Perloz

Il comune di Perloz è collegato a Pont-Saint-Martin dalla linea di autobus della ditta V.I.T.A. per Gressoney.  Per raggiungere la località di partenza proposta per questo itinerario, è possibile e scendere a Tour-d’Héréraz: di qui, con poco più di un chilometro a piedi, si raggiunge la frazione Nantey, oltrepassando il Lys in località Besesse.

In auto Nantey si raggiunge facilmente, uscendo dall’autostrada a Pont-Saint-Martin e seguendo le indicazioni per Gressoney. Poco oltre la frazione Tour-d’Héréraz, si svolta a sinistra dirigendosi verso il Lys, che si attraversa in località Besesse. Poco al di là del ponte, si incontra la strada che sale alla borgata Nantey, prima della quale è possibile parcheggiare l’automobile. 

Descrizione del percorso

Dal villaggio di Nantey (2) si segue l’itinerario n. 4 per Chemp, dapprima raggiungendo la sommità dell’abitato, quindi seguendo il sentiero che, dopo un breve tratto, si biforca: si ignorano le indicazioni per Lillianes, continuando invece a salire lungo la dorsale verso Chemp. Si prosegue dapprima lungo una ripida mulattiera tra i castagni, quindi si costeggia la parete rocciosa su cui sorge il villaggio di Chemp (3), superandola sulla sinistra.

Dopo la visita al villaggio d’arte di Chemp (fontana), si imbocca brevemente la strada asfaltata che serve la frazione, per poi abbandonarla preferendo il sentiero n. 4, che permette di tagliare alcuni tornanti e di raggiungere in breve tempo la frazione Crestaz (4).

Si attraversano le case passando sotto il passaggio coperto quindi, poco a monte dell’abitato, si incontra un bivio, al quale si prosegue a sinistra in direzione Darbelley (volendo allungare un po’ il percorso, è anche possibile raggiungere Darbelley passando da Miochaz), seguendo una vecchia mulattiera circondata da ampi castagneti. Da Darbelley (Darbellé̠, fontana) si ignora la deviazione per Vers-Fey, seguendo invece la mulattiera che costeggia il versante, attraversando ou Vay da Fourna̠s (“il ruscello della fornace”, poiché qui veniva cotta la calce, cfr. § X). Si passa quindi nei pressi di Pré-Premier (Prœpume̠), fino a raggiungere Ruines: qui volendo è possibile accorciare il giro, imboccando direttamente la mulattiera che scende al Moulin de Glacières, ma consigliamo invece di proseguire lungo il sentiero n. 4 fino a La Ruinaz. Infatti il percorso che collega le due borgate vanta alcuni scorci molto panoramici sul Vallone di Nantey e sulla bassa valle del Lys; La Ruinaz (5) sorge su un terrazzo pianeggiante, che affaccia su ripidi versanti terrazzati (fontana). 

Da La Ruinaz si ripercorre la mulattiera che si è seguita in salita fino a Ruines (i Mè̠tte de Bade̠re), da dove, attraversata la borgata, si scende verso ou Resca̠r e la sua cappella (a Tchapè̠lla, fontana), da dove in breve si raggiunge la stradina asfaltata che serve le frazioni di Ruines e di Cleyve (a Quié̠va). Per scendere fino al ponte del Moulin de Glacières, è possibile imboccare un sentiero diretto oppure, più comodamente, seguire la carrozzabile, che compie due ampi tornanti. Appena oltrepassato il ponte, è possibile raggiungere con pochi passi la struttura restaurata del mulino (6), i cui interni sono visitabili ogni giorno dell’anno.

Dopo aver visitato il mulino, si segue per un breve tratto il ru, ora intubato, che convoglia l’acqua liberata dal mulino verso la frazione di Marine. Laddove il percorso del ru si fa più ardito, il sentiero lo supera passando leggermente a monte; quindi, il tracciato del sentiero n. 5 interseca in un paio di punti una strada carrozzabile, fino a raggiungere la piazza principale dell’abitato di Marine, in corrispondenza del forno (fontana) (7).

Dalla piazza Brigata Lys, dove sorge la cappella, si prosegue brevemente lungo la carrozzabile, fintanto che si nota, al limitare dell’abitato, una scalinata che scende sulla sinistra. Imboccandola, in breve si incontra una fontana, dono della Brigata Lys alla popolazione del luogo, e quindi si raggiunge (nuovamente sulla strada asfaltata) la pietra che ricorda il luogo in cui fu compiuta la prima azione di Resistenza in Bassa Valle d’Aosta (8). Se si desidera visitare la campana del partigiano (cfr. § X), è possibile raggiungerla scendendo per un centinaio di metri lungo la strada carrozzabile (per riprendere l’itinerario, sarà poi necessario risalire fino alla pietra). 

Dal monumento si riprende il sentiero per il capoluogo (direzione Donnas) oltre la carreggiata, e lo si percorre finché, oltre il secondo piccolo oratorio (l’Oratoua̠re de Po̠za No̠va), si incontra ancora una volta la strada asfaltata. A questo punto si gira a sinistra, e si tiene la strada scendendo per un tratto, in direzione Nantey. Passata la frazione Chamioux, in corrispondenza di un ampio tornante, si imbocca il sentiero che, oltrepassato un bel ponte di legno, riporta a Nantey, dove si chiude l’itinerario. 

Punti di interesse & Approfondimenti

1: Perloz (Pe̠rlo) 

📍 Località: Perloz
🏔️ Caratteristica principale: Borgo montano di crinale, porta d’accesso all’itinerario tra storia, arte e Resistenza

Il territorio dell’attuale comune di Perloz è stato controllato per almeno sei secoli, a partire dalla fine del XII, dai Signori di Vallaise, che proprio a Perloz hanno a lungo avuto la loro sede principale (Aa Vv 2001: 9). Come la maggior parte dei comuni di media montagna, nell’ultimo secolo Perloz ha conosciuto un forte spopolamento, passando dai quasi 1500 abitanti del 1911 ai circa 450 abitanti attuali: a partire dal XIX secolo, infatti, molti uomini hanno lasciato il comune per esercitare il mestiere di muratori in Savoia, oppure per fare i conduttori di vetture a Parigi (Aa Vv 2001: 20); dopo la seconda guerra mondiale, l’emigrazione (verso l’estero ma anche verso il fondovalle) è diventata spesso definitiva. Anny Petit-Pierre (2007: 47) correla il fattore dell’emigrazione con l’importanza che la Resistenza ha avuto nella storia recente del comune: «bisogna considerare che Perloz è un paese di emigrati, muratori, di manovali rientrati dalla Francia con l’inizio della guerra. Si tratta quindi di gente che non ha conosciuto il fascismo, di conseguenza è più naturale che si ribelli allo stato di cose portato dalla Repubblica di Salò». Proprio Perloz sarà infatti teatro della prima azione di resistenza della Bassa Valle (cfr. § X), e riceverà, il 4 novembre 1995, la medaglia di bronzo al valor militare «per l’indomita lotta della popolazione intera contro i nazifascisti». Infatti, «la popolazione si preoccupa di avvisare e nascondere i partigiani. I partigiani a loro volta si preoccupano di difendere “la loro popolazione” dal passaggio di altre bande o, peggio ancora, dai nazisti e dai fascisti» (Petit-Pierre 2007: 43). Oggi il comune di Perloz ospita, nel capoluogo, un Museo della Resistenza intitolato alla Brigata Lys; in frazione Marine la campana del partigiano suona ogni giorno alle 9.15, per ricordare l’inizio della Resistenza in Bassa Valle d’Aosta.

A Perloz, una cinquantina di giovani (Pramotton 2005) si organizzarono per opporsi con le armi prima al reclutamento nella Repubblica Sociale Italiana, poi all’occupazione nazi-fascista. Già nel marzo del 1944 si formarono tre distinti gruppi partigiani.

Il primo, che prenderà il nome di “Distaccamento Isonzo”, era comandato da Bono Badéry (cfr. § X) e si acquartierò presso Monrot, dove la famiglia Badéry possedeva due case d’alpeggio.

Il secondo, denominato “Distaccamento Cesare Battisti” (dal giugno 1944 “Osvaldo Cappellin”, in memoria del primo caduto della banda), era inizialmente guidato da Natale Crétaz, già caporal maggiore del IV plotone del Battaglione Alpini di Ivrea. Questo gruppo si stabilì dapprima a valle del Col-de-Fenêtre, sopra Le Pessey, poi a Perloz e infine a Marine, dove il comando passò a Paolo Juglair.

Il terzo gruppo, che prenderà il nome di “Distaccamento Matteotti” e sarà in contatto con le Brigate Garibaldi, era inizialmente comandato da Mario Zancanella e si rifugiò sul versante opposto della valle, nella zona di Vers-Vert (Miniotti 2008).

Questi gruppi confluirono successivamente nella Brigata Lys, comandata da Badéry (con Juglair come vice), con base a Marine: composta soprattutto da gente del posto, la Brigata Lys poté contare su un largo appoggio della popolazione e su un’ottima conoscenza dell’impervio territorio (Colliard, Soudaz 2012: 17, Aa.Vv. 2005).

2: Nantey

📍 Località: Nantey
⛰️ Caratteristica principale: Borgata panoramica d’impiantzo tradizionale, snodo tra itinerari di crinale e di versante

Il villaggio di Nante̠, fino ad alcuni decenni orsono, poteva contare su un mulino (a partire dal XIV sec., cfr. Zanolli 1993a: 25), un forno, un essiccatoio per le castagne e su una cappella dedicata alla Santa Famiglia e a Sainte-Blaise, che si distingue ancora pur essendo in condizioni precarie;

la borgata è servita dalla strada carrozzabile soltanto negli anni Novanta: all’epoca dell’Enquête (1988) questa era in costruzione, e la popolazione si serviva della mulattiera che ancora oggi collega Besesse (Bœzè̠sse) a Chamioux (Tchamio̠u̠) passando per Nantey. 

I terreni a monte della borgata sono stati terrazzati, per ricavare dei piccoli campi coltivabili: alcuni toponimi, come ou Rountchè̠t o i Ro̠u̠nque, richiamano la pratica del dissodamento (da roncare), mentre altri nominano i terrazzamenti, come i Piè̠gne de Sarva̠ddji (lett. “i terrazzamenti dei (castagni) selvatici”). Dissodamento e terrazzamenti sono strettamente legati: per ottenere dei terreni coltivabili (o da sfalcio), era infatti necessario abbattere gli alberi, sradicare i ceppi e spietrare la zona; le pietre tolte dal terreno venivano raccolte e usate per costruire i muri a secco che permettevano di ridurre la pendenza dei versanti, sostenendo dei piccoli appezzamenti resi più pianeggianti. 

Oggi sono proprio i castagni a dominare il paesaggio: alcuni sono vecchi alberi da frutto, mentre altri sono giovani castagni selvatici.

3: Chemp

📍 Località: Chemp
🎨 Caratteristica principale: Villaggio d’arte all’aperto, integrato in un contesto architettonico tradizionale

Il villaggio di Tchèmp ha un passato simile a quello degli altri villaggi che si incontrano lungo l’itinerario, almeno fino a qualche decennio fa. Con l’abbandono dell’economia agro-silvo-pastorale, la borgata si è andata spopolando, il bosco ha riguadagnato i campi e i prati e le costruzioni, in assenza di manutenzione, hanno cominciato a cadere in rovina.

La differenza l’ha fatta Angelo Giuseppe Bettoni (Pino), uno scultore della Valle che ha deciso di tornare ad abitare la borgata e di farla rivivere con le sue sculture. Come scrive Umberto Druschovic (2018: npa), queste «sono regali, doni meravigliosi che l’artista offre all’ammirazione di coloro che salgono lassù. E così cominciano ad arrivare gli amici, tanti, da ogni dove. Pino invita altri artisti a scolpire per Chemp. E come un miracolo, lentamente, il villaggio diventa un museo a cielo aperto dove le sculture si fondono visivamente con i muri delle case». L’esposizione delle sculture (per lo più lignee) invita ad ammirare, come in un museo, anche le costruzioni del villaggio: al limite meridionale del borgo, c’è una cappella dedicata alla presentazione della Vergine al Tempio, eretta nel 1670; al centro del borgo si distinguono le vestigia di un forno; un tempo erano in uso ben sei essiccatoi per le castagne e i bambini hanno potuto frequentare qui la scuola per oltre un secolo, dal 1820 al 1944. Gli edifici di abitazione sono grandi costruzioni multifunzione, dove sopra alle cantine e alle stalle, che occupano il pianoterra, vi erano la cucina e le stanze, quindi, sotto i tetti, i fienili, con grandi porte che permettevano l’accesso agli uomini carichi: «la maggior parte del patrimonio edificato risale ai secoli XVIII e XIX. Resti di strutture precedenti si osservano alla base di alcuni edifici, che successivamente hanno subito delle trasformazioni. […] Rimane nel villaggio un solo edificio seicentesco intatto, con costruzione unitaria e privo di modifiche rilevanti; si tratta di un granaio in legno» (Marco 2018: npa).

4: Crestaz

📍 Località: Crestaz
🏡 Caratteristica principale: Frazione attraversata da passaggi coperti e mulattiere tra castagneti e muretti a secco

La frazione a Vercrè̠sta sorge sull’assolato versante sinistro del vallone di Nantey. L’architettura delle poche case è influenzata dal dislivello: gli edifici si sviluppano in altezza, e i piani superiori sono accessibili “dal retro”, sfruttando la pendenza del terreno.

Tra i fabbricati si incontra un passaggio coperto in salita (alloirs) lungo il quale si aprono delle porte. Le finestre sono invece rivolte di preferenza verso la valle, per permettere alla luce e al calore del sole di entrare nelle abitazioni (Marco e Remacle 2005: 12).

5: La Ruinaz

📍 Località: Ruine
🌄 Caratteristica principale: Borgata su terrazzo panoramico, affacciata su versanti terrazzati e con scorci sul Vallone di Nantey

Nel volume dedicato al comune di Perloz uscito in occasione del XXXIX Concours Cerlogne (Aa Vv 2001: 40) è stata pubblicata una fotografia che ritrae i terrazzamenti che sono stati costruiti a valle del villaggio de a Rovi̱nna: l’immagine è piuttosto impressionante, perché svela come l’intero versante destro del vallone di Nantey fosse stato reso

coltivabile, nonostante la forte pendenza, mediante la costruzione di muri di sostegno. A ormai oltre vent’anni dalla data di pubblicazione della fotografia, questo enorme lavoro si distingue appena: il bosco ha riguadagnato il versante e, soprattutto d’estate, si distinguono soltanto i terrazzamenti più vicini alla mulattiera. Ma fino al secondo dopoguerra, nella zona de a Djè̱ida (lett. “i ghiaioni”) si produceva la maggior parte della segale di Perloz (Ibidem), necessaria per la produzione del pane nero: la coltura del cereale era alternata con quella delle patate, per non impoverire il terreno. 

La segale veniva seminata in autunno, dopo il raccolto delle patate: in questo modo non era necessario concimare o lavorare in profondità il terreno, poiché quest’operazione era già stata compiuta in primavera per la semina dei tuberi. La mietitura, a Perloz, iniziava in genere dopo la festa della Maddalena (22 luglio); con una falce messoria si recidevano i lunghi steli, che venivano lasciati seccare al sole prima di essere raccolti in manipoli (djouvelle), dall’unione dei quali si costruivano i covoni (quiovas), a loro volta ammucchiati su lenzuola di canapa che facilitavano il trasporto del carico (djerbe) fino al granaio (tchambra dou bià, letteralmente “camera della segale”). Nel granaio (in genere ricavato nel sottotetto, accanto al fienile) avveniva la trebbiatura: i manipoli venivano battuti dapprima contro una parete, appoggiata alla quale era stata posizionata una lastra di pietra o un’asse; quindi, distribuita la segale sul pavimento di legno, gli steli venivano ancora colpiti con dei bastoni. La paglia veniva infine asportata, e sul pavimento rimanevano i chicchi, pronti per essere raccolti e, all’aperto, passati al vaglio per liberarli dalla pula e dalle ariste (Miniotti 1994).

Nemmeno questa zona venne risparmiata dall’ultima guerra: le abitazioni di Ruines furono incendiate il 5 maggio del 1944 e la sua popolazione venne seviziata, per rappresaglia contro i partigiani acquartierati a Monrot  (Miniotti 2008: 14).

6: Moulin de Glacières 

📍 Località: Glacières
⚙️ Caratteristica principale: Mulino storico restaurato, testimone della lavorazione locale dei cereali

Lungo il torrente di Nantey sorgeva una fitta rete di mulini, la più densa per quanto riguarda i territori controllati dai Vallaise (Zanolli 1993a: 14), che era servita da una cava di pietre da macina posta tra Ruines e Le Pessey (Zanolli 1993b: 28).

Il documento più antico che menziona l’esistenza di questo mulino risale al 1480. con il finire del XVI secolo, la proprietà de ou Moui̠n di Djasse̠re passa alla comunità di Marine, che a sua volta lo affitterà a dei mugnai, dapprima con contratti di sei anni, poi attraverso lo strumento dell’infeudazione, che rendeva più conveniente per i mugnai impegnarsi nella manutenzione. Il contratto di infeudazione regolava in modo scrupoloso i diritti e i doveri del mugnaio, il quale era per esempio tenuto al mantenimento in efficienza del mulino e del ru e a macinare il grano entro tre giorni dalla consegna (Zanolli 1993a: 22).

Dopo l’abbandono, il mulino fu rimesso in funzione dai partigiani della Brigata Lys (cfr. § X), e continuò a funzionare per un periodo anche nel secondo dopoguerra. Attualmente, pur essendo in disuso, il mulino è potenzialmente funzionante: si possono ancora vedere le tramogge e le madie in legno, e le ruote orizzontali in ferro in corrispondenza delle macine.

7: Il forno di Marine

📍 Località: Marine
🔥 Caratteristica principale: Struttura comunitaria al centro dell’abitato, legata alle pratiche collettive di panificazione

Il forno di Marine (Mari̠nne) è stato ricostruito nella sua attuale collocazione nel 1924, dopo che l’antica sede (nella casa della confraternita) era stata demolita per fare spazio alla scuola. Nel dicembre del 1943, i locali del forno sono stati usati dai giovani di Marine per riunirsi e organizzare la resistenza armata ai nazi-fascisti (Miniotti 2008: 10). 

Dal 1975 il forno è anche usato in occasione della Fehta dou Pan Ner, che si tiene ogni anno in estate, nel periodo della raccolta della segale; a partire dal 2015 (Favre e Jocallaz 2015), il “pane nero” è anche al centro di una manifestazione autunnale, dapprima interregionale e poi, già dal secondo anno, transfrontaliera, dedicata proprio alla cottura del pane di segale (Jorioz e Saudin 2020). 

Ancora oggi il pane si prepara seguendo il metodo tradizionale: la farina di segale è impastata nella madia con acqua tiepida, sale e lievito; intanto, il forno viene riscaldato con il fuoco di legna (preferibilmente ontano) finché non raggiunge circa i 300 gradi. Quando l’impasto è lievitato, dopo qualche ora, si modellano le forme di pane; quindi si lasciano riposare ancora mentre il forno, una volta caldo a sufficienza, viene ripulito dalla brace e dalla cenere. È il momento di infornare le forme di pane, che devono cuocere per circa un’ora. Un tempo quest’operazione veniva ripetuta due o tre volte l’anno, e il pane veniva conservato per lunghi mesi (Miniotti 1994). 

8: Marine e la Resistenza

📍 Località: Marine
🎖️ Caratteristica principale: Luogo simbolico della memoria partigiana, con fontana commemorativa e lapide storica

A Marine è avvenuto l’episodio che simboleggia l’inizio della Resistenza nella Bassa Valle d’Aosta, ai primi di dicembre del 1943: Bono Badéry, insieme al fratello Noé, a Natale e Fedele Crétaz e a Remo Vuillermoz stava segando legna nei pressi del villaggio, quando una donna corse loro incontro

avvertendoli dell’arrivo dei carabinieri: Bono Badéry, già sergente maggiore a Gorizia prima dell’8 settembre, aveva infatti pubblicamente rifiutato d tornare a combattere per la Repubblica Sociale. Nei giorni successivi all’armistizio, Badéry era inoltre rientrato a Perloz con un camion carico di armi e munizioni. Avvisato dell’arrivo dei carabinieri, Bono poté così armarsi ed esplodere alcuni colpi in aria; i gendarmi, presi di sorpresa, rinunciarono a rispondere al fuoco e si diedero alla fuga: uno di loro avrebbe addirittura perso il cappello (Miniotti 2008: 9)!

Marine sarà il centro delle vicende della Resistenza a Perloz anche nei mesi e negli anni successivi (cfr. § X): fra il 30 giugno e il primo luglio 1944 subirà un disastroso incendio per rappresaglia, durante il quale molte case saranno distrutte; sulla facciata della chiesa sono ancora visibili i fori lasciati dai proiettili. 

Bibliografia

Aa Vv 2001. Perloz. Aosta: Région autonome de la Vallée d’Aoste. Assessorat de l’éducation et de la culture. Bureau régional pour l’ethnologie et la linguistique.

Aa Vv 2005. 60 anni dopo in cammino con Bella ciao 25 aprile 1945-25 aprile 2005. [S.l.]: [s.n.].

Aa Vv 2015. Dou bióou a la micóoula. Hône: [Comune di Hône].

Colliard, Marie-Rose e Solange Soudaz 2012. Perloz: il Museo della Brigata Lys; memorie della Resistenza; itinerario storico-didattico. Perloz: Comune di Perloz.

Druschovic, Umberto 2018. «Raccontare Chemp». In Chemp. Un sogno portato dal vento. Sarre: Testolin Editore.

Favre, Saverio e Ivana Jocallaz 2015. «Festa de lo pan ner». Bollettino della Soprintendenza beni culturali, Regione autonoma Valle d’Aosta 12:252–54.

Jorioz, Daria e Laura Saudin 2020. «La fête transfrontalière Lo pan ner – I pani delle Alpi sa naissance, son histoire jusqu’à nos jours». Bollettino della Soprintendenza beni culturali, Regione autonoma Valle d’Aosta 17:259–60.

Marco, Danilo e Claudine Remacle 2005. Osservare, conoscere, conservare. Appunti per il recupero dell’architettura tradizionale nei comuni di Perloz e Pontboset. [Aosta]: Regione autonoma Valle d’Aosta. Assessorato istruzione e cultura.

Marco, Danilo 2018. «Lavorare, costruire, vivere con tenacia: l’architettura di Chemp». In Chemp. Un sogno portato dal vento. Sarre: Testolin Editore.

Miniotti, Silvana a c. di. 1994. 20a Fehta dou pan ner, 1975-1994. Perloz: Pro loco.

Miniotti, Silvana 2008. Le tre bande partigiane di Perloz. III Brigata Lys 1943-1945. Isonzo, Cappellin, Matteotti. Aosta: Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta.

Petit-Pierre, Anny 2007. Guerra vissuta, guerra raccontata. Perloz, 1919-1946. Aosta: Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea.

Pramotton, Filippo 2005. Pro memoria per la storia di Perloz. 1943-1945. Perloz: Comune di Perloz.

Romanzi, Enrico 2018. Chemp. Un sogno portato dal vento. Sarre: Testolin Editore.

Zanolli, Orphée 1993a. «Moulins et artifices d’eau sur le territoire de Perloz du XVIIe au XIX siècle en glanant dans nos archives, [1]». Lo Flambò 145:11–34.

——— 1993b. «Moulins et artifices d’eau sur le territoire de Perloz du XVIIe au XIX siècle en glanant dans nos archives, [2]». Lo Flambò 146 (2): 9–33.

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