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Un vino prodotto dal sasso e dal sole tra Donnas e Bard

Mappa dell’itinerario

Statistiche dell’itinerario

Lunghezza9km
Dislivello500m D+
Durata4h
Stagioniautunno, inverno, primavera
Mezzoa piedi
Difficoltàfacile
Scarica Itinerario GPX

Panoramica dell’itinerario

L’esposizione e la quota sono ottimali per un’escursione nei mesi compresi tra ottobre e maggio: durante l’estate il rischio di patire il caldo è piuttosto concreto. L’itinerario è percorribile in circa quattro ore: è dunque consigliabile prevedere di completare la giornata con una visita al Forte di Bard (chiuso il lunedì), o al museo della vite e del vino di Donnas (aperto di domenica o su prenotazione). Il percorso ci porta, dal borgo di Donnas, attraverso il bucolico altopiano di Albard, ad attraversare il borgo di Bard, tornando poi lungo l’antica via romana delle Gallie; Albard si raggiunge attraverso gli antichi sentieri che risalgono le pendici rocciose del Truc Chaveran: in alcuni brevi passaggi è necessario afferrare una corda di sicurezza con le mani, ma la difficoltà del percorso è ampiamente ripagata dal panorama di cui si gode durante la salita. Per chi preferisse evitare questo tratto, è possibile raggiungere Albard passando per Chénail; per chi invece apprezza gli itinerari “misti”, è possibile seguire il secondo tratto della facile via Ferrata delle Peredrette (necessari casco, imbrago e set da ferrata), che da Barma Cotse porta fin sulla sommità delle Peredrette, da cui ci si riallaccia all’itinerario proposto. 

Per raggiungere il Donnas

Donnas è servito da una stazione ferroviaria, sebbene non tutti i treni effettuino questa fermata. Il paese è inoltre attraversato dagli autobus della ditta V.I.T.A, provenienti sia da Aosta sia da Pont-Saint-Martin. 

In auto Donnas si raggiunge facilmente con l’autostrada, imboccando l’uscita di Pont-Saint-Martin (sia che si arrivi da Aosta, sia che si arrivi dal Piemonte) e seguendo le indicazioni per il Municipio di Donnas: tra il comune e la biblioteca si trova un comodo parcheggio gratuito.

Descrizione del percorso

Dal comune (Villa Selva) (1), l’itinerario si addentra nel borgo medievale di Donnas attraverso la Po̠rta dou Bór, che un tempo veniva chiusa durante la notte. Si percorre quindi l’antica strada per Aosta fino a fiancheggiare la chiesa di Sant’Orso (fontana), ricostruita qui nel XVII secolo, per proteggere il borgo (lou Bór) dalle piene della Dora. 

Si è ora in vista della Po̠rta d’Ò̠hta, l’arco romano che attraverseremo al rientro: senza raggiungerlo, si imbocca invece il sentiero che sale a destra, superando con una gradinata il primo salto di roccia che chiude a monte l’abitato di Donnas. Il sentiero prosegue ora in traverso, seguendo le cenge che permettono di superare le imponenti pareti rocciose che costituiscono le pendici del Truc Chaveran: lungo un tratto più ripido, è possibile notare le vestigia di antichi terrazzamenti, che testimoniano come anche questi piccoli appezzamenti sospesi fossero un tempo sfruttati per la coltivazione della vigna e del castagno, oltre che per la fienagione e il pascolo delle capre. Inoltrandosi nei boschi di castagno, si giunge a un primo ripiano (Hè̠nguia Damé̠i, letteralmente “cengia di mezzo”), al fondo del quale, tra la boscaglia, è possibile scovare una marmitta dei giganti (a poche decine di metri dal sentiero); di qui, riguadagnato il sentiero, in breve si è a Barma Cotse (2).

Costeggiando verso destra la parete rocciosa sotto cui sorge Barma Cotse, in breve si raggiunge una seconda costruzione: si tratta di un fortino del Seicento, dotato di una fontana e di un forno.

Dal Fortino, si ritorna indietro di alcuni metri e si prosegue a salire a destra, senza tornare alla Barma (freccia gialla e indicazione per le falesie), superando un primo salto di roccia con l’aiuto di alcuni gradini e mancorrenti. Il sentiero compie un secondo traverso in direzione di Bard, seguendo un’ampia cengia (la Gran Hè̠nguia) dalla quale si possono osservare diversi settori di arrampicata: poco oltre la “Falesia delle Ciliegie” è possibile raggiungere, con una breve deviazione, un punto panoramico (indicazioni) dal quale si domina l’imbocco della Bassa Valle, la Valle di Champorcher e si distinguono bene i vigneti di Donnas (3).

Ritornati sul sentiero, si scende brevemente per raggiungere un colletto, dal quale passa il sentiero di rientro a Donnas dalla Ferrata delle Peredrette. Ignorandolo, si prosegue in direzione del Truc Chaveran (Tsévrœ̠nne), superando l’ultimo risalto roccioso con l’aiuto di alcuni gradini e di una corda di sicurezza. Dalla cima, si gode di uno stupendo paesaggio sui vigneti sottostanti. 

Dall’ometto di vetta, si prosegue lungo la cresta per un centinaio di metri, quindi, giunti in corrispondenza di un una serie di ometti costruiti su un terrazzo roccioso, si scende brevemente in direzione di Donnas, per portarsi su un ripiano erboso nel quale sorge una costruzione ben tenuta (Hingui̠n, da “cengia”). Di qui, si segue una cengia in discesa che, attraversando una zona di ginestre, porta in breve a incrociare la strada asfaltata per Albard (4), all’imbocco del pianoro. Si segue quindi la strada fino alle prime case (fontana).

Dalla Cappella di San Grato (XVIII secolo), all’estremità occidentale della borgata Crèhtón, si prosegue lungo la strada asfaltata per un centinaio di metri, fiancheggiando il Pra di Vé̠i (“prato dei vitelli”), finché questa svolta per scendere, con un tornante, alla Borgata lou Crous di Bard. È qui possibile abbandonare la strada asfaltata, e seguire un sentiero sulla destra, che invece di scendere e risalire descrive un ampio arco sul pianoro di lou Crous, raggiungendo poi la frazione Albard di Bard dall’alto. Questa deviazione, molto interessante per scoprire gli antichi terrazzi celati dal bosco, è segnalata soltanto da evidenti bolli di vernice rossa (2025), fino a quando si ricongiunge con la mulattiera per Mendeye (Mendè̠yé), che si percorre a ritroso fino ad Albard di Bard (fontana): se non amate dover cercare l’itinerario, è meglio proseguire per la strada asfaltata (5).

Attraversato il villaggio di Narba̠r, si prosegue lungo la dorsale procedendo (senza indicazioni) lungo i prati sulla sommità del promontorio, per poi trovare (in una valletta) e seguire una traccia che scende, piuttosto ripida, fino all’alpeggio di Nisè̠r. Fiancheggiate le costruzioni sulla sinistra, si imbocca quindi lou Tchœmi̠n de Narba̠r, che in breve conduce all’estremità occidentale del vecchio borgo di Bard, la Barrié̠re (fontane) (6).

Giunti all’estremità del borgo di Bard, val la pena fare una brevissima deviazione per osservare da vicino l’antico ponte che collega il paese a Hône. Riattraversata la strada, si imbocca quindi la strada principale del Borgo, che lo risale fino a laPia̠si, la piazza dedicata a Camillo Cavour posta alla sommità del paese, tra il municipio e la chiesa parrocchiale, dedicata all’Assunzione della Vergine (7).

Dalla piazza del Municipio, si prosegue in direzione di Donnas seguendo il tracciato dell’antica strada delle Gallie, per poi discostarsene in corrispondenza di una barriera che segnala dei lavori in corso (da ormai due decenni). Si scende quindi nei terreni alluvionali dove un tempo scorreva la Dora, per poi riguadagnare la strada romana nel comune di Donnas (8).

Dopo aver percorso un tratto di acciottolato (9), si prosegue lungo un marciapiede (in questo tratto la strada romana è stata coperta dalla nuova statale) fino a raggiungere il tratto di percorso più caratteristico, perché intagliato nella roccia, che riporta alla Porta Romana – e di qui, percorrendo a ritroso il borgo di Donnas, alla partenza dell’itinerario. 

Punti di interesse & Approfondimenti

1: Donnas (Douna̠h) 

📍 Località: Donnas
🏛️ Caratteristica principale: Borgo medievale attraversato dall’antica via per Aosta e segnato dalla presenza della Porta dou Bór e della chiesa di Sant’Orso

Attualmente, il comune di Douna̠h (quasi 2.500 abitanti) comprende un ampio territorio, disteso per lo più lungo il versante esposto a Nord: l’envers appartiene infatti amministrativamente a Donnas dai confini con il Piemonte sino a Hône, mentre all’adret il comune confina con Bard a ovest, con Arnad a nord e con Pont-Saint-Martin a est. Il versante solatìo è anche conosciuto come le quartier des vignes (in contrapposizione alla zona di Vert, che invece è stata sfruttata soprattutto per il pascolo estivo del bestiame): il suo territorio è infatti coltivato a vigneti da tempo immemore (cfr. § X). Sempre all’adret, lungo la via romana, si è sviluppato il borgo di Donnas, animato in epoca medievale da floride attività commerciali e artigianali: al piano terreno delle case affacciate sulla strada dovevano trovare spazio numerose botteghe artigiane, per soddisfare le esigenze degli abitanti del posto ma soprattutto dei numerosi viaggiatori. 

2: Barma Cotse

📍 Località: Donnas
⛰️ Caratteristica principale: Riparo naturale sotto roccia con tracce di insediamento rurale e panorami sulle pareti del Truc Chaveran

Il sito di Barmaco̠tse è costituito da un riparo sotto una parete aggettante (barma significa appunto ‘riparo sotto la roccia’), esposto ad est, nei cui pressi è possibile rinvenire dell’acqua. Attualmente il luogo si presenta con una costruzione in pietra a secco addossata alla parete rocciosa e un muretto che delimita l’area coperta dall’aggetto della stessa.

Le caratteristiche del luogo, che offre un riparo naturale, hanno stimolato diverse campagne di scavo (Raiteri, Fontana, Visentin 2021): un sondaggio profondo svolto nel 2019 aveva consentito di portare alla luce reperti molto antichi, attribuibili ai cacciatori-raccoglitori del Mesolitico (9.500 – 5.500 a.C.); una successiva campagna del 2021 ha invece rilevato tracce della frequentazione del sito da parte di pastori neolitici (tra il 4.500 e il 3.000 a.C.): frammenti di pietra lavorata e di ceramica. A questa seconda fase risalgono anche i resti di un’area rituale-funeraria, e in particolare di tre tombe litiche (le prime individuate in Valle d’Aosta all’interno di un riparo roccioso), trovate misteriosamente tutte vuote: i resti umani e i loro oggetti saranno stati rimossi nell’antichità o si sarà trattato fin dall’inizio di cenotafi? Il prosieguo degli studi, condotti dall’Università di Ferrara, potrà forse fare luce su questo strano ritrovamento. 

3: Peredrette

📍 Località: Donnas
🧗 Caratteristica principale: Nodo escursionistico tra via ferrata, punto panoramico e collegamenti verso Bard e Truc Chaveran

Il nome della località cui giunge la via ferrata (Pé̠rè Drè̠tté) si può tradurre con “pietre dritte”: qui corre il confine con il comune di Bard, e al tempo delle invasioni francesi qui erano state scavate delle trincee. In tempi di pace, in questa località si pascolavano le capre e si raccoglieva il fieno selvatico.

Dalla sommità del belvedere è possibile apprezzare l’estensione e la conformazione dei vigneti di Donnas: oltre alle tradizionali pergole alte (cfr. § X) è possibile distinguere dei filari laddove la pendenza è meno accentuata (tipici anche della piana di Aosta, cfr. Erlicher 2022: 57) e delle pergole basse, con i tipici “coni” di sostegno frontali in muratura, disposte sui terrazzamenti laddove il pendio è più ripido. I terrazzamenti sono costruiti in muro a secco, e hanno il vantaggio di aumentare la superficie di terreno coltivabile, riducendo contemporaneamente il rischio di frane e smottamenti: la speciale tecnica di costruzione, senza malta o altri leganti, permette infatti il drenaggio delle acque, evitando invece l’erosione dei versanti. I muri a secco sono particolarmente importanti per il ciclo vegetativo delle vigne: durante il giorno le pietre catturano il calore solare e lo trattengono a lungo, riducendo l’escursione termica notturna. 

4: Albard (di Donnas)

📍 Località: Donnas
🌿 Caratteristica principale: Terrazzamenti nascosti tra i boschi e sentieri poco segnalati verso Albard

Con il nome Narba̠r si indica il territorio delle borgate di lou Crèhtón (l’abitato principale di Narba̠r, disposto su una sporgenza rocciosa), lou Dezò̠t Pianè̠t e lou Damò̠n Pianè̠t, che sorgono su un ampio pianoro adagiato tra il Truc Chaveran e la Cou — che segna il confine con il comune di Arnad.

La zona, ancora in buona parte prativa, è caratterizzata dalla presenza di castagni secolari e di numerosi salici, che insieme ai terrazzamenti che modellano i versanti della conca testimoniano dell’antica presenza di coltivazioni di viti nella zona. Infatti, se il castagno forniva legna resistente all’umidità per costruire i pergolati, i rami di salice (le gore “i vimini”) erano usati per legare le viti ai sostegni. Tradizionalmente, i rami venivano tagliati sotto il segno della vergine, nei primi giorni di luna calante (BBCD 2016: 147): era in ogni caso importante tagliare i vimini prima della ripresa vegetativa, in modo da non vederli poi marcire sulle pergole, facendo mancare il sostegno ai tralci (BBCD 2020: 32-34). I vimini, una volta raccolti, erano privati dei rametti secondari e riuniti in fascine a seconda della misura: quelli che si usavano nella vigna non dovevano essere troppo lunghi, perché era pratico tenerli tra le gambe stando in equilibrio sulle pergole, in modo da avere entrambe le mani a disposizione per la legatura. 

5: Albard (di Bard)

📍 Località: Bard
🌄 Caratteristica principale: Dorsale erbosa panoramica tra Donnas e Bard, accesso all’alpeggio di Niser

Il toponimo Narba̠r si riferisce qui a una sola borgata, costruita sulla sommità di un promontorio, circondata da piccoli appezzamenti di prato e antichi castagni. Arrivando dall’alto, si percorre una mulattiera delimitata da muretti a secco, che passa a fianco all’ecomuseo della castagna (un essiccatoio

riallestito e illustrato, visitabile solo dall’esterno). Il terreno che si apre oltre il muretto della strada, verso ovest, è denominato lou To̠rtsou “il torchio”: il toponimo ci testimonia come anche qui un tempo dovevano esserci delle vigne, la cui uva veniva poi lavorata sul posto. Il torchio serviva per spremere le vinacce, ovvero il residuo solido dei grappoli che rimane dopo la fermentazione. Il vino ottenuto dalla spremitura delle vinacce (vén tórtso) non si mescola con quello spillato dal tino (vén fiour “vino fiore”), perché è più torbido e bisogna travasarlo più spesso (BBCD 2021: 79). Una volta spremuto tutto il liquido residuo, le vinacce possono essere conservate (spesso nel tino, ricoperte di feccia, di foglie di fico e di sabbia – Cossavella 2012: 76), in attesa della distillazione per produrre la grappa. 

6: Bard (Bar)

📍 Località: Bard
🏘️ Caratteristica principale: Borgo storico alle porte del forte, con chiese, piazze e antichi ponti sulla Dora

Come scriveva J.-G. Rivolin (in Barsimi Sala 1995: 11), «la Valle d’Aosta ha in Bard una sorta di “riassunto” della propria storia plurimillenaria»: in un territorio molto limitato, sono infatti evidenti sia la storia geologica della Valle, sia le tracce lasciate dalle popolazioni che, nelle diverse epoche, l’hanno abitata: dai resti preistorici alla strada romana, ai palazzi medievali per culminare con la grande fortezza ottocentesca che ha reso celebre il piccolo comune. Il comune di Bar, al contrario di quello di Donnas, è molto piccolo, e conta poco più di un centinaio di abitanti; oggi come un tempo, il borgo gravita attorno al Forte anche dal punto di vista economico: i pochi terreni coltivabili sono tenuti a vigna o a orto, e servono per lo più per l’autoconsumo. Il borgo si è sviluppato seguendo l’andamento della strada romana, spesso sfruttandone gli antichi muri, e ha rappresentato per secoli un punto di passaggio obbligato per i commerci tra la Valle d’Aosta e la pianura piemontese: soltanto nel 1865, con l’apertura dell’odierna strada nazionale, il traffico si è spostato fuori dal concentrico. Anche il borgo, in epoca medievale, doveva essere fortificato: la porta ovest, verso Arnad, si trovava in corrispondenza di Casa Nicole (cfr. oltre), quella est, verso Donnas, in cima al paese. Molti palazzi sono oggi dotati di pannelli illustrativi che ne raccontano l’origine e le peculiarità architettoniche (Casa Challant, Casa Nicole, Casa Valperga…). Una curiosità: la posizione dell’abitato ha costretto gli abitanti, probabilmente sin dalle origini del borgo, a costruire una condotta sotterranea per drenare le acque, la Fouria̠na, che scorre alcuni metri sotto le case e poi nella gola tra il forte e il Borgo.

7: Forte di Bard

📍 Località: Bard
🏰 Caratteristica principale: Complesso militare ottocentesco trasformato in polo museale e culturale

La rupe sulla quale sorge il Forte di Bard (lou Fòr) impone a chi voglia transitare lungo la Bassa Valle un percorso obbligato, costretto dalla Dora da un lato e da impervie pareti rocciose dall’altro. I vantaggi strategici di questa posizione hanno fatto sì che sulla rupe di Bard si abbia notizia di opere di difesa già in epoca altomedievale (con ogni probabilità,

le prime fortificazioni furono precedenti), che nel corso dei secoli si sono strutturate fino a diventare il castello che più resistenza oppose al passaggio delle truppe napoleoniche nel 1800. Una volta vinta la roccaforte, Napoleone ne decretò la distruzione: il forte attuale fu costruito soltanto dopo la Restaurazione, negli anni compresi tra il 1830 e il 1838. Il nuovo forte non fu più assediato, per le mutate alleanze e gli accidenti della Storia, e venne progressivamente dismesso, fino al suo abbandono negli anni Settanta. Anche grazie all’azione di sensibilizzazione svolta dal “Comitato Amici del Forte di Bard”, il Forte è stato acquisito dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta nel 1990, e negli anni successivi, grazie a cospicui finanziamenti Europei, i suoi locali sono stati progressivamente riconvertiti in quello che è diventato, a partire dalla sua prima apertura al pubblico nel 2006, il principale polo museale non solo della Regione Valle d’Aosta, ma dell’intero arco alpino Occidentale. 

8: Sén Djouàn

📍 Località: Donnas
🍇 Caratteristica principale: Antico ospizio medievale e zona viticola caratterizzata dalla coltivazione a pergola (tópia)

Il toponimo San Djoua̠n indica la zona compresa tra la strada romana e la Dora, e ricorda l’antico ospizio fondato nel XII secolo dai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme per offrire vitto e alloggio ai viandanti. Oggi restano i ruderi dell’antica cappella di Saint-Jean-de-la-Pierre, parzialmente distrutta da un’inondazione della Dora. La zona, oggi come un tempo, ospita rigogliosi vigneti coltivati a pergola (tópia). La tecnica della pergola alta è tipica della Bassa Valle e del Canavese (Erlicher 2022: 58): a Donnas la troviamo ancora oggi, perché da un lato il fogliame protegge i grappoli dalle intemperie e dall’eccessivo irradiamento, dall’altro la disposizione delle viti facilita l’areazione, il trattamento e la raccolta dell’uva. Questo tipo di impianto ha anche degli svantaggi, a cominciare dal costo, in termini di tempo e di materiale, della costruzione delle pergole, per continuare con i ridottissimi spazi di meccanizzazione. Un tempo le pergole erano costruite con pali (pa) ricavati da polloni di castagno, conficcati nel terreno a circa due, tre metri l’uno dall’altro; le travi (soumé), lunghe tre o quattro metri, poggiavano sui pali a circa un metro e ottanta da terra, in modo da permettere agevolmente il passaggio sotto la pergola; la struttura era poi consolidata con pertiche (pertse), traversine (berdzounà) e listarelle (sérezire o fileura) (BBCD 2021: 73-75, Cossavella 2012: 110). Sebbene il legno di castagno sia molto resistente alle intemperie, ogni anno è necessario consolidare e riparare le pergole dopo l’inverno.

9: La via delle Gallie

📍 Località: Donnas
🛤️ Caratteristica principale: Tratto ben conservato della strada romana, intagliata nella roccia e chiusa dalla celebre Porta Romana

L’ultimo tratto di percorso, noto in patois come lou Tsémi̠n Viœ̠i (“la via vecchia”), coincide in larga parte con il tracciato della “via delle Gallie”. Questa è stata migliorata durante il periodo augusteo, cui risale il tratto di percorso intagliato nella roccia (Pé̠ra Taya̠), ma con ogni probabilità già prima del periodo imperiale esisteva nella stessa sede una strada

importante, testimoniata dai tratti in cui è ancora visibile un’opera “megalitica poligonale bugnata”, ovvero dei muraglioni di sostegno del piano stradale costruiti con grandi massi grossolanamente squadrati, con protuberanze intagliate, giustapposti senza ausilio di malta o di altri leganti (De Gattis 2008: 92). Il tratto più caratteristico della “via delle Gallie” si trova in prossimità della Chiesa di Sant’Orso, all’estremità occidentale di Donnas: qui è possibile osservare l’intaglio, lungo circa 200 metri e altro 12 (Fazari 2012: 215), che è stato ricavato nella parete che si ergeva a picco sulla Dora, impedendo il passaggio lungo la riva sinistra del fiume. Si distinguono ancora i solchi lasciati dai carri, nei secoli, sul piano stradale; delle strisce scalpellate, perpendicolarmente alla strada, per scongiurare gli scivolamenti sulla pietra liscia; una colonna miliare, riportante l’indicazione della distanza di XXXVI miglia da Aosta; una scaletta intagliata che conduceva alla Dora, che fino a metà Ottocento scorreva appena sotto la strada; soprattutto, in un tratto di parete risparmiato dallo scavo, un arco in pietra alto circa quattro metri e spesso altrettanto, con tre metri di apertura tra i due stipiti. L’arco, nei secoli, ha subito diverse trasformazioni: adibito a porta del borgo in epoca medievale (si distinguono ancora gli incastri per i cardini del portone ligneo, cfr. Charles, Dalle, Nicco 1983: 18-19), nell’Ottocento un primo restauro ha visto l’inserzione, nel vano dell’arco, di una colonna di consolidamento, poi rimossa negli anni Quaranta del Novecento nell’ambito del restauro che ha dato all’arco l’aspetto attuale (Fazari 2012). 

Approfondimento Donnas Doc

“Donnaz” è la prima denominazione di origine controllata (DOC) della Valle d’Aosta. Già nella prima metà del Settecento, J.B. de Tillier scriveva di Donnas che i suoi vini erano molto stimati e che «on a donné à ce petit quartier, à cause de la douceur de son climat, le nom de Provence du duché d’Aôste» (Tillier 1887: 206). Se abbiamo testimonianze documentali della coltivazione della vite a Donnas fin dal Medioevo, la prima metà del XX secolo, con la difficoltà a contrastare le malattie della vite e soprattutto con l’emorragia di uomini causata dalle due guerre mondiali, aveva visto diminuire la superficie coltivata a vigna e, in generale, la qualità del prodotto, che serviva appena per l’autoconsumo. Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1956, un comitato locale ha organizzato a Donnas la prima Sagra dell’uva della regione, e negli anni successivi si è attivato per ottenere il riconoscimento DOC a livello nazionale, che è poi arrivato nel 1971. Il disciplinare per la produzione del Donnas prevede che questo sia composto per almeno l’85% da uve nebbiolo (picoutener), coltivate nel territorio dei comuni di Pont-Saint-Martin, Perloz, Donnas e Bard, al di sotto dei 700 metri di quota. Il Donnas DOC dev’essere invecchiato almeno due anni, di cui almeno dieci mesi in botti di legno. Nel 1985 nasce la DOC Valle d’Aosta / Vallée d’Aoste, la prima denominazione regionale d’Italia, che farà da cappello anche al vino di Donnas. Qui, con il primo riconoscimento del 1971, è stata fondata la cooperativa vinicola Caves Coopératives de Donnaz (anche in questo caso, la prima della regione): negli anni le competenze della cooperativa si sono evolute, e si è arrivati alla lavorazione comune delle uve, svolta dai soci con delle corvées proporzionali al quantitativo di uva conferito.

Bibliografia

Barsimi Sala, Margherita 1995. Bard… dove il passato è presente. Aosta: Tipografia Valdostana.

BBCD 1985 = Donnas e gli storici del passato. 1985. Bollettino della Biblioteca Comunale di Donnas 1. Quart (Aosta): Musumeci.

BBCD 2016 = Dounah. lou patoué, la dzen, lé travai, lé pós. 2016. Bollettino della Biblioteca Comunale di Donnas 13. Donnas: Biblioteca di Donnas.

BBCD 2020 = Lé veugne é lou vén a Dounah. 2020. Bollettino della Biblioteca Comunale di Donnas 14. Donnas: Biblioteca di Donnas.

Charles, Teresa, Ilda Dalle e Roberto Nicco 1983. Donnas. Donnas: Amministrazione comunale di Donnas.

Cossavella, Cesare 2012. Vini, vigneti e vignerons della Valle d’Aosta. Scarmagno: Priuli & Verlucca.

Grilletto, Renato 1978. Bard. La sua storia – il suo forte. Aosta: Musumeci.

Raiteri, Luca, Federica Fontana e Davide Visentin 2021. «Il sito preistorico di Barma Cotze 2 a Donnas». Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali 18: 4.

De Gattis, Gaetano 2008. «Donnas-Bard. Indagini e documentazione archeologica di alcuni tratti della strada romana delle Gallie». Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali 5: 83–93.

Fazari, Maria Cristina 2012. «Il restauro e la tutela dell’arco romano di Donnas nella documentazione d’archivio». Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali 9: 215–24.

Erlicher, Erica 2022. Donnas. I vini della Valle d’Aosta tra signorie alpine e dominio sabaudo. Vittorio Veneto: Kellerman.

Tillier, Jean-Baptiste de 1678-1744. Auteur du texte. 1887. Historique de la vallée d’Aoste / par J.-B. de Tillier,… ; [texte revu et annoté par Sylvain Lucat]. Aosta: Luis Mensio Imprimeur Editeur.

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